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regeniRoma, 30 giu – In Senato è passato il cosiddetto “emendamento Regeni”, stop all’invio di pezzi di ricambio per i velivoli F16 all’Egitto. “Non è un atto ostile, ma il nostro Paese ha titolo e diritto a continuare a tenere sotto pressione l’opinione pubblica e anche l’Egitto”, ha spiegato in Aula il senatore Gian Carlo Sangalli (Pd), relatore del ddl di conversione del dl missioni assieme al collega Vito Vattuone. L’emendamento, presentato dalle commissioni di Esteri e Difesa, che hanno accolto e rielaborato una proposta di Sinistra Italiana, è passato con 158 voti favorevoli, 30 contrari e 12 astenuti. Prevede lo stop dell’invio gratuito di pezzi di ricambio degli aerei di combattimento F-16 al governo egiziano e adesso sarà sottoposto alla Camera.

In Aula è scoppiata un’accesa polemica, Carlo Giovanardi ha definito il governo: “vile e grottesco”, mentre per il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani “stiamo scrivendo una delle peggiori pagine della storia di quest’Aula”. Al contrario secondo Nicola Latorre (Pd): “è la prima volta che il Parlamento ha la possibilità con un’iniziativa di questo genere di accelerare i tempi della verità. Senza compromettere alcun tipo di relazione diplomatica ma pretendiamo la verità”. Lo stesso Latorre ha paventato eventuali altre iniziative sulla falsa riga di questa adottata dal Senato nel caso questa situazione “non venisse chiarita, visto poi che i segnali che ci arrivano non vanno in questa direzione”. Insomma si tratta di una presa di posizione forte da parte del governo italiano, una ritorsione nei confronti del governo Al Sisi che continua a fare muro sul caso Regeni.

Peccato che per quanto riguarda i Marò nessuna iniziativa di questo genere è stata intrapresa, nessuna commessa è stata bloccata. Anzi, gli scambi economici e le relazioni diplomatiche con l’India non sono stati affatto ridimensionati da parte del governo italiano. Per anni nessuna “ritorsione” da parte dei nostri governi, tutt’altro. C’è quindi una netta disparità tra i due casi spinosi al centro dell’attenzione mediatica negli ultimi anni. Viene appunto da chiedersi, come mai per due soldati italiani nessun emendamento analogo è stato votato a maggioranza né al Senato né alla Camera mentre per Regeni si stanno muovendo mari e monti? Eppure l’Italia non ha certo meno relazioni con l’Egitto rispetto a quante ne ha con l’India. Quindi perché per Regeni sì e per i Marò no? Sarebbe d’uopo una risposta a riguardo da parte del governo Renzi e una presa di posizione seria, non legata a polemiche sterili, da parte delle opposizioni parlamentari.

Eugenio Palazzini

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4 Commenti

  1. Ogni volta che guardo la faccia di Regeni, con quello sguardo tra il finocchioso e l’ebete, mi chiedo come mai i “progressisti” siano così diversi da noi umani…

  2. Considero l’articolo sopracitato giusto e corretto,considero il caso Regeni,tutt’altro che chiarito in tutta la sua triste vicenda.

  3. Io mi chiederei anche perché per l’Egitto che non collabora si usano contromisure economiche e per i professori di Cambridge che si rifiutano di rispondere (come peraltro evidenziato tempo fa su questa testata), neppure una parola…

  4. Paragone del ca…volo!
    In un caso il morto è italiano, nell’altro sono indiani e non ne è fregato niente a nessuno. Almeno gli egiziani hanno avuto il pudore di non glorificare come eroi i responsabili della morte di Regeni.

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