Reggio Calabria, 22 mar – Il sindaco sospeso di Riace, già arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, negli ultimi tempi è scomparso dalla scena politica nazionale. Dopo un fugace cancan mediatico messo in scena dalla sinistra, la meteora dell’uomo simbolo dei buonisti accoglienti, sembra essersi eclissata. La Procura della Repubblica di Locri non ha però, come ovvio che sia, archiviato la questione e ha chiesto il rinvio a giudizio per Mimmo Lucano, attualmente sottoposto al provvedimento di divieto di dimora nel piccolo centro della Locride.

La richiesta di rinvio a giudizio non riguarda però soltanto il sindaco sospeso, oltre a lui risultano altri 29 indagati nell’operazione Xenia, con udienza fissata il primo aprile davanti al Gup di Locri Amelia Monteleone. Lo scorso dicembre, la Procura della città calabrese ha contestato a Lucano una serie di reati: associazione a delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione. Al sindaco sospeso di Riace e agli altri indagati, adesso la Procura contesta, sulla base delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, i reati di abuso d’ufficio e associazione per delinquere.

Rifugiati e vantaggi patrimoniali

Quest’ultimo reato è contestato dalla Procura perché Lucano avrebbe orientato “l’esercizio della funzione pubblica degli uffici del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei progetti da esplicare nell’ambito del Comune di Riace”.

Mentre l’abuso di ufficio è contestato a Lucano perché avrebbe procurato ad alcune associazioni “un ingiusto vantaggio patrimoniale, pari a 2.300,615 euro”. Nel frattempo è stata annullata la misura cautelare dell’obbligo di firma a Tesfahun Lemlem, compagna del sindaco sospeso e anche’essa coinvolta nell’inchiesta su Riace. Inizialmente anche a lei era stato imposto il divieto di dimora.

Alessandro Della Guglia

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