Il secondo punto di critica riguarda i capo-lista bloccati: il voto di preferenza sarebbe relegato solo agli altri componenti della lista (che potrà essere composta al massimo da 6 candidati) che non sarebbero subordinati al capo-lista solo nel caso in cui la lista ottenga il premio di maggioranza. Per le opposizioni, in entrambi i casi, ci si trova di fronte alle stesse ipotesi di incostituzionalità presenti nel Porcellum. Inoltre, le polemiche delle opposizioni fanno riferimento all’atteggiamento di Renzi che si è dimostrato disponibile ad aperture e modifiche ma solo perché la componente centrista (NCD e ALA) della sua maggioranza è orientata verso la concessione del premio di maggioranza alla coalizione (visto che probabilmente i gruppi guidati da Alfano e Verdini da soli non arriverebbero alla soglia di sbarramento del 3%) piuttosto che alla lista. Il dilemma del premier è: accondiscendere alle richieste dei centristi della sua maggioranza per tenerla nell’ovile ora che gli serve più che mai per il sostegno al SI al referendum costituzionale oppure rimanere rigido sulla posizione di intoccabilità dell’Italicum? In tutti i casi la partita a scacchi se la sta giocando con il M5S che nei fatti sarebbe il principale beneficiario del premio di maggioranza (visto che non ha alleati). Forse è proprio per questo che Renzi spinge per il partito a vocazione maggioritaria, perché in questo modo riuscirebbe a comporre un’unica lista e a giocarsi la partita per il premio con i pentastellati.
E’ evidente che le polemiche delle opposizioni non risultino efficaci, infatti stanno tentando di inserire le modifiche dell’Italicum nel calderone dello scontro sul referendum costituzionale incentrando il tutto sulla celeberrima affermazione del Presidente del Consiglio: “Se vince il No vado via“. Al di là delle polemiche inconsistenti, i fatti sono questi: prima della celebrazione del referendum, tra ottobre e dicembre, l’Italicum non sarà toccato, perché il 4 ottobre la Consulta deciderà sull’ammissibilità dei quesiti già presentati prima dell’entrata in vigore della legge. E, qualora i giudici costituzionali dovessero rigettare i ricorsi per vizio di forma , la riforma costituzionale – sempre che passi il SI al referendum- prevede, come per tutte le leggi elettorali, il giudizio preventivo sull’Italicum. Se si ragionasse su queste considerazioni si comprenderebbe che l’esultanza di Sinistra Italiana per l’approvazione della mozione è ridicola, che le “minacce” di FI di non dar vita facile sull’eventuale voto all’Italicum sono inutili, che la posizione del M5S non è politicamente credibile e che Renzi lascia fare perché è l’unico ad avere la maggioranza che serve per l’eventuale modifica della legge elettorale.
Aurelio Pagani