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Romano (Pd): "Piazzale Loreto un gesto del tutto comprensibile" (Video)

by Davide Di Stefano
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Roma, 2 nov – L’oltraggio ai corpi, lo scempio, la macelleria messicana. A più di settant’anni di distanza l’idea che piazzale Loreto sia stata una delle pagine più buie della nostra storia dovrebbe essere condivisa da tutti gli italiani. Non è così però per la sinistra, anche quella più moderata, come dimostrano le parole di Andrea Romano pronunciate a Stasera Italia su Rete 4: “Piazzale Loreto fu un gesto del tutto comprensibile”, ha dichiarato il deputato del Pd (ex montiano di Scelta Civica), scatenando l’ira e lo sdegno di Alessandra Mussolini.
Romano, che tra le altre cose è l’attuale direttore di “Democratica“, quotidiano online del Pd, alla domanda diretta della nipote del Duce “possiamo dire che piazzale Loreto è stato uno scempio?”, dapprima ha provato a sviare ricordando il suo passato da insegnante di storia contemporanea, poi a minimizzare “l’oltraggio a un corpo è sempre un errore”, poi è passato alla giustificazione parlando di quanto accaduto prima a Milano “città martire della resistenza”, arrivando infine a definire l’atto un “gesto del tutto comprensibile”.

Davide Di Stefano

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Cesare 2 Novembre 2018 - 1:36

Il PD è ridotto alla disperazione e prova a recuperare voti parlando di antifascismo dopo avere depredato e ridotto alla fame il paese al servizio della dittatura finanziaria straniera;fortunatamente spariranno dalla storia del paese loro e non il fascismo, che fece un paese sovrano e libero dall’ usura con la nazionalizzazione di banca d’Italia e con le banche pubbliche.La sovranità monetaria recuperata allora agli stranieri fu il motivo per cui le plutocrazie ci fecero le sanzioni ed il blocco navale al fine di iniziare ad abbattere il fascismo, come avviene oggi per gli stati sovrani che non obbediscono ai poteri oligarchici mondiali.Mussolini che amo’ e fece il bene dell’ Italia rendendola un paese industrializzato e libero da usura straniera fu la vittima sacrificale di molti vigliacchi che per cambiare bandiera ne fecero un capro espiatorio.Questa è la vera storia e non quella falsa del pro assassini Romano.E’ vero che giorni prima a Piazzale Loreto furono uccisi dei partigiani su iniziativa tedesca in seguito ad un attentato a soldati tedeschi ma Mussolini aveva provato in ogni modo di ostacolare tale iniziativa ben sapendo che cio’ sarebbe andato contro gli interessi della RSI.Romano mente invece facendo credere che erano stati i fascisti e non i tedeschi a volere la rappresaglia

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paleolibertario 2 Novembre 2018 - 2:18

Non vi fidate. Anche se mascherati dietro sigle liberal-democratiche, diciamo “di centro”, i sinistri sono sempre gli stessi. Anzi, sono incattiviti: sia per il fallimento della loro ideologia, e sia perché hanno completamente esorbitato dalla sfera politica verso quella giuridica (chi ha idee diverse dalle loro non è il nemico leale che può avere ragione ma è il delinquente da criminalizzare).

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Il vergognoso Andrea Romano (PD) giustifica lo scempio sui cadaveri a piazzale Loreto: "È comprensibile" (Video) - Riscatto Nazionale 2 Novembre 2018 - 2:28

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Reply
Mario Scaffidi Abbate 3 Novembre 2018 - 12:02

