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Roma, 15 gen – La categoria dei ristoratori ha deciso di ribellarsi pacificamente ad un governo che è già morto, e ha deciso di farlo disobbedendo all’ordine di non lavorare. È una disobbedienza che persegue il fine della riscossione della propria dignità nel momento in cui la percezione ormai consolidata racconta di un paese allo sbando poiché governato da ministri privi di una bussola. E quindi è giunta l’ora che i privati cittadini si carichino sulle spalle il peso del proprio futuro, probabilmente senza interrogarsi sulle possibili conseguenze cui andranno incontro, perché se il divieto è bestiale, lo è anche la sanzione prevista per il trasgressore.



I ristori e la scusa dell’evasione fiscale

I ristori non arriveranno come non sono arrivati in passato, e risultano ridicoli coloro che si appellano all’esuberante evasione fiscale italiana che provocherebbe la scarsa entità dei ristori per i singoli ristoratori. Sembra una sorta di pareggio dei conti tra il governo e le imprese italiane: tu hai certamente evaso, dunque adesso ti chiudo e ti lascio crepare di fame. Ma l’evasione, come detto altre mille volte, risulta essere una legittima difesa di una proprietà privata che è la remunerazione per il proprio lavoro. E torna attualissimo il tema del rapporto che dev’esserci tra governo e privati cittadini, i quali, da ormai troppo tempo, sono considerati alla stregua di sudditi cui imporre i capricci ideologici della classe politica.

Le trappole bonus vacanze e cashback

La via maestra è indubbiamente la disobbedienza civile, in particolar modo se il governo si è reso autore di palesi errori e ritardi nella gestione di questa pandemia. Per non parlare delle trappole nascoste dietro obbrobri come il bonus vacanze o il cashback, misure finanziate col denaro degli italiani e che si sono rivelate una tagliola messa lì dal governo. In autunno era stata l’estate libertina degli italiani ad aver provocato la seconda ondata. Nel 2021 sarà stato il Natale e lo shopping natalizio ad aver provocato la terza ondata, dimenticandoci però che era stato quello stesso governo che oggi ci reprime ad indurci ad uscire dalle nostre celle che un tempo chiamavamo casa.

Scrivendo, ci rendiamo conto di esserci abituati ad usare una fraseologia grottesca che non dovrebbe appartenere ad un popolo libero e sovrano. Diamo difatti ormai per scontato che talune libertà, finanche le così dette fondamentali, ci vengano concesse dal governo, il quale può disporne liberamente durante la sua permanenza senza doverne rendere minimamente conto.

I rapporti umani sono stati massacrati

Non si contano più i Dpcm, atti amministrativi, attraverso i quali Giuseppe Conte ha amministrato le nostre libertà e la nostra vita, e, pur essendo sgomenti per cotanta sfrontatezza, ogni volta incrociamo le dita pregando che la nostra zona sia di un colore anziché di un altro, che quel negozio possa aprire, che quel bar possa farci un caffè, che si possa stare accanto ai genitori anziani o alla fidanzata lontana. Il senso della nostra vita inizia e finisce, ormai, nel patetico tentativo di sopravvivere ad un pericolo la cui letalità ci viene presentata come pari a quella di una bomba atomica. E per questo viviamo attenendoci ad un codice comportamentale tipico degli animali da circo.

I colpi di frusta sono la paura sparsa per il paese, il piedistallo su cui stare in equilibrio è la nostra reclusione forzata. E siamo stati ormai così tanto sottoposti a queste scariche di elettroshock che, se mai ci torneremo in possesso delle nostre facoltà, non saremo di certo in grado di riappropriarci della normalità che dovrebbe contraddistinguere la vita di un essere umano non schiavo. I rapporti umani sono stati massacrati e la diffidenza farà da padrona. Quello dei ristoratori è il tentativo di tornare ad essere padroni della propria vita.

Lorenzo Zuppini

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4 Commenti

  1. Spero sia l’inizio di una piu ampia e condivisa lotta per riprendere in mano le nostre vite,in barba ai politici falliti,ai presunti esperti ed ai poteri sovranazionali che ci vogliono pecore da tosare a piacimento!

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