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Roma, 29 giu – Il 29 giugno tutti gli uffici e molte attività commerciali di Roma si fermano per la festa patronale dell’Urbe. Nello specifico i patroni di Roma sono due: San Pietro e San Paolo. Questa “gemellarità” nel patronato della Città Eterna non è ovviamente casuale, come d’altronde non lo è il giorno in cui si celebra. La data del 29 giugno come festa romana affonda le sue radici ai tempi di Augusto, quando il primo imperatore spostò la festa dei Quirinalia proprio in questa data. Anticamente i Quirinalia, le festività dedicate al dio Quirino, patrono della terza funzione romana in quanto divinità delle assemblee cittadine dell’Urbe (una possibile etimologia del nome viene proprio da coviria, insieme di uomini, da cui poi “curia”), del raccolto, dell’approvvigionamento e in generale delle attività pacifiche degli uomini romani, cadevano il 17 febbraio, giorno in cui si celebrava la torrefazione del farro, alimento principe della società arcaica romana. Augusto spostò la festa al 29 giugno, nel periodo della mietitura del grano che nel frattempo aveva superato il farro nelle tavole romane. Questa data specifica fu scelta in quanto il 29 giugno era il giorno della dedica al dio del tempio costruito nel 293 a.C. da Lucio Papirio Cursore e poi fatto restaurare nel 16 a.C. proprio dal primo imperatore romano.

Bisogna poi notare un altro aspetto del dio Quirino: secondo la tradizione romana Romolo, il fondatore e primo re di Roma, alla sua morte fu divinizzato e associato proprio a Quirino. Soprattutto sotto Augusto, rinnovatore del culto statale ma molto attento alle tradizioni arcaiche, questa associazione riprese forza e importanza. Non è dunque un caso che il cristianesimo abbia scelto una data dedicata insieme al dio della cittadinanza romana e al dio associato al mitico fondatore della Città Eterna, come giorno dedicato tanto ai patroni di Roma quanto ai fondatori della Chiesa che proprio in Roma ha avuto il suo centro. E, come dicevamo, non è un caso che i patroni di Roma siano due, come a “ricordare” la gemellarità di Romolo e Remo, inscindibili nel culto di Roma e della sua fondazione. Tra l’altro la gemellarità ha una particolare importanza in tutte le civiltà che si fondano sull’archetipo guerriero indoario, esprimendo la consapevolezza della doppia natura dell’uomo, terrestre e divina insieme, presente macro-cosmicamente nelle due porte solstiziali, appunto la porta dei padri e la porta degli Dei. Basti pensare a Sparta che aveva come divinità protettrici della città i Dioscuri – il cui culto era importantissimo anche a Roma – o ai due tedofori Cautes e Cautopates del culto mitraico, o ancora alle tribù germaniche che, come ci racconta Tacito, avevano come progenitore il mitico Mannus, padre dei tre eponimi delle prime tribù nordiche e figlio del dio Tuisto, il cui nome deriva dalla radice *tvis– che vuol dire appunto “doppio” in quanto essere “aureo” delle origini primordiali in cui le due nature sono in realtà un tutt’uno indissolubile.

Sempre Tacito ci racconta poi dell’importanza del culto dei gemelli Alcis, sorta di Dioscuri germanici, i cui riti si celebravano in un bosco sacro. Impossibile poi non notare che questa “gemellarità” e culto del “doppio” si sia protratta durante il cristianesimo, oltre che nel culto di San Pietro e Paolo come patroni di Roma e della Chiesa Universale, nel simbolismo dei Cavalieri Templari, che non a caso avevano come simbolo un cavallo montato da due cavalieri e la cui immagine ricorda in modo impressionante una vecchia incisione su una moneta germanica trovata a Pliezhausen nel Wurthenberg, che mostra un guerriero vichingo a cavallo col suo “doppio sottile”, forse proprio la sua valchiria. E non è forse un caso che la runa associata alle Valchirie e in generale al “doppio sottile” dei popoli germanici sia Algiz, il cui nome foneticamente ricorda proprio quello degli Alcis.

Chiudiamo con il notare come la data del 29 giugno sia divenuta tristemente popolare a causa del nome della cooperativa maggiormente coinvolta con Mafia Capitale, appunto la “Ventinove giugno”. Uno strano caso di “inversione satanica” del significato della festa originale, dato che lo scopo dei promotori dell’associazione sembrerebbe essere stato quello di appropriarsi dei soldi pubblici, quindi dei beni dell’insieme del popolo romano (coviria) sfruttando l’ingresso di orde di stranieri in modo da dissolvere la coesione, sociale economica e identitaria, della comunità cittadina. E nazionale.

Carlomanno Adinolfi

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