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Roma, 18 ago – Da pilota del Reich a regina del porno: ecco la storia di Beate Uhse (1919-2001). Nacque a Wargenau nella Prussia orientale (oggi Zelenogradsk, Russia), l’ultima di tre figli dell’agricoltore Otto Köstlin e di Margarete Köstlin-Räntsch, una delle prime cinque donne tedesche a laurearsi in medicina e a svolgere la professione di medico dal 1908.



Beate Uhse, l’infanzia e l’istruzione della futura pilota del Reich e regina del porno

Quando aveva otto anni, suo fratello maggiore le raccontò il mito di Icaro, e Beate rimase tanto affascinata dalla storia e dall’idea di volare, da cercare di replicarne il volo grazie a un paio di ali fatte in casa con colla e piume di pollo e saltando dal poggiolo di casa, con ovvi catastrofici risultati! I genitori, persone decisamente di aperte vedute per il periodo, incoraggiarono la loro esuberante figlia a perseguire i suoi interessi, iscrivendola inoltre a due collegi tedeschi rinomati per i loro avanzati metodi educativi, la scuola olistica Schule am Meer nelle isole frisoni del Mare del Nord e la Odenwaldschule nelle montagne dell’Odenwald, e istruendo tutti i loro figli nell’educazione sessuale, senza alcun tabù.

A 18 ottenne la licenza di pilota

Dopo aver primeggiato nel lancio del giavellotto, aver viaggiato in Inghilterra e conseguito un diploma in economia domestica, a 17 anni Beate entrò nell’Aero-Club tedesco grazie all’incontro con un docente, il dottor Sachsenberg, e nell’ottobre del 1937 ottenne a 18 anni la licenza di pilota, diplomandosi pilota acrobatico nel 1938 e vincendo numerosi premi, lavorando anche come pilota collaudatrice e come controfigura in delle pellicole d’argomento aeronautico per la compagnia cinematografica Ufa. Si sposò con il pilota della Luftwaffe Hans-Jürgen Uhse, che accettò la ferma condizione di Beate: “Non rinuncerò mai a volare per nessun uomo”.

Pilota della Luftwaffe e vedova a 24 anni con un figlio di un anno

Durante la guerra entrò nella Luftwaffe come pilota addetta al trasferimento degli aerei, pilotando Junkers Ju 87 Stuka, Messerschmitt Bf 109 e 110, Focke-Wulf Fw 190 e alla fine della guerra anche il Messerschmitt Me 262. Nell’ottobre del 1944 fu promossa al grado di Hauptmann (capitano) e fu assegnata all’Überführungsgeschwader 1 (Stormo trasferimento aerei 1) di base a Berlino-Staaken. Nel 1945, suo marito Hans-Jürgen morì in un incidente di decollo, lasciando Beate una vedova di 24 anni con un figlio di un anno. Nell’aprile 1945, quando Berlino fu circondata dalle forze sovietiche, il suo reparto cercò di volare verso ovest, e Uhse, separata dall’unità, riuscì a riparare a Leck nella Frisia Settentrionale con un Siebel Fh 104 assieme al figlio e alla sua tata.

Nel dopoguerra la vendita porta a porta e il libretto di igiene sessuale

Nei primi, durissimi anni del dopoguerra, con l’aviazione ormai un sogno interrotto, Beate ripiegò nella vendita porta a porta, entrando in contatto con decine di donne costrette a ricorrere all’aborto clandestino perché rimaste incinte dai loro mariti. Spesso soldati ritornati dalla lunga prigionia sovietica e alleata, e senza prospettive di poter allevare eventuali figli vista la mancanza di lavoro, cibo e alloggi dignitosi tra le macerie della “Germania anno zero”. Ricordando le lezioni di educazione sessuale della madre, morta nell’estate del 1945, Beate scrisse un libretto di igiene sessuale illustrante il metodo Ogino-Knaus, iniziando a distribuirlo via posta, e vendendone al 1947 ben 32.000 copie!

L’opuscolo di igiene sessuale “Libretto X”

Nel 1962 aprì il primo sexy shop al mondo

Beate Uhse iniziò quindi una vera e propria attività commerciale per posta vendendo preservativi e libri sull’intimità di coppia, risposandosi con il commerciante Ernst-Walter Rotermund dal quale avrà un altro figlio, Ulrich, e aprendo nel 1962 il primo negozio di articoli per il “sesso matrimoniale”, considerato in realtà il primo sexy shop al mondo.

La catena di negozi “Beate Uhse”, quotata in Borsa dal 1999

Da lì, vincendo pregiudizi e denunce per “reati contro la pubblica moralità” (ben 2.000 per il suo solo primo negozio!), nacque la sua fortunata catena di sexy shop “Beate Uhse” attiva ancora oggi, quotata in Borsa dal 1999 e al suo apice, nel 2004, attiva in 60 nazioni e con 1.500 dipendenti, e con un fatturato annuo di 280 milioni di euro. Dal 2007 la compagnia ha subito forti ridimensionamenti, sino al fallimento della capogruppo – ma non della società operative e dei negozi – nel 2017. Nel 1996 ha aperto a Berlino il Museo Erotico Beate Uhse per i 50 anni di attività.

Morì a Zurigo nel 2001, multimilionaria e insignita della Croce al merito civile della Repubblica Federale Tedesca per il suo ruolo nella liberazione sessuale.

Andrea Lombardi

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1 commento

  1. Quando drammatiche vicende modificano il corso della tua esistenza e finisci con le pezze al culo ma in un modo o nel altro vuoi e riesci a saltarne fuori. Qualche “santo” l’ ha incontrato ma non in (e da) paradiso…

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