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Roma, 12 lug – L’ennesima conferma di un fenomeno terribile, ma ampiamente documentato: l’uso del vudù per ridurre in schiavitù le giovani immigrate nigeriane. Un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ha portato in carcere sette nigeriani, tra cui cinque donne, arrestati dai carabinieri tra la Puglia, il Lazio, il Veneto e la Sardegna. L’accusa è quella di far parte di una organizzazione criminale. Una vera holding del crimine, che coordina più gruppi con base logistica sia nel loro Paese, sia nel nord Africa ed in particolare in Libia, Sebh, Sabratha e Tripoli, dove operano stabilmente referenti in accordo con bande criminali locali e di altre nazionalità. Il tutto al fine di gestire le giovani vittime destinate allo sfruttamento sessuale da far giungere anche in Italia con i barconi degli immigrati. L’operazione è stata denominata “Nigeria”.

Prima di iniziare il viaggio le vittime venivano sottoposte al rito vudù, per meglio condizionarle e tenerle in soggezione. Le accuse sono di associazione finalizzata al traffico di esseri umani, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e plurime ipotesi di tratta di esseri umani. I militari hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Catania. Gli arrestati sono Joy Ewemande di 40 anni, Iyare Ovbiebo, di 43 e Vivian Onohio di 39, tutti e tre bloccati a Castel d’Azzano (Verona); Blessing Isibor, di 26, bloccata a Sassari; Jacob Kennedy, di 29, e Loveth Ohnegbonwman di 43, arrestati a Roma; Evelyn John, di 31, arrestata a Palestrina (Roma). Cinque di essi erano stati già raggiunti da una ordinanza analoga emessa alla fine di giugno scorso dal Gip di Lecce, che si era poi dichiarato incompetente ed aveva trasmesso gli atti alla Dda di Catania.

L’ordinanza è stata emessa al termine di una indagine del Ros e dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce che ha preso l’avvio da una denuncia presentata da una donna nigeriana in relazione al sequestro della figlia minorenne ad opera di trafficanti per la quale era stato chiesto un riscatto di trentamila euro. Indagini accertarono che la minorenne aveva deciso autonomamente di intraprendere il viaggio per raggiungere l’Italia, affidandosi ai referenti dell’organizzazione. Le indagini hanno consentito di individuare e identificare sia la minorenne, che è stata posta in una località protetta, sia numerose altre ragazze destinate al mercato della prostituzione. Illuminanti le conversazioni registrate dai carabinieri, che svelano il modo in cui le gang criminali sfruttano le leggi italiane sull’immigrazione. Il 6 maggio, ad esempio, la “madama” chiama tre ragazze e le istruisce: una volta giunte in Italia, devono dichiarare alla polizia un’età anagrafica differente rispetto a quella reale. In particolar modo, non dovranno far capire di essere minorenni. Secondo accorgimento: dire di essere scappate dalla guerra o dagli jihadisti. Anche se non è vero. Ma per i negrieri, va bene così.

Roberto Derta

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