Berlino, 29 mar – Il nuovo videoclip della band tedesca Rammstein è al centro delle polemiche in Germania.

Le critiche della comunità ebraica

La ragione? Nel trailer del video musicale del pezzo Deutschland gli appartenenti al controverso gruppo di Berlino indossano delle divise simili a quelle degli ebrei deportati nei lager: tuta a righe azzurre e stella di David. Sono bastati trentacinque secondi di girato, in cui Lindermann e compari appaiono con un cappio stretto al collo in attesa (presumibilmente) di essere giustiziati – accompagnati dalla scritta, appunto, Deutschland  in stile gotico – per dare inizio al putiferio politicamente corretto. Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi ha rilasciato questa dichiarazione: “Chi utilizza l’Olocausto per motivi di marketing agisce in modo spregevole e immorale. Al contrario sono molti artisti che nelle loro opere si confrontano in modo dignitoso con la Shoah. Se i Rammstein dovessero trarre profitti dall’Olocausto grazie al loro video, di fatto insulterebbero le milioni di persone che durante la Shoah hanno sofferto in modo indicibile e sono state assassinate nel modo più crudele”.

Le accuse di speculazione sull’Olocausto

Dello stesso avviso parrebbe essere Karl Freller, direttore della Fondazione dei memoriali della Baviera. Egli ha addirittura invitato i Ramnstein a fare una visita a Dachau: “Non voglio dare un giudizio definitivo. Ma la sofferenza e la dimensione disumana dell’Olocausto non permettono il suo utilizzo per motivi pubblicitari allo scopo di far conoscere prodotti di qualsivoglia tipo. In questo caso, a quanto pare, un disco.” Sul video dei Rammstein è intervenuto anche l’incaricato per l’antisemitismo del governo tedesco, Felix Klein, che non ha avuto parole gentili per il gruppo: “In linea di principio non c’è nulla da ridire su un confronto di natura artistica, ma se il video è stato realizzato solo per provocare e per motivi commerciali, per scandalizzare e cercare di attrarre così l’attenzione, allora viene superata una linea rossa.”

Isteria politicamente corretta?

Da notare che nel video oltre al riferimento ai campi di concentramento, c’è una protagonista donna, nera, che si atteggia in varie pose da mistress: non, insomma, esattamente l’immagine della bionda teutonica che ci aspetteremmo di vedere da dei fanatici nazionalisti. Oltretutto, la stessa ragazza è sulla copertina del nuovo album dei Rammstein, vestita con una cotta di maglia a mò di cavaliere medievale. Prima ancora di sapere quale sia il messaggio del video e della canzone, dunque, si grida allo scandalo e allo sfruttamento della tragedia: strano metro di misura quello di alcuni paladini delle minoranze. Quando si tratta di grosse produzioni hollywoodiane alla Spielberg o feuilleton lacrimosi come La vita è bella di Roberto Benigni nessuna levata di scudi: appena un gruppo notoriamente provocatorio come i Ramnstein si fa ritrarre per 35 secondi con la divisa a righe dei campi di concentramento scatta la mannaia del censore e si fanno i conti in tasca a un gruppo musicale.

Ilaria Paoletti

10 Commenti

  1. Vede Ilaria, il problema sta nel fatto che con questo videocplip i signori della “razza eletta” non ci GUADAGNANO niente, cosa che avviene sempre con qualsiasi cosa è collegata al presunto lollocausto; basta controllare a chi sono in mano le varie agenzie che offrono i “tour della memoria”, la vendita di ricordini nei vari luoghi, i biglietti d’ingresso ed altra porcheria.
    …e si continua a NON parlare dei vari genocidi compiuti da loro o dai loro mandanti, partendo dalla rivoluzione d’ottobre alle varie guerre mondiali, locali o del genocidio del popolo Palestinese…

  2. Cosa c’entra il confronto fra 2 opere come Schindler’ list e la Vita è Bella, fatte anche per NON DIMENTICARE e riflettere su quello è accaduto e come ha detto Primo Levi,può accadere di nuovo, e una boiata a fini commerciali come questa di un gruppo che di suo esalta e fa suo “certi atteggiamenti teutonici” del passato ??!

    • …il primo levi che PRIMA scrive che all’arrivo i vecchi, gli ammalati ed altro vengono “gasati immediatamente” e poi racconta che essendosi AMMALATO viene ricoverato per un bel pezzo nell’ospedale del campo ed infine TRASFERITO per evitargli ricadute o aggravamenti? qualcosa NON quadra…

  3. basterebbe davvero leggersi il testo. già il video pare ispirato al caos delle opere di hyeronimus bosch. ma se uno lo leggesse,il testo, vedrebbe che non è altro che la storia di un amore. verso una donna che è difficilmente “pura”. difficilmente “santa” difficilmente “innocente”. e più ami più spacchi il capello in quattro. dove è l’antisemitismo se è lo stesso gruppo appeso ad una forca? dov’è il razzismo se Germania è una nera, invece di Brunilde? magari ci fossero gruppi metal italiani o anche rock a tirar fuori una canzone di questo spessore sull’Italia , descrivendola nel bene e nel male. Brutali, onesti, profondamente introspettivi: i Rammstein sono tornati.

  4. Va beh, non sono minimamente antisemita ma credo che oramai si esagera. Certe persone appena vedono qualcosa concernente gli ebrei si scaldano all’istante e iniziano un putiferio del tipo “sono delle vittime, lasciateli in pace ecc” ma la domanda è “Chi caz… cappero vi tocca?”. Il tempo scorre, si dovrebbe andare avanti. Nessuno dimentica della Shoah ma sono pochi a sapere dei genocidi ti tante altre minoranze e persino popoli. Che ne dite di più di 5 milioni di ucraini morti tra 1932 e 1933? In un anno solo un sacco di gente muore di fame provocata dal governo di Stalin. E che ne dite del genocidio degli armeni, degli indiani d’America e ancora tanti altri? Ovviamente non se ne grida ad ogni angolo perché non sono così ampiamente pubblicizzati.
    Ebbene visto che il tema della Shoah è così sensibile come possibile che la gente venga a criticare 35 secondi di video senza nemmeno vederlo per intero, senza nemmeno capire di che si tratta?
    E’ soltanto ennesimo tentativo di attirare l’attenzione per continuare a sentirsi vittimizzati.
    I Rammstein qui stanno semmai accusando la Germania dei suoi peccati essendo la loro arte (sì, sì, ho scritto proprio “arte”) nella maggior parte dei casi provocatoria.

  5. Da settant’anni i sionisti speculano politicamente e lucrano economicamente sullo sterminio nazista (che ormai obbligano a chiamare “Shoah” anche a chi non è di religione ebraica). E non una tantum, ma come prassi, come hanno fatto notare anche personaggi pubblici di origine ebrea come lo storico Norman Filkenstein, con il suo libro “L’industria dell’Olocausto”. Quello va bene? Per restare in campo artistico, forse i film che girano sull’argomento, al botteghino sono gratis?! Polemica del tutto strumentale, in piena linea con il totalitarismo liberale che ormai vige.

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