Roma, 30 giu – Riparte finalmente, dopo due anni di stop a causa dell’emergenza pandemica, il famosissimo Palio di Siena. Criticato dagli animalisti, amato dai turisti, venerato dagli appassionati di equitazione e, soprattutto, vissuto fanaticamente dalle contrade senesi, in queste ore lo storico Palio sta chiamando a sè i suoi seguaci. Se Siena ha una storia antichissima, però, la ha anche il suo Palio le cui origini sembrano arrivare fin dall’antichità etrusca.

Il mito romano della Siena di Senio

Sebbene il primo insediamento umano fosse indubbiamente etrusco, c’è chi sostiene che l’origine di Siena derivi dai Galli Senoni di Brenno, intorno al 390 a.C.. Ma la Seina o Seniensis, citata anche da Plinio il Vecchio in Naturalis Historia, vanta però un’antica leggenda che risale invece alla fondazione di Roma. Quando Romolo consacrò il solco dell’Urbe con il sangue del fratello Remo, che ne dissacrò il confine, i figli di quest’ultimo, Senio e Ascanio, anch’essi gemelli, dopo esser stati messi in guardia dagli dei, rubarono la statua della Lupa dal tempio di Apollo fuggendo verso nord. Proteggendo i due gemelli, dopo cinque interminabili giorni di cammino, Apollo fece trovar loro due cavalli; uno bianco e uno nero. Al galoppo dei due animali, Senio e Ascanio raggiunsero il torrente Tressa e le colline sulle quali edificarono un tempio apollineo dove ricollocare la Lupa.

Senio e Ascanio contro Roma

I due figli di Remo si unirono a mandriani e boscaioli locali che li elessero a capo della comunità, aiutandoli a costruire un “forte castello”. Consultati gli aruspici, con uno stratagemma Romolo mosse 500 uomini armati contro Senio, ma vennero smascherati e sconfitti. Andato su tutte le furie, Romolo organizzò subito un altro esercito di 5.000 unità comandato da Camulio e Montorio. Questi costruirono a loro volta una fortificazione oggi chiamata Porta Camollia in tributo al condottiero. Senio fece erigere due templi: un primo dedicato a Diana e Minerva e, successivamente, uno in onore a Marte e Saturno.

Dai cavalli di Apollo il bianconero di Siena

Questa leggenda attribuisce dunque al mito, sia il nome della città derivato da Senio, di sangue divino, sia il simbolo nella Lupa romana, rubata dal tempio di Apollo, sia i colori sociali della Balzana (bianco e nero) e l’importanza dei cavalli e quindi del Palio. Un particolare curioso è che a differenza della sua madre romana, da quanto può notare in tutte le sue raffigurazioni, la Lupa senese ha sempre la testa protratta in avanti e mai girata verso i gemelli allattati. Siena divenne poi in seguito un importante avamposto romano, centrale nel controllo della Dodecapoli etrusca, che prenderà il nome di Saena Julia.

Il Palio degli Etruschi

Entrando nello specifico però del Palio di Siena, le sue origini sono da ricercare nel misterioso periodo etrusco. Le splendide lastre in terracotta che decoravano l’edificio di Poggio Civitate a Murlo, mostrano agli occhi più attenti richiami specifici con l’evento sportivo giunto fino a noi. Cavalli lanciati al galoppo e montati da antichi fantini che cavalcano a pelo, impugnando le redini nella mano destra ed un frustino nella sinistra. Vestiti con un corto chitone ed un mantello che svolazza dietro, le antiche figure indossano un berretto a punta che potrebbe avvicinarsi ai berretti frigi orientalizzanti. Nelle lastre è inoltre raffigurata la meta della corsa con il premio: un lebete di bronzo.

Tramite questi reperti gli Etruschi ci narrano un aspetto meno guerriero o spirituale, ma certamente più godereccio, con sfarzosità riservate alle classi più altolocate. Vi sono rappresentate inoltre immagini con processioni sacre, assemblee civiche delle Città Stato, banchetti allietati dalle melodie dei musicanti e, infine, le corse dei cavalli che ricordano famoso Palio.

Poggio Civitate

Le lastre in terracotta, che con i loro elementi conducono la mente al Palio di Siena, provengono dagli scavi di Poggio Civitate a Murlo. Esse sono parte di un gruppo di rilievi che decoravano la reggia dell’insediamento di Murlo. Fin dall’800, nella vicina Poggio Civitate furono scoperti oggetti e rovine di edifici costruiti in epoche diverse. L’edificio più antico, risale al VII secolo a.C. ed era una residenza rettangolare, costruita su due piani, con un tetto e utilizzata per la lavorazione del bronzo, della ceramica, o anche la tessitura.

Un tesoro sepolto

L’abitato fu però sfortunatamente distrutto da un incendio e, al posto di questo, fu costruito un palazzo principesco (VI  sec. a.C.). Di proprietà di ricchi signori locali, il palazzo era dotato di numerose stanze, organizzate intorno ad una corte. L’antico edificio era decorato con raffinatissime sculture in terracotta raffiguranti uomini, creature mitologiche e animali fantastici. Quando però i proprietari si trasferirono altrove, smantellarono e sotterrarono il tutto. Forse compirono quest’atto proprio perchè, in questi tempi di bruttezza in cui stiamo vivendo, tali opere meravigliose arrivassero fino a noi.

Tradizione millenaria

I reperti di Murlo non possono che collegare queste antiche lastre alla contemporaneità del Palio di Siena. Queste lastre di terracotta, più uniche che rare, oltre duemila anni fa adornavano il palazzo della dinastia etrusca locale, come oggi gli gli araldi rinascimentali decorano il Palazzo Pubblico di Piazza del Campo. Indubbiamente esse suggeriscono l’importanza dei giochi equestri nella vita sociale dell’epoca e, anche se ignare, nell’arco dei secoli le loro immagini hanno educato generazioni e generazioni di senesi. Rendendo il Palio ben più che un mero evento folcloristico, ma anzi suggellando la più antica tradizione dell’identità di Siena. Il Palio non è, quindi, solo una corsa di cavalli. Il Palio di Siena è festa antichissima, rito di una città e memoria storica di un’intera civiltà.

Andrea Bonazza

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