Sydney, 29 giu – È uno degli uomini forti di papa Bergoglio, lo hanno incriminato per “gravi reati sessuali”. Insomma, pedofilia. Il cardinale George Pell, prefetto degli Affari economici della Santa Sede, cioè il superministro delle finanze vaticane, è accusato di stupro. Bufera in Vaticano. La notizia era già stata anticipata nei giorni scorsi da alcuni giornali ma questa mattina è diventata ufficiale. Le accuse si riferiscono agli anni tra il 1976 e il 2001, quando Pell era prima sacerdote nella sua città natale di Ballarat e poi vescovo a Sydney.

George Pell, oggi 76 anni, non è mai stato coinvolto prima d’ora in un’inchiesta per abusi. E proprio per questa sua condotta che a tutti sembrava esemplare venne scelto da Bergoglio nel 2013 come uno degli otto cardinali consiglieri per modernizzare la chiesa cattolica e l’anno seguente come ministro delle finanze della Santa Sede affinché le rendesse più trasparenti.

Dal canto suo, stando a quanto hanno riferito la tv locali australiane, Pell rigetta ogni accusa e sostiene sia tutta un’invenzione. Ma la tv ha anche intervistato le vittime del cardinale: due quarantenni, Lyndon Monument e Damian Dignan, che hanno spiegato come quando erano ragazzini l’allora parroco li aveva molestati negli spogliatoi di una palestra della loro parrocchia e poi stuprati in piscina. Ci sarebbe poi un terzo accusatore che dice di averlo visto nudo in mezzo ad alcuni ragazzi. Altri abusi risalirebbero invece agli anni in cui Pell fu arcivescovo a Melbourne, tra il 1996 e il 2001. A dare man forte alla versione del cardinale c’è un prete che all’epoca seguiva i ragazzi e ha affermato che in qualità di vescovo per Pell era praticamente impossibile rimanere solo con i due.

Le autorità e gli inquirenti australiani faranno luce su quanto avvenuto, e Pell dovrà tornare a Sydney per il processo. Ma quel che resta da vedere è se colui che tiene le redini delle finanze vaticane si dimetterà o autosospenderà finché non verrà fatta chiarezza.

Su Bergoglio, quindi, si è abbattuta un’altra tegola, proprio all’indomani della riduzione a stato laicale di un altro sacerdote, quel don Mauro Inzoli responsabile per trent’anni della Gioventù Studentesca ciellina, ex responsabile della Compagnia delle Opere di Cremona e Crema e tra i fondatori del Banco Alimentare. È stato condannato nel 2014, anche lui per pedofilia, a 4 anni e 9 mesi dal Tribunale di Cremona, con il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori. Questo non gli impedì di partecipare nelle prime file a un convegno sulla famiglia tradizionale l’anno seguente.

Tornando a Pell ora si vedrà quali saranno, e se ci saranno, le decisioni del Papa nei confronti del suo tesoriere. Per ora pare gli abbia concesso un periodo di congedo per poter preparare la sua difesa al processo. Anche perché il 18 luglio dovrà comparire in tribunale. Il cardinale era già stato interrogato in ottobre dalla polizia australiana a Roma. Lo stesso Pell, che da quando è cominciata l’indagine è stato interrogato già tre volte, ha ammesso alla commissione d’inchiesta di aver “fallito” coi preti pedofili, che sono una vera “catastrofe” per la chiesa. Alla luce dell’inchiesta che lo sta coinvolgendo, però, qualora Pell venisse condannato, viene da chiedersi se anche il Papa non abbia fallito.

Anna Pedri

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