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Roma, 3 apr – Incredibile ma vero – e lo dice pure Paolo Mieli: fino all’8 settembre 1943 per gli inglesi era impossibile trovare antifascisti in Italia. A far luce su questa verità a dir poco sconvolgente un saggio dello storico francese Olivier Wieviorka che esce oggi per i tipi di Einaudi: “Storia della Resistenza nell’Europa occidentale 1940-1945“.
L’autore ricorda che al netto della vulgata nazionalistica di una agguerrita resistenza locale contro le truppe germaniche – che serviva a ricostruire un’identità dopo la full immersion di nazismo – per i Paesi europei l’intervento angloamericano è stato fondamentale per la disfatta della Wehrmacht.
C’è di più. Oggi, che certe verità possono essere sdoganate, si può dire che la visione idilliaca degli angloamericani alleati delle resistenze locali per sconfiggere il Terzo Reich non corrisponde ai fatti storici. Infatti Regno Unito e Stati Uniti difendevano innanzitutto se stessi e i propri interessi, non l’Europa. E questo ha comportato dei contrasti con i Paesi aiutati a cacciare l’invasore. Asperità che le singole storie nazionali non hanno messo in evidenza, puntando all’agiografia della Resistenza.
Ebbene, in questo quadro – come spiega Mieli nella sua recensione per il Corriere della Serai partigiani italiani non esistevano, almeno fino all’8 settembre, per stessa ammissione dei servizi britannici. Questo perché l’Italia fascista era alleata del Terzo Reich.

Per gli inglesi era inspiegabile che gli italiani non si ribellassero al regime. Tanto che tentarono di reclutare partigiani tra i ribelli italiani internati nei campi di prigionia in India e in Africa del nord. Ma anche in quel caso senza successo. Insomma alla fine gli inglesi imputarono questi insuccessi all’assenza di un “capo prestigioso” un “de Gaulle italiano” (non dimentichiamoci che l’originale francese minimizzerà l’aiuto angloamericano per glorificare la resistenza nazionale).
L’autore del saggio poi spiega che alla lotta clandestina in Europa non giovarono le posizioni di Regno Unito e Stati Uniti. Il “gretto antigollismo” di Roosevelt “indebolì l’efficacia della Resistenza francese”, così come il “conservatorismo” di Churchill “sfavorì la sua omologa italiana, a cui fu intimato di sottomettersi a un re senza più credito e a un maresciallo in pesante passivo”.
Un saggio da questo punto di vista interessante che fa giustizia di certe semplificazioni demagogiche secondo cui l’Italia già prima dell’8 settembre pullulasse di antifascisti perseguitati, mandati al confino, o addirittura puntualmente sterminati dai tedeschi.
Adolfo Spezzaferro



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