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Roma, 3 apr – Che poi gli americani i film di propaganda li sanno fare e pure bene. Prendi Top Gun. Se sei un maschio bianco eterosessuale non puoi non fomentarti al’idea di pilotare un Tomcat e scarrozzare Kelly McGillis sulla moto. O in tempi più recenti American Sniper, dove sempre se sei in grado di svitare il tappo della marmellata del barattolo che ti passa tua moglie, non puoi non subire il fascino di un’esistenza passata tra un rodeo e un cattivo da ammazzare. Anche se i cattivi magari non sono sempre cattivi, ma poi questo volendo nella cinematografia è un dettaglio, se l’impianto regge e la propaganda non è troppo sfacciata. Non è il caso di Red Sparrow, il film con Jennifer Lawrence (nei cinema italiani in queste settimane) nei panni di una ballerina del Bolshoi che diventa una spia russa.
Attenzione, la recensione contiene spoiler. Insomma la storia è questa. Dominika è una bella e brava ballerina del Bolshoi, il famoso teatro che in cambio le paga l’affitto in una casa della periferia di Mosca dove vive con la madre anziana e malata. Per buona parte del film non riesce a capire se ci troviamo nel passato o in una sorta di futuro sci-fi, dove la capitale della Russia è una città fredda e cadente, a metà tra Orwell e il distretto sfigato di Panem, quello dove abita proprio Jennifer Lawrence in Hunger Games. Scrivendo questa recensione ho poi scoperto che il regista è Francis Lawrence, lo stesso di Hunger Games, e questo spiega un po’ di cose. Invece ci troviamo a sorpresa nel presente, con la nostra ballerina che rimane vittima di un incidente (che si scoprirà poi essere un complotto contro di lei) dove si rompe tibia, perone e qualunque altro osso sotto al ginocchio. Carriera finita e teatro che non le paga più l’affitto. In questa Russia tetra dove non esiste una possibilità di riscatto individuale, a maggior ragione per una giovane donna, arriva in soccorso di Dominika lo zio Vanja (il sosia di Putin da giovane), pedofilo/molestatore ma che guarda caso si ritrova ad essere il vicedirettore dell’Svr, i temutissimi servizi segreti che hanno preso il posto del Kgb.

zio vanja putin red sparrow
Impossibile non notare la somiglianza tra il cattivo del film e il giovane Vladimir Putin

Dunque l’unica speranza di salvezza è servire “lo Stato” (perché dire “partito” sembrava troppo) e il “presidente” (Putin). La zio Vanja però la “incastra” e la spedisce dritta in Siberia (cha manco la palestra di Ivan Drago), ad una scuola per agenti segreti che pare costruita direttamente da Krusciov (i mobili in formica e le tende ingiallite almeno così fanno pensare). Anche la direttrice del corso pare uscita fuori direttamente da una casa del popolo sovietica anni ’50 e, con l’umanità dell’infermiera di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, spiega alle giovani reclute che “la guerra fredda non è mai finita” e che bisogna combattere l’Occidente fiaccato “da omosessualità, multiculturalismo e social network” (quasi testuale). Addestrati a non provare emozioni e avviati alla prostituzione, i giovani sparrow sono pronti così a diventare delle spie invincibili la cui arma migliore è la seduzione.
E così alla bella Jennifer Lawrence viene assegnata una difficile missione: mettersi alle costole di un agente della Cia e scoprire il nome della talpa all’interno dell’Svr con cui è in contatto. E’ qui, nella parte centrale della sceneggiatura, che tutto va a puttane e la propaganda diventa insostenibile. L’assurda ma minuziosa creazione di una Russia orwelliana e del personaggio di Dominika, cede subito di fronte al fascino di Nash, il bell’agente segreto Usa. Lui le assicura protezione, le spiega che la libertà individuale è importante, la democrazia pure, che gli amici “non s’accannano” e che finora dal Bolshoi all’Svr “loro” l’hanno sempre sfruttata. Scopano e tanto basta per innamorarsi, tradire la nazione e imprimere al film una direzione che più banale non si potrebbe.
Nello svolgimento caotico degli eventi è la stessa talpa a rivelarsi alla bella Jennifer Lawrence: è Korchnoi, collega dello zio Vanja e vicedirettore anch’egli dell’Svr. Lui le spiega che siccome alla moglie malata non fu permesso di curarsi a causa della burocrazia sovietica, capì che gli americani erano bravi e decise così non solo di tradire la Russia, ma di mettersi proprio al servizio di Washington diventando un agente sotto copertura. Lui in nome della libertà individuale chiede a lei di consegnarlo e diventare così un’eroina in Russia, in modo da poter continuare a servire la Casa Bianca.
Lei però decide invece di compiere la sua vendetta individuale e incastra l’altro vicedirettore, lo zio Vanja aka Putin il molestatore, facendo credere ai vertici dell’Svr che fosse lui la talpa. Insomma il film merita solo per le scene di nudo con Jennifer Lawrence, per il resto la scena di Rocky 4 con i sovietici che si mettono a tifare per Stallone è più credibile. Propaganda grottesca. Anche se nel centro commerciale della periferia romana dove mi trovavo, tra gli adolescenti dietro che si fomentavano per le scene di sesso e i vecchi che sgranocchiavano manco fossero a un pic nic, non penso che a qualcuno fregasse un cazzo.
Davide Di Stefano



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1 commento

  1. Usi il verbo fomentare in maniera un po’ strana, mi pare.
    Se ti occupi di comunicazione e cultura, credo dovresti proporre la formazione di una biblioteca di base per il militante, e pubblicare una collana che rimetta in circolazione libri spariti dalla circolazione. Potresti far tradurre “Idealismo pratico” del conte Coudenhove-Kalergi, per esempio. Credo sarebbe una cosa che farebbe rumore.
    Ogni battaglia è, prima di tutto, culturale.
    Vale.
    Mu
    PS Carina la foto. : )

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