Roma, 21 gen – Quota 100 sul fronte delle pensioni e reddito di cittadinanza, le due misure-bandiera di Lega e M5S saranno varate nei prossimi mesi. E già emergono alcune “fregature” nella loro applicazione.

Vediamo nello specifico di cosa si tratta. Per quanto riguarda la riforma del sistema previdenziale, dirimente per la scelta di andare in pensione in anticipo sarà quanto si andrà perdere sull’assegno.
Sì, perché se è vero chi sceglie per quota 100 – la somma dell’età e degli anni di lavoro con contributi versati – riceverà l’assegno per un periodo di tempo più lungo rispetto a chi va in pensione a 67 anni, è anche vero che l’assegno con un monte contributivo più basso sarà ridotto.

Se andiamo a fare una simulazione su uno stipendio di 1.500 euro, per chi va via con circa 1 anno e 9 mesi di anticipo, l’assegno pensionistico sarà di 1.129 euro rispetto ai 1.208 con la pensione di vecchiaia. In questo modo si perde il 6,6 per cento sull’assegno.

Stesso discorso vale con un anticipo pensionistico di quattro anni: l’assegno sarà di 1.133 euro contro i 1.334 della pensione in base alla legge Fornero. Il divario ovviamente cresce via via che aumenta il periodo di anticipo: con due anni e nove mesi di anticipo l’assegno sarà di 1.528 euro contro i 1.708 euro della pensione piena con un monte contributivo più alto.

Infine, per chi lascia quattro anni e sette mesi prima, la differenza tra l’assegno con anticipo e quello di vecchiaia sale a 300 euro: 1.509 euro contro 1.800 euro.

In conclusione, se è vero che quota 100 permette l’uscita dal lavoro a 62 anni, in realtà fa pagare caro il pensionamento anticipato.

Per quanto riguarda il tanto discusso reddito di cittadinanza, al di là del fatto che non sarà facile controllare che vada soltanto ai bisognosi, emergono una serie di dettagli su come sarà erogato. Dall’obbligo di trasferimento quando non si accettano le prime offerte di lavoro alla carta acquisti elettronica, realizzata da Poste Italiane, sono parecchie le novità emerse.

Per quanto riguarda l’utilizzo della cosiddetta carta Rdc, il governo ha deciso che il contributo economico riconosciuto ogni mese va speso obbligatoriamente entro 30 giorni. In caso contrario, i soldi si perdono.
Questo significa, insomma, che non è possibile cumulare il reddito di cittadinanza: il contributo non speso nel mese precedente viene di volta in volta definitivamente cancellato.

Si perdono i soldi non spesi, ma si mantiene il diritto al reddito di cittadinanza fintanto che si rientra nei requisiti. Il diritto però si perde in seguito all’applicazione di una sanzione disciplinare.

La decisione di non rendere cumulabile il sussidio si spiega anche con il fatto che il governo è convinto che i nuclei familiari che riceveranno il RdC saranno il motore dell’economia, dal momento che il reddito di cittadinanza è una misura che “deve iniettare nell’economia i miliardi stanziati“. Pertanto questo disincentivo al risparmio serve a far girare i soldi.

Sempre in tema di carta RdC, esiste un limite per il prelievo in contanti, che non può superare i 100 euro ogni mese. Questo per rendere tracciabile l’uso che si fa del sussidio, così da rendersi conto immediatamente di comportamenti e spese sospetti e segnalarli all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza.

Insomma, se per quota 100 ciò che potrebbe frenare il lavoratore è l’assegno che si alleggerisce – pertanto non si prevedono adesioni in massa – , per quanto riguarda il reddito di cittadinanza è indubbio che le famiglie in gravi difficoltà lo utilizzeranno fino all’ultimo centesimo. Tuttavia – è la critica mossa dall’opposizione – c’è il rischio che i soldi vadano anche a “furbetti” (italiani e stranieri) con Isee basso perché evasori fiscali.

Adolfo Spezzaferro

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Commenti

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3 Commenti

  1. Il paletto del reddito familiare massimo di 12600 euro fa sì che i figli maggiorenni di genitori con reddito di 1000 euro al mese non possono iscriversi sul sito per ottenere le famose 3 proposte di lavoro e non avranno un euro di sussidio: questa è discriminazione!

  2. Io penso che si doveva intervenire solo per chi ha un isee pari a zero e agli invalidi civili. che devono vivere con 9€ al giorno gli altri che hanno la fortuna di avere un reddito di quasi 12000€non si può considerare povero rispetto ai suddetti

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