Trieste, 19 ott — «Siamo senza lacrimogeni, domani mattina se succede qualcosa cosa facciamo?»: è la frase fulcro dell’animata discussione tra alcuni dirigenti della polizia che, ancora in assetto antisommossa, stanno organizzando le prossime-eventuali operazioni di «contenimento» dei manifestanti contro il green pass. La scena è stata girata al porto di Trieste nella serata di ieri, al termine di una giornata convulsa, all’insegna della repressione: ore di manganellate sui manifestanti inermi, cariche con gli idranti e lanci di lacrimogeni — gli agenti arriveranno a colpire una scuola media all’interno della quale erano in corso le operazioni di scrutinio dei ballottaggi: decine e decine, tanto da esaurire le «preziose» scorte di fumogeni.



Lacrimogeni per i portuali e carezze per i raver

Un ammanco che getta nella più profonda preoccupazione gli agenti di polizia impiegati al porto: del resto, rimangono «solo» manganelli e idranti da utilizzare nei confronti di una folla che ha scelto di praticare forme di resistenza passiva. Le immagini circolate ieri parlano da sole. Eppure, getti d’acqua e bastonate non sono sufficienti: un trattamento che stride, per esempio con il «tappeto rosso» utilizzato dalle forze dell’ordine nei confronti degli ottomila raver di Valentano, lo scorso agosto. Cinque notti di party illegale in cui circolavano fiumi di droga, dove ci è scappato un morto e due ragazze venivano stuprate.

La scena è stata filmata da uno dei manifestanti che stazionava nei pressi degli agenti: «Poliziotti in difficoltà, dicono che non hanno più lacrimogeni», è il commento da cui traspare una chiara punta di sarcasmo.

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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