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Roma, 5 set – Mentre si va definendo la conclusione di una delle crisi di governo più grottesche della storia repubblicana, l’Italia si appresta a festeggiare il centenario dell’impresa fiumana. O meglio, a non festeggiarlo. Sì perché l’avventura di D’Annunzio e dei suoi Legionari non può che mettere in imbarazzo l’Italia di oggi, troppo presa da inciuci e macchinazioni da bassa politica. E così, di fronte al grigiore delle manovre di Palazzo, si staglia invece il laboratorio rivoluzionario di Fiume, la «città di vita». È per questo motivo che la copertina del Primato Nazionale lancia una provocazione: D’Annunzio premier. Perché la politica e l’Italia meritano qualcosa di meglio dell’assurdo spettacolo a cui stiamo assistendo.



Lo spirito di Fiume

Il nuovo numero del Primato ha quindi dedicato un ampio focus all’impresa fiumana, analizzandone tutti i risvolti. Dalle avanzate proposte sociali contenute nella Carta del Lavoro ai fermenti artistici d’avanguardia, dall’epifania guerriera dei Legionari e dalla nuova liturgia fondata dal «vate-sciamano» D’Annunzio, fino all’atmosfera dionisiaca e orgiastica che caratterizzò la «città olocausta». E così, tra testi inediti e analisi a tutto campo, Fiume viene restituita ai lettori in tutti i suoi reali contorni: che non furono quelli di un Sessantotto ante litteram – come hanno postulato alcuni esegeti di sinistra tutt’altro che disinteressati – ma quelli di una «festa sacra della rivoluzione». Una grandiosa sintesi di destra e sinistra avvenuta in un clima tragico e scanzonato al contempo, in cui si andò formando una nuova religione della patria e del lavoro.

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Il Primato intervista Sgarbi e la Maglie

Oltre al focus, anche questo numero del Primato Nazionale è ovviamente ricco di rubriche e approfondimenti. Oltre alla consueta firma di nomi di punta della cultura sovranista come Alessandro Meluzzi e Diego Fusaro, sono da segnalare, in particolare, numerosi contributi sulla crisi di governo, nonché due interviste a degli ospiti d’eccezione: Vittorio Sgarbi e Maria Giovanna Maglie. Senza contare un’inchiesta al vetriolo di Francesca Totolo su «tutti gli sciuscià di Parigi», ossia quei politici italiani che – in maniera a dir poco sospetta – si sono resi benemeriti alla Repubblica francese (e Sandro Gozi non è l’unico). Degno di menzione, infine, un bel fumetto di Ferrogallico dedicato ad Alessandro Pavolini, l’ultimo «poeta armato» della storia d’Italia.

Elena Sempione

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4 Commenti

  1. Considerando che siamo una nazione tra le più addebitate al mondo, celebrare D’Annunzio mi pare coerente… A parte gli scherzi, auguri al Primato, rivista bella e coraggiosa (che mi trova d’accordo su tutto a parte le questioni economiche).

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