Roma, 19 ott – Niente voto anticipato e quindi niente Draghi al Quirinale: ora Letta, vincitore delle amministrative, guarda all’Ulivo 2.0 e lavorerà alla legge elettorale proporzionale per accaparrarsi i centristi. E’ questo il dato politico che emerge dal risultato dei ballottaggi. Lega e FdI, pesantemente sconfitti e principali responsabili dell’astensionismo record, non ci pensano proprio ad andare a votare prima del tempo. Il Pd potrebbe ma non lo fa, pur sapendo che i suoi elettori a votare ci vanno eccome. Questo perché le grandi città – dove i dem hanno trionfato nelle zone Ztl e l’astensionismo ha trionfato nelle periferie – non rappresentano il Paese. Le politiche non sono le amministrative: in provincia potrebbe avere la meglio il centrodestra. Quindi ora per il segretario dem, che batte cassa dopo il successo elettorale, i nodi principali sono due. Primo, su quale nome convergere come successore di Mattarella, visto che Draghi deve restare presidente del Consiglio fino alla fine. Secondo, fare una nuova legge elettorale per premiare i centristi che vanno a bilanciare un M5S ai minimi termini nel nuovo Ulivo lettiano.



Centrodestra senza una linea e un leader condivisi

All’indomani del voto, nel centrodestra Salvini e Meloni puntano il dito contro l’astensione record che li ha penalizzati. Ma i candidati della società civile improponibili, da un lato, e il fatto che la Lega sia al governo e FdI all’opposizione, dall’altro, in verità sono tra le prime cause dell’astensionismo. Pertanto il centrodestra deve prima tornare a tutti gli effetti coalizione – e non sarà facile, visto che Salvini il governo non lo molla né tantomeno Forza Italia. Poi deve avere una linea e un leader: la guida a due non premia, né Salvini né la Meloni, si è appena visto. Altro problema non di poco conto, per Lega e FdI, è che Forza Italia, nella maggioranza che sostiene Draghi è schierata con il centrosinistra praticamente su quasi tutto. Mentre il problema per Berlusconi e Tajani è che tra i forzisti non sono pochi quelli che potrebbero confluire nei centristi dell’Ulivo 2.0.

Letta vuole imporre il nome per il Quirinale (che non sarà Draghi)

Tutto questo per dire che di voto anticipato non se ne parla. La prossima partita dunque è quella per il Quirinale. Letta annuncia che vuole individuare un candidato che possa essere sostenuto dalla più ampia maggioranza possibile. A sentire Cacciari, potrebbe essere una donna, magari l’attuale ministro della Giustizia Marta Cartabia. In tal senso appare più che remota la possibilità che il patto dei due Matteo possa andare a buon fine. Sì, è vero: i voti di Italia viva sono l’ago della bilancia e se uniti a quelli del centrodestra permetterebbero all’ultimo giro di eleggere un candidato alla faccia del Pd. Ma allo stato attuale, in vista del grande centro, non si può dare per scontato che tutta Forza Italia in Aula resti compatta con il centrodestra. Anzi.

In ogni caso, per vincere l’Ulivo di Letta ha bisogno di una nuova legge elettorale proporzionale. Legge che neanche a dirlo piacerebbe tanto anche a Forza Italia.

Adolfo Spezzaferro

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