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Roma nel Medioevo, caduta e metamorfosi dell'Impero eterno

by La Redazione
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Roma, 29 lug – Con la caduta dell’Impero romano, convenzionalmente fissata dagli storici nell’anno 476 d.C. (ma il dibattito su quando effettivamente si ha una cesura istituzionale tale da poter individuare un cambiamento vero e proprio è molto ampio e tuttora aperto), con la deposizione dell’ultimo imperatore, il giovinetto Romolo Augustolo, per mano dello sciro Odoacre, capo degli Eruli, uomo formatosi politicamente nel contesto unno, Roma non è più il centro dell’impero (questo si era spostato da più di un secolo in oriente, sul sito della vecchia Bisanzio, per volere di Costantino il Grande, appunto Costantinopoli), e neppure la grande città del periodo repubblicano. Che cosa accade dunque a Roma?
Le migrazioni di popoli provenienti dal nord Europa e dall’est non cominciano certo nel 476 d.C. ma almeno a partire dal III secolo d.C. Molti di coloro che abitavano al di là del Reno, il confine dell’impero, infatti, entravano per motivi commerciali o per far parte dell’exercitus. Visigoti e Ostrogoti, Longobardi, Franchi, con il loro carattere tribale e guerresco, che un’antiquata storiografia scolastica continua a chiamare ostinatamente “barbari”, avevano squassato il terreno politico istituzionale del tempo e non solo (basti ricordare il sacco di Roma del 410 compiuto dai Visigoti di Alarico e successivamente quello dei Vandali di Genserico nel 455), i senatori romani erano scomparsi, al loro posto i clan guerrieri con il loro capo militare. Roma era oltretutto “in rovina”: tutti quelli che la visitavano la dipingevano come un centro di modesta importanza, attorniato dalle rovine del periodo aureo.
Ebbene in questo periodo di vuoto istituzionale, la Chiesa prende il posto della politica. E’ la Chiesa e in particolare il vescovo di Roma, cioè il Papa, che in questo alto medioevo non è ancora quella figura sacrale e assolutista immaginata e realizzata intorno alla fine dell’anno mille da un Gregorio VII (1073-1085), che identificava la Chiesa con la res publica Romana o successivamente da un Bonifacio VIII (1294-1303), a proteggere i cittadini durante i saccheggi, a creare in qualche modo una sorta di “welfare”, si direbbe oggi, in un’Italia divisa (il Regnum Italiae longobardo, il patrimonium Sancti Petri governato dal papa, i ducati di Spoleto e Benevento, longobardi per discendenza ma politicamente indipendenti, i bizantini a Ravenna e nel sud, con Napoli, Amalfi e Gaeta altrettanto indipendenti. La Chiesa assume su di sé le prerogative politiche anche per il continuo disinteresse del basileus di Costantinopoli che governava l’Italia o meglio ciò che ne restava attraverso un suo rappresentante con sede a Ravenna. Roma diventa così un centro puramente religioso, ecclesiastico, i cui vescovi si adopereranno affinché sia prima tra tutte le Chiese dell’ecumene cristiano.
In epoca carolingia, a Roma vengono restaurate molte chiese, acquedotti, viene costruita la cinta delle mura leonine, da papa Leone IV (847-855), che collegava San Pietro a Castel Sant’Angelo, l’antico mausoleo di Adriano riadattato a fortezza per proteggere il papa dopo che i musulmani saccheggiarono le chiese della città nell’844. La popolazione era composta da circa 30000 persone. Nella notte di Natale dell’anno 800, Carlo Magno, re dei Franchi, viene incoronato imperatore a Roma, in San Pietro, da papa Leone III (765-816). Il 21 maggio 996, il quindicenne tedesco, futuro imperatore Ottone III (980-1002) entra nella basilica di San Pietro e riceve la corona da papa Gregorio V. Egli iniziò un programma di restaurazione dell’impero romano (la renovatio Romani imperii), si insediò in un palazzo sul Palatino e si circondò di nobili, richiamando l’immagine della corte costantinopolitana.
Ma i romani, che non volevano una presenza straniera che ostacolava in qualche modo la loro autonomia, si ribellarono e Ottone III fu costretto alla fuga. Perse la vita nel 1002 in un castello nelle vicinanze di Roma, i cui resti della cinta muraria sono ancora in piedi e ben visibili nonostante la vegetazione. Ma perché questo titolo onorifico? Nel caso di Carlo Magno “patrizio dei Romani”, nel caso di Ottone “servitore di Gesù Cristo e imperatore romano augusto”. Essere incoronato nella città santa dal papa in persona voleva dire essere conferiti di una dignità sacrale, rivestire i panni del re cristiano sull’immagine di re Davide; essere protettore dei cristiani, della cristianità, voleva dire essere il protettore di tutti gli stati cristiani, considerando che l’impero di Carlo Magno si estendeva dalla marca di Barcellona alla Sassonia e da Aquisgrana (la capitale) a sud di Roma. Orbene solo Roma, sede della cattedra del vicario di Cristo, patriarca della Chiesa d’Occidente, luogo di sepoltura dell’apostolo Pietro (papa Gregorio VII nelle sue lettere, si richiamerà molto spesso alla figura di San Pietro) poteva conferire ai regnanti una legittimità (chiaramente anche politica) che faceva di loro dei santi imperatori cristiani.
Dalla fine del IX secolo, Roma era un grandissimo museo di reliquie dove gli uomini di Chiesa ma anche comuni criminali e speculatori venivano a comprare o rubare frammenti dei corpi dei martiri per portarli nelle loro chiese o rivenderli. Il monaco Rodolfo il Glabro si scaglierà contro i commercianti di false reliquie in un suo testo intitolato Historiarum Libri Quinque. Da questo punto di vista le catacombe erano miniere che offrivano materiale infinito dato che quelli che vi erano sepolti venivano spesso considerati santi e i romani non fecero a meno di sfruttare questa credenza e trarre profitto economico. Ma tutto questo per il carattere sacro della Roma Christiana. Religione accompagnata da un’epurazione del passato pagano furono le assi portanti della politica intrapresa dalla Chiesa romana. Fino al 1305, con l’insediamento del nuovo papa francese Bertrand de Got, che prese il nome di Clemente V (il papa del processo ai Templari), e il successivo spostamento della sede papale ad Avignone, nel sud della Francia, tutti i pretendenti al trono imperiale dovranno recarsi a Roma per legittimare la detenzione del potere per delega del pontefice o dei suoi legati.
Michelle Pardini

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