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brokenTVRoma, 11 mar – Era maggio 2014 quando l’allora direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, prese la clamorosa decisione di chiudere l’account Youtube della rete di Viale Mazzini. Oltre 40.000 video di repertorio cancellati dalla piattaforma di video streaming. Un rapporto quello tra la Rai e il colosso americano che andava avanti dal 2007 andato in crisi non solo per questioni non meramente economiche. Certo, i 700 mila euro annui versati da Youtube nelle casse della televisione nazionale erano considerati briciole rispetto al valore delle registrazioni messe a disposizione, ma pare che alcune delle lamentele della Rai riguardassero la “qualità” delle pubblicità con tanto di richiesta di scegliere quale spot passare prima dei video e il prezzo delle inserzioni sugli stessi.



Condizioni che Youtube aveva rispedito al mittente causando così il divorzio e il ritorno dei contenuti sul portale Rai.tv nella convinzione che gestendo direttamente le inserzioni qualità e rendita delle stesse aumentassero. Dati ufficiali a riguardo di quanto sia stato conveniente l’addio per le casse di via Mazzini non esistono ma sembra che non sia stato l’affare del secolo.
E’ bastata infatti un’interrogazione di Michele Anzaldi ( attuale segretario alla commissione di vigilanza della Rai ) per scatenare un mezzo terremoto tra le alte sfere. Si parla di 1 milione di euro di mancati incassi. Allora la RAI torna su Youtube?

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Sì. “Dobbiamo prendere coscienza del fatto che il digitale non è un orpello ma è ormai la televisione stessa” dichiara Gian Paolo Tagliavia già managing director per Mtv Italia tra il 2008 e il 2013 e da novembre 2015 alla Direzione Digital della Rai.
Anzi no. “In merito al nostro rapporto con le piattaforme globali non ho particolari preclusioni. Questi soggetti dominano il mercato, non mi riferisco solo a Youtube, ma anche ad esempio a Facebook, e bisogna trovare il mondo di collaborare. La Rai ha però un ruolo e una storia che richiede un rapporto più personalizzato“. Ma se era stato proprio la richiesta di un rapporto più personalizzato la causa del divorzio, come si può sperare che adesso Youtube sia disposta ad accettare le richieste che aveva già rifiutato? Tanto più che la volontà di riavvicinare le due parti arriva dalla Rai Non ci resta che sederci e aspettare.

Andrea Casagrande

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