Asmara, 12 lug – La piccola Roma, perla coloniale dell’Impero fascista, è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha definito Asmara, capitale dell’Eritrea, “eredità mondiale”, giudicando gli edifici costruiti negli anni Trenta dagli italiani “un esempio eccezionale di urbanizzazione modernista”. Un prestigioso riconoscimento ottenuto anche grazie al fatto che una volta raggiunta l’indipendenza il governo eritreo non ha abbattuto nessun monumento risalente alla dominazione italiana, anzi, ha deciso di salvaguardarli tutti perché simbolo di un passato grandioso da preservare anche dal punto di vista simbolico.

Con buona pace della Boldrini e degli odierni autolesionisti di casa nostra che accusano il colonialismo di essere la causa del mal d’Africa e di conseguenza somma colpa da scontare da noi europei, in particolare subendo tacitamente i flussi migratori. Al contrario delle sparate boldriniane, nessuno in Eritrea si è mai sentito offeso dai monumenti fascisti, nessuno ha mai deciso di distruggere le fontane, i bar, i cinema, i palazzi pubblici razionalisti, le villette immerse nel verde. Segno di rispetto, ammirazione e pure una certa lungimiranza nel capire che un giorno Asmara, grazie alla tutela del suo patrimonio artistico coloniale, avrebbe ottenuto un conferimento di importanza unica a livello mondiale, con tutto quello che ovviamente ne consegue in termini di crescita turistica e di finanziamenti economici. Ad Asmara “la popolazione negli anni Venti arrivò a sfiorare le 100mila unità con oltre il 50% di italiani che rimodellarono la città secondo il loro stile con il corso, i caffè, i mercati e i luoghi di culto”, ha spiegato l’urbanista eritreo Gabriel Tzeggai.

Dalla piccola Roma, proclamata “città ideale fascista”, partiva la Strada di Dogali che metteva in collegamento il centro della capitale coloniale con la barriera corallina e sempre da Asmara si poteva imboccare facilmente la Strada della Vittoria verso Addis Abeba e da lì l’SS 12 alla volta di Mogadiscio. In pratica l’Italia fascista riuscì in pochissimi anni a costruire un complesso ma efficacissimo sistema di strade che consentiva agli autocarri di viaggiare in tempi ragionevoli e senza rischi dall’Oceano Indiano al Mar Rosso, evitando di far passare i mercantili dal Golfo di Aden, sottoposto alle sanzioni inglesi. Fiorirono fabbriche, laboratori, attività artigianali. I vicoli delle città coloniali fasciste erano disseminati di bar, gelaterie, pasticcerie. E l’Eritrea divenne ben presto la colonia con il maggior numero di italiani che trasformarono Asmara in una vera e propria fucina di urbanistica d’avanguardia.

L’architettura religiosa non trascurò nessun culto, prova ne furono la realizzazione della sinagoga, della splendida cattedrale cattolica in stile romanico e di quella ortodossa con il campanile che riprendeva lo stile “conico” degli edifici tradizionali eritrei, seguendo l’esempio romano: assimilare, elaborare, superare. Ma soprattutto la grande moschea di Asmara, opera maestosa in stile moresco con la cupola centrale in cemento e vetro. E poi il sontuoso palazzo del governo, la piscina Mingardi, i cinema (straordinario il Cinema Impero, esempio mirabile di Art Decò realizzato dall’architetto Mario Messina nel 1937), il magnifico teatro con portico in stile rinascimentale e l’interno liberty affrescato finemente da Saverio Fresa, le innumerevoli abitazioni classicheggianti, le ville moderniste e gli alberghi come l’Hotel Salaam, esempio notevole di architettura razionalista. E poi la Fiat Tagliero, stazione di servizio futurista chiamata “l’astronave coloniale”. Un’opera incredibile, giudicata da molti critici la più bella del mondo, che ha ispirato innumerevoli iniziative culturali internazionali E ancora, il bar Zilli che ricorda una radio d’epoca con le finestre simili a manopole, l’elegante Farmacia Centrale, le decine di caffè cittadine che portano ancora nomi italiani: su tutti il Capri Bar e l’Odeon Bar, tuttora dotati di banconi e sgabelli coloniali.

Praticamente tutte le costruzioni coloniali si possono ancora apprezzare ad Asmara. L’architetto eritreo Naigzy Gebremedhin, coordinatore del Progetto Beni Culturali, parla di “400 edifici italiani” ben conservati. Il britannico Guardian ha definito Asmara “un parco giochi di architettura futurista”. In realtà è molto di più, è l’esempio della bellezza artistica prodotta dal fascismo che qualche idiota di casa nostra vorrebbe negare e distruggere.

Eugenio Palazzini

 

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