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Roma, 24 apr- “Vi hanno detto che sono un avversario da uccidere, ma voi ignorate che il mio sogno era Patria, pane e giustizia per tutti gli spagnoli, specie per i miseri e i diseredati. Credetemi! Quando si sta per morire non si può mentire”. Queste sono le parole di un Uomo rivolte al plotone di esecuzione che di lì a poco lo avrebbe giustiziato per le sue idee. Quest’uomo si chiamava José Antonio Primo de Rivera, nato proprio il 24 di aprile del 1903 a Madrid.

Sangue di Enea Ritter

Descritto da Mussolini come “uno degli spiriti più belli mai incontrati”, è stato il fondatore della Falange Spagnola, creata a Madrid nell’ottobre del 1933, scudo e spada del popolo spagnolo che, unitamente agli altri popoli, si distingue nell’universale secondo un proprio destino peculiare con lo stato che diventa il fautore di tale destino.

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Avvertito da Azaña, presidente della Repubblica Spagnola e membro della sinistra, dell’imminente arresto e invitato a lasciare la Spagna, declinò l’offerta sostenendo che la madre non stesse bene. Azaña gli fece presente che la donna era morta anni prima e Primo de Rivera rispose che sua madre era la Spagna e che non poteva abbandonarla.

Questo amore disperato per la Patria sarà la causa della sua morte, avvenuta nel carcere di Alicante per fucilazione in seguito ad un processo farsa. Un processo alle idee. Fu lui a scrivere l’inno della Falange “Cara al sol”, faccia al sole. Fedele all’idea fino all’ultimo, occorre dire, poiché venne ucciso dai colpi di fucile tenendo lo sguardo alto e rivolto al sole.

Giacomo Bianchini

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