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Roma, 19 dic – “Dieci mesi di reclusione per Virginia Raggi“, è la richiesta del pg al processo d’Appello per l’inchiesta sulle nomine al Campidoglio. Per il sindaco di Roma l’accusa è di falso ideologico per la nomina (poi ritirata) di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele, a capo del dipartimento turismo del Comune di Roma. In primo grado la Raggi fu assolta “perché il fatto non costituisce reato”. Oggi la sentenza, mentre il M5S si spacca sulle sorti della “sindaca” in caso di condanna.



La procura chiede dieci mesi di reclusione per la Raggi

La procura ha fatto ricorso in secondo grado e ora il procuratore generale Emma D’Ortona chiede una condanna a dieci mesi per la “sindaca”. Come è noto, la Raggi dal canto suo ha precisato che anche in caso di condanna “andrà avanti a testa alta”. Questo significa che non ritirerà la sua ricandidatura al Campidoglio. Tuttavia il Movimento 5 Stelle, in caso di sentenza di condanna per la Raggi al processo di oggi, potrebbe toglierle il simbolo e scegliere un altro candidato per la Capitale.

Nel M5S Crimi non si sbilancia, Grillo e Dibba con la “sindaca”

Dal canto suo, il reggente M5S Vito Crimi, non si sbilancia: “Vediamo com’è la sentenza. Vediamo cosa succede domani (oggi, ndr), non anticipo mai le cose che vengono decise dopo”. Al contrario Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione Lazio, va all’attacco: “Dimissioni Raggi in caso di condanna? Dico che esiste un codice etico e che le regole si applicano erga omnes, non si interpretano per gli amici“. Dalla sua la Raggi ha comunque il fondatore e garante del M5S Beppe Grillo, che la elogia sul suo blog. Idem Alessandro Di Battista, che si spertica in complimenti per la riapertura del Mausoleo di Augusto. Nessun riferimento ovviamente al processo di oggi e alla sentenza per la Raggi. Ma in caso di condanna la questione potrebbe complicarsi, anche in funzione di un eventuale patto – più o meno segreto – con il Pd per le candidature.

Le indagini e l’accusa di falso ideologico

Queste le indagini. La procura aveva trovato sul telefono di Raffaele Marra (poi arrestato per corruzione del dicembre 2016) chat che sembravano smentire la versione data dalla Raggi. La grillina infatti si sarebbe lamentata con il capo del personale di non essere stata informata della promozione e del conseguente aumento di stipendio da 20mila euro per il fratello. La procura pertanto aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per falso.

La versione della Raggi

Dal canto suo la Raggi, pochi giorni fa, in corte d’Appello, ha ripetuto che “non aveva capito, non sapeva” che Marra stesse brigando in favore del fratello. Il giudice di primo grado l’aveva assolta nella convinzione che lei non sapesse di commettere un falso perché non sapeva quanto il suo capo del Personale avesse invece tramato per far avere la promozione al fratello. Scenario che invece non ha convinto il pg del processo d’Appello.

Adolfo Spezzaferro



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3 Commenti

  1. L’ hanno assolta e lei attende il suono delle fanfare, il popolo in festa, ecc.ecc. Gatta morta, pure un po’ megalomane.

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