Roma, 23 dic – Vladimir Putin ha apertamente invitato l’Italia a recitare un ruolo nelle relazioni tra Russia e Nato, dopo il trattato di pace offerto agli occidentali qualche giorno fa. Le dichiarazioni pubblicate sull’Ansa di oggi sono nel merito piuttosto esplicite.

Putin, invito all’Italia. Ma siamo nella fase peggiore della nostra storia

Così Vladimir Putin nel corso della sua conferenza annuale, riportata anche dall’agenzia russa Tass: “L’Italia potrebbe avere un ruolo nella normalizzazione delle relazioni tra Russia e Ue e anche sulla linea delle trattative che sono in programma ora tra la Russia e la Nato”. Aggiungendo poi: “Noi col signor Draghi abbiamo più volte parlato al telefono. Siamo in contatto in un’atmosfera cordiale e costruttiva, su una serie di questioni che riguardano l’Italia nel campo dello sviluppo dei nostri legami economici e certamente in questo senso mi riferisco a un livello e a un atteggiamento così benevolo delle nostre relazioni”.

Il momento però non è dei più favorevoli. Il ministero degli Esteri italiano è in mano a Luigi Di Maio, e già questo basterebbe a dire tutto.  Ma è tutto il contesto italiano ad essere enormemente decadente, anzitutto nella qualità di una classe dirigente addormentata e asservita, ben lontana dal curare gli interessi nazionali. Una classe dirigente che negli ultimi 12 anni è stata capace di buttare letteralmente “al mare” il poco di influenza che rimaneva al nostro Paese nel Mediterraneo. E che per il futuro non promette nulla di buono.

La storia: perché se fossimo in mano ad altre classi dirigenti sarebbe stato possibile

L’Italia, pur decadente e mortificata dalla disfatta militare del 1945, ha in passato espresso più volte delle potenzialità notevoli nelle relazioni Est-Ovest. Lo ha fatto soprattutto durante la guerra fredda, in particolare negli durante il corso del neo-atlantismo, dunque negli anni Cinquanta, quando figure come Amintore Fanfani furono molto importanti nelle relazioni, da membri Nato, con l’allora Unione Sovietica. Stesso dicasi per Enrico Mattei, che giunse a trattare con i sovietici tramite l’Eni e ad assumere una notevole influenza, soprattutto grazie alla concessione di competenze tecniche che ai russi risultarono utili anche per sfruttare il proprio patrimonio petrolifero.

Ma perfino l’Italia sempre più decadente di qualche decennio fa, ormai strozzata dall’ingresso nell’Ue, con gli accordi di Pratica di Mare del maggio 2002 aveva dimostrato di poter recitare un ruolo importantissimo nel rapporto tra le due potenze. Tutto ciò per dire che sì, in teoria sarebbe possibile. Ma nella pratica – non di mare – purtroppo è pura fantapolitica.

Stelio Fergola

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta