Rovereto, 25 ago – Non trova pace la memoria di Sergio Ramelli, 19enne brutalmente massacrato sotto casa a colpi di chiave inglese nel 1975 da un commando comunista nella periferia di Milano. Da alcuni giorni, infatti sono comparsi a Rovereto alcuni oltraggiosi manifesti – targati Sinistra Italiana e Rinascita Rovereto – recanti la scritta “nessuna strada intitolata al neofascista Ramelli”, in polemica con la mozione che Fratelli d’Italia ha avuto la sensibilità e il buonsenso di presentare in consiglio comunale due anni fa, per ricordare quell’odioso episodio di violenza e prevaricazione.

Sergio Ramelli, oltraggio alla memoria: quei vergognosi manifesti targati Sinistra Italiana

Ma a quanto pare l’idea di ricordare un ragazzo brutalmente assassinato da un gruppo di militanti dell’estrema sinistra extraparlamentare, legati ad Avanguardia operaia, per aver esternato in un tema scolastico idee di destra, non è per nulla accettabile per gli esponenti di Sinistra Italiana e Rinascita Rovereto che non hanno perso tempo nel liquidare con il termine “neofascista” la travagliata vicenda di Sergio e dei suoi genitori. Questi ultimi costretti a vivere, oltre la straziante perdita del figlio, anche gli attacchi, le minacce e le ingiurie di giornali e compagni dell’epoca che, addirittura, arrivarono ad accogliere in Consiglio Comunale a Milano la notizia della morte del 19enne con un lungo applauso e una sorta di macabra standing ovation.

Le vergognose dichiarazioni 

I discutibili manifesti sono stati accompagnati, oltretutto, dalle dichiarazioni degli esponenti della sinistra roveretana. Renata Attolini per Sinistra Italiana ha esternato alcune motivazioni a dir poco imbarazzanti, millantando la necessità di non paragonare gli omicidi avvenuti durante gli anni di piombo visto che “hanno visto perdite da entrambi gli schieramenti“, come se si trattasse di una partita di calcio, mentre Rinascita Rovereto dal canto suo si è affidata ad un comunicato anonimo per non dare un volto alle esternazioni che chiedono di “contestualizzare l’evento“.

Quella della contestualizzazione d’altro canto è una pratica ben nota alla sinistra e viene sfoderata ormai da decenni, soprattutto per avallare le inaccettabili tesi riduzioniste e negazioniste nei confronti della tragedia delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmata. E all’occorrenza, come in questo caso, anche per oltraggiare la memoria di un giovane di 19 anni assassinato a colpi di chiave inglese, con l’unica colpa di amare il Tricolore.

Cosimo Ferrai

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2 Commenti

  1. Contestualizziamo, contestualizziamo…. il rapporto era 1:10.000. Quindi tutte le vittime loro se le sono proprio cercate. Se proprio cercano dati per sputtanarsi se non peggio, li trovano. Ciò non toglie che qualche maiale di troppo vi fosse anche a dx. Non certo Sergio, quasi solo come un cane.

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