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ramonesRoma, 23 apr – “Sul palco erano uno spettacolo sbalorditivo. Quattro tipi incazzati neri con i giubbotti di pelle scura; era come se la Gestapo avesse fatto irruzione nella stanza”. Le parole di Legs McNeil spiegano bene cosa abbiano rappresentato i Ramones al loro debutto sulla scena musicale. Esattamente quarant’anni fa, il 23 aprile 1976, la Sire Records pubblicava l’album “Ramones”: 14 tracce, meno di meno di mezz’ora in tutto, brani destinati sin da subito a una grande fortuna: “Blitzkrieg Bop”, “I Wanna Be Your Boyfriend”, “Beat On the Brat”, “Judy Is a Punk”, “Listen to My Heart”, “53rd & 3rd”. Il mondo della musica, in quegli anni, è attraversato dalla febbre del punk, che i Ramones hanno precorso, anticipando Sex Pistols e Clash e senza le fissazioni nichiliste (dei primi) o moraliste (dei secondi).

I membri della band si fanno chiamare tutti Ramone di cognome, come una grande famiglia. L’idea è di Dee Dee, che si ispirò allo pseudonimo usato da Paul McCartney durante la prima tournée in Scozia, Paul Ramone. Tra il 1974 ed il 1996, anno del loro scioglimento, eseguono 2.263 concerti, con una media di due concerti a settimana. La consacrazione arriverà solo anni dopo: erano andati troppo veloci persino per essere capiti. Joey è morto il 15 aprile 2001 per un linfoma, ad un mese circa dal suo cinquantesimo compleanno; Dee Dee, il bassista, a 51 anni nel 2002; Johnny, il chitarrista, a 56 anni nel 2004; Tommy nel 2014, a 62 primavere.

I Ramones non hanno mai fatto politica, anche perché al loro interno non johnnytutti la pensavano allo stesso modo: il contrasto più stridente era quello tra Joey, di sinistra, e Johnny, fervente repubblicano e anticomunista. I contrasti politici all’interno del gruppo furono resi palesi con “The KKK Took My Baby Away”, scritta da Joey e pubblicata nell’album del 1981 “Pleasant Dreams”. L’origine del brano è fatta risalire all’episodio secondo cui Johnny avrebbe rubato l’ex ragazza di Joey, Linda. Johnny viene senza tanti complimenti assimilato al Ku Klux Klan. Negli anni ’80, Joey, Dee Dee e Jean Bouvoir dei Plasmatics, scrissero “Bonzo Goes To Bitburg”, una protesta contro la cerimonia in un cimitero tedesco con tombe di soldati nazisti a cui partecipò anche Ronald Reagan, all’epoca Presidente degli Stati Uniti d’America. Little Stevens, ex chitarrista di Bruce Springsteen, chiese a Joey di unirsi a Bruce e ad un’altra cinquantina di musicisti per la “Artists United Against Apartheid”. Per non far dispiacere a Johnny, si pensò di inserire comunque il pezzo nell’album di prossima uscita, rinominandolo “My Brain Is Hanging Upside Down”. Ma per il singolo la spuntarono Joey e Dee Dee e l’uscita avvenne con il titolo originale.

Brutto colpo, per Johnny, che nella sua autobiografia ha raccontato della sua fede incrollabile per i repubblicani, per Nixon e per Reagan stesso, definito “il presidente della mia vita”. A vent’anni, mentre cammina per strada, Johnny, sente una voce: è Dio che lo rimprovera. Di punto in bianco mette la testa a posto, smette ogni tipo di droga e alcol, lavora per cinque anni come muratore senza perdere un giorno di lavoro. Dopo la fama, i fan gli rimprovereranno di guidare una Cadillac, automobile troppo borghese per un punk. Johnny replica: “Decido io cosa è punk. Se guido una Cadillac, è punk”. Nel 1980 i Ramones vengono in Italia, a Torino. La Stampa racconterà così il concerto: “Sembrava di assistere a una riunione di nostalgici nazisti, un happening all’insegna del saluto fascista, giubbotti di pelle nera, lunghi impermeabili tipo Gestapo, gagliardetti nazisti, il lugubre ‘Sieg heil’ scandito da centinaia di voci!”. Hey ho, let’s go.

Adriano Scianca

1 commento

  1. Adesso indossano le t-shirt dei Ramones i bimbominkia sinistri minorenni non sapendo nulla di loro. Si pensi quanta merda hanno nel cervello questi coglioni “millennials” !!!

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