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Roma, 29 nov – In un cortocircuito di politically correct e sovrapposizione di identità sessuali, la modella “gender-fluid” Rain Dove è stata assalita, una settimana fa, con il gas antiaggressione da una madre di due bambini nei bagni di un centro commerciale negli States. La Dove, che si definisce una modella “non binary” (è organicamente una donna, ma sfila sia come donna che come uomo; è lesbica e fa, infatti, coppia fissa con Rose McGowan, attrice statunitense ex compagna di battaglia #Metoo di Asia Argento) aveva fatto ingresso nel bagno delle donne di uno shopping mall quando è stata aggredita dalla donna, che l’ha, incolpevolmente, scambiata per un uomo. 

Non paga di ciò, la combattiva donna, una volta scoperta dai giornali l’identità della modella, l’ha contattata in privato: “Sono io la madre che ti ha allontanata col gas antiaggressione” – le ha scritto – “l’ho fatto la scorsa settimana e lo rifarei di nuovo perchè è uno schifo che tu venga nel bagno delle donne! Vai in quello del sesso che c’è scritto sulla tua carta di identità!”.  Persistendo nell’”errore” di scambiarla per un uomo, la donna si è vista rispondere dalla modella con una foto del suo passaporto, che rivela al mondo intero il suo essere biologicamente una donna (altro che fluid o non binary). “Mi sarei complimentata con te per il tuo coraggio” – ha scritto ancora la modella alla madre – “perché stavi proteggendo te e i tuoi figli da quello che ti sembrava un uomo cisgender” (il cisgender è, in soldoni, un eterosessuale).

Al giorno d’oggi con tutti questi rischi di essere essere ferite o addirittura violentate in bagno da uomini deviati, è facile farsi fare il lavaggio del cervello pensando che chiunque sembri un portatore di pene avrà intenzioni cattive”. Peccato che la Dove, attivista LGBT, sia parte di un movimento che spesso sulla demonizzazione dell’uomo comune basa un’intera non-ideologia, in cui l’eterosessuale (o il cisgender, per usare un termine a loro caro) è visto come oppressore e potenziale aggressore al primo schiocco di dita. Essere all’occorrenza uomo o donna non ha, dunque, salvato la Dove da un’aggressione basata proprio sul presunto gender con il quale gioca. La madre delle due bambine ha, a questo punto, deposto “le armi”. Chiedendo scusa alla Dove, ha laconicamente chiosato con la frase: “Scusami, ma io non l’afferro questa roba trans”. E non è l’unica.

Ilaria Paoletti

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