Roma, 25 ago – QI (Quoziente Intellettivo) troppo alto per gareggiare. Quindi, escluso dagli europei paralimpici. La storia incredibile di Luca, riportata su Open, è quanto di più strambo – per non dire altro – si possa apprendere dal mondo sportivo.

QI troppo alto, non può gareggiare

Il regolamento ha validità internazionale. E dice, sostanzialmente, che possono partecipare a gare fuori dal territorio nazionale solo gli atleti paralimpici con un QI non più alto di 75. Insomma, se non sei troppo intelligente puoi, altrimenti “ti attacchi”, come si dice in gergo. E “si attacca” Luca Venturelli, 18 anni, riminese, affetto da un disturbo autistico ed emergente atleta paralimpico. Qualificatosi agli Europei dello scorso giugno, però, non ha potuto prendervi parte. Perché? Non è abbastanza scemo, o è troppo intelligente (perdonateci la crudezza). Il ragazzo si è sfogato parlando alla stampa: “Venirne a conoscenza così, all’improvviso, è stato devastante”. Anche perché Luca si era qualificato con tempi di tutto rispetto: 2:01 e di 4:11, negli 800 e nei 1500 metri. E sognava già le paralimpiadi di Parigi 2024. Ma non si può. Perché, come ricorda polemicamente la madre, Cristiana Delmonte, “gli atleti con QI superiore a 75 sono esclusi dalle competizioni che si svolgono fuori dall’Italia. Per la categoria delle disabilità relazionali, che è stata introdotta di recente, è stato preso il QI come unità di misura, anche se nell’autismo è spesso un indice alto che non va a braccetto con le componenti adattive della persona”. Luca ha un QI di 97, quindi troppo alto.

La protesta dei genitori

I genitori non sono stati a guardare ma hanno chiesto spiegazioni al presidente della Fispes (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali), Sandrino Porru, che sostanzialmente se ne è lavato le mani. Per la signora, “tutta la Fispes si è schierata dalla parte di mio figlio e proveranno a fare di tutto per sottoporre il suo caso al Comitato nazionale paralimpico, che poi potrà affrontarlo a livello internazionale”. Che poi la questione sarebbe facilmente risolvibile, come dice anche il ragazzo, introducendo “una categoria a parte per tutti gli atleti paralimpici come me, che hanno un QI superiore a 75”. E la madre sulla stessa linea: “Lo spettro autistico presenta tante variabili e una soluzione al problema potrebbe essere proprio una classificazione a parte”. Il ragazzo, successivamente all’esclusione, si è sfogato su Instagram: “Il mio percorso nell’atletica paralimpica è stato fermato e non potrò partecipare ai prossimi campionati europei a causa del mio QI superiore a 75. Molto spesso le persone autistiche hanno QI molto alti, ma questo non significa che non abbiano difficoltà in molti ambiti: sociali, verbali, sensoriali e nelle autonomie. Il QI intellettivo non ci rappresenta”.

Stelio Fergola

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