Il Primato Nazionale mensile in edicola

celine2Roma, 28 lug – Irritante, scontroso, sfuggente, litigioso, sporco, polemico, adorabile Céline. Uno, nessuno e centomila. Centomila come i suoi nemici: gli ebrei, i comunisti, i negri, gli scrittori, i giornalisti, gli antifascisti, la televisione, gli americani, i cinesi, più o meno tutti i suoi contemporanei, se stesso… Questi e altri infiniti mondi sono racchiusi in quel prezioso scrigno dei segreti che ogni buon céliniano deve possedere nella sua libreria, ovvero Louis-Ferdinand Céline. Saggi, interviste, ricordi e lettere (a cura di Andrea Lombardi e Gilberto Tura, Edito nella collana OFF TOPIC di ITALIA Storica, Genova 2016). Un testo che pubblica numerose testimonianze, saggi, lettere e interviste inedite in italiano, assieme ad altri articoli e interventi editi degni di nota ma difficilmente reperibili.



Tra le testimonianze, quelle di Georges Geoffroy, compagno di scorribande di un giovane Louis Destouches a Londra nel 1915, dell’artista e bohémien Eric Mahé, l’esclusiva intervista di David Alliot alla figlia di Céline Colette Destouches Turpin, dell’amica di famiglia Eliane Bonabel, dell’amico-nemico Gen Paul, di Robert Debré e Sylvain Malouvier rievocanti il Céline medico negli anni ’30, dell’incontro in Russia nel 1935 con l’antifascista Lucie Mazauric, dell’amante Erika Irrgang, di Frédéric Empeytaz, prefetto della “rossa” banlieue di Clichy, di Karl Epting e Gerhard Heller dell’Istituto di cultura tedesco nella Parigi dell’Occupazione, del colonnello SS Hermann Bickler, di Robert Brasillach, dell’affascinante libertina Maud de Belleroche, del giornalista Ole Vinding nell’esilio danese, di Pierre Duverger a Meudon… E ancora, i commenti e i giudizi su Céline usciti dalla penna di Cesare Cases, Emilio Tadini e Alberto Arbasino, Ezra Pound, Drieu la Rochelle, Adrien Arcand e Benito Mussolini, Kurt Vonnegut, Henri Guillemin, Paul Lévy, Nicole Debrie, Henry Miller, Saul Bellow, Will Self, António Lobo Antunes, William S. Burroughs, Charles Bukowski e Gilles Deleuze.

Black Brain

Un testo da citare fra le innumerevoli chicche del libro? Il racconto del funerale di Céline fatto da un altro reprobo della letteratura francese, Lucien Rebatet. C’è Céline che si stende e dice: “Sto per morire”. Al che la moglie Lucette non si scompone: “Lo dici sempre”. Venti minuti dopo era morto. Le esequie furono organizzate in gran segreto, presenti non più di una trentina di amici. Racconta Rebatet: “Lucette avrebbe voluto una messa (Céline se ne fregava, avrebbe voluto la fossa comune), ma il curato di Bas-Meudon si era rifiutato. Aveva rifiutato persino di inviare una religiosa per l’ultima vestizione. Siamo andati allora direttamente al cimitero di Vieux-Meudon. Proprio in quell’istante, si è messa a cadere una pioggerella sottile, come per un’illustrazione di Morte a credito. Fu veramente stupefacente, ed eravamo appena usciti dal cimitero che il sole riapparve su questa banlieue eteroclita. Tutti noi avevamo giudicato come se fosse perfettamente nell’ordine delle cose di questi tempi che il più grande scrittore francese d’oggi fosse seppellito così, clandestinamente, da un pugno di amici, molto più miseramente che una lavascale”.

Adriano Scianca

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

Commenta