Alle anime belle
della Sinistra italiana
A voi, tarme d’Italia,
muffe dalla matrice,
diede fiele la balia,
anzi, la levatrice.
Con voi la Destra spreca
parole di disgelo:
la vostra mente è cieca,
l’invidia vi fa velo.
E’ tempo ormai di dire
tutta la verità:
a sentirvi mentire
nessuno più ci sta.
Stiamoci dunque ai fatti.
Visto che voi narrate
solamente i misfatti
dei fascisti, ascoltate.
Incominciaste voi
nel primo dopoguerra,
insultando gli eroi,
prendendovi la terra,
inquinando i canali
e gli abbeveratoi,
massacrando animali,
mucche, pecore, buoi.
Violenti ed efferati,
nelle vostre schermaglie
strappavate ai soldati
dal petto le medaglie.
Prendevate a legnate
anche i carabinieri,
di morti riempivate
le strade e i cimiteri.
Un biondo sognatore
sopra un ponte dell’Arno
issava un tricolore,
pallido il volto e scarno,
quando un branco reietto
di lupi l’afferrò,
lo spinse oltre il muretto
e lui precipitò.
Dopo una settimana
due giovani studenti
nei pressi di Sarzana
con roncole e tridenti
furono fatti a brani
e poi selvaggiamente
gettati come cani
dentro l’acqua bollente.
E le aziende incendiate?
Le violenze ai padroni?
Le fabbriche occupate?
E le devastazioni?
Qui, per ovvi motivi,
non entro nei dettagli:
troppi sono i bersagli
dei vostri atti eversivi.
Non basterebbe un mese
per raccontarli tutti.
Quanti furono i lutti
di quelle vostre imprese?
Facevate gli eroi.
Questo il vostro abbiccì.
Incominciò così:
i primi foste voi.
Gli altri vennero dopo,
muovendo alla difesa,
o al solo e puro scopo
di vendicar l’offesa.
Del resto allora Croce
e molti antifascisti
non davano la croce
solamente ai fascisti.
Il grande liberista
chiamava, com’è noto,
“grande industria del vuoto”
la scuola socialista,
che senz’alcun costrutto
faceva tanto chiasso,
perché aveva distrutto
ma non muoveva un passo.
Proclamaste in un anno
più di mille serrate:
chi si opponeva al danno
era preso a legnate.
Con un piano insensato,
contrastando il destino,
spianavate il cammino
al ras di un altro Stato.
“Faremo come i Russi,
come Lenìn faremo!”
era, fra botte e bussi,
il vostro grido estremo.
Così, di questo passo,
inviperiti e scaltri,
voi lanciavate il sasso
e accusavate gli altri.
Fu questa l’atmosfera
in cui nacque il Regime:
altra strada non c’era,
non ci sono altre rime.
Oggi questo antefatto
sui libri non ha testo,
ma è dal vostro misfatto
che venne tutto il resto.
Quando furono andati
i fascisti al potere,
Giolitti ai deputati
che stavano a sedere
dichiarò soddisfatto,
e anche un po’ commosso,
che il Duce aveva tratto
il Paese dal fosso.
Senza il vostro intervento
mai non sarebbe stato
soppresso il Parlamento,
né sarebbe slittato
il nascente fascismo
dalla democrazia
sulla funesta via
del totalitarismo.
Poi, caduto il fascismo,
con mille astuzie ed arti,
invertiste le parti:
eroi del vittimismo,
riscriveste la Storia,
capovolgendo i fatti,
mutando i savi in matti,
a vostra eterna gloria.
Riempiste allo scopo
volumi su volumi,
faceste il prima il dopo,
spargeste nebbie e fumi.
C’impartiste lezioni,
faziosi e sbrigativi:
voi tutti quanti buoni,
gli altri tutti cattivi.
Poveri illusi, nati
dall’odio di Caino,
quali funesti fati
vi riserva il destino!
O anime malnate,
che ci fate quassù?
Andate via, tornate
nel numero dei più!
D’una siffatta gente
non si cura la Storia:
non si raggiunge niente
con l’astio e con la boria.
A voi non giova il mondo
delle oneste parole:
statevi giù nel fondo,
dove non batte il sole.
Come tutti i falliti,
il bagaglio portate
di vecchi e falsi miti,
e su quelli campate,
montando con l’inganno
sull’asse ereditario
dodici volte all’anno
il vostro anniversario.
La vostra civiltà
si vede dalla stampa
di quei signori là
che l’astio e l’odio avvampa.
Scrivi, scrivi e riscrivi:
“Quei porci moriranno!”.
Ma loro restan vivi,
voi sempre nell’affanno.
O menti inacidite,
piovute qui per sbaglio,
con che boria venite
tra i vivi allo sbaraglio?
Istigate, furenti,
il volgo ottuso e scemo,
e subito i dementi
compiono il gesto estremo.
O sbirri inquisitori,
o grandi lestofanti,
che avete dei censori
le facce più arroganti;
che ci buttate addosso
treppiedi e cattedrali,
perché, tra il nero e il rosso,
non siamo tutti uguali.
Questo è stato l’inizio.
Un giudice di razza,
con fare tribunizio,
sobillava la piazza:
“Io quello lì lo sfascio!”,
gridava empio e blasfemo.
“Ormai siamo allo sfascio:
ci vuole un gesto estremo!”.
Il gesto venne, infatti.
E tu, candida Rosy,
non dimostrasti ai fatti
sentimenti amorosi
quando dicesti: “Quello
la vittima non faccia,
non si scaldi il cervello:
quel souvenir in faccia
se l’è proprio voluto.
E poi di quale pasta
sia fatto è risaputo”.
Donna pietosa e casta,
che esempio di saggezza,
d’amore e di bontà!
Mai giunse a tale altezza
la tua cristianità.
Ricordi? Da ministro
snobbavi l’avversario
e con l’occhio sinistro,
snocciolando il rosario,
come rosa da un tarlo,
gli dicevi stizzita:
“Io con te non ci parlo.
E’ chiusa la partita”.
Quell’altro, pari pari,
con la faccia da prete,
chiedeva agli avversari:
“Ma voi, che cosa siete?”.
Torna, prode guerriero,
nelle tue smorte file
con l’elmo e col cimiero
a roderti la bile!
Per voi, difatti, al mondo
ci siete solo voi:
questo è l’estremo affondo
che fate su di noi.
Ma se nella dialettica
convivono i distinti,
perché la fate scettica
e ci volete estinti?
Qualcuno ora ci grida:
“Voi siete impresentabili!”,
e in cuore suo confida
di renderci disabili.
Un altro dice che
non siamo esseri umani.
Limite più non c’è
a questi affronti insani.
Eppure gl’Italiani
sono metà e metà:
gli stupidi e i villani
sono di qua e di là.
Ormai non c’è speranza
che voi vi ravvediate,
per voi lotta ad oltranza:
“Insultate, insultate!”.
Certo, fra voi ci sono
persone rispettabili,
un po’ più su di tono,
addirittura amabili:
democratici veri,
non amano gl’insulti,
hanno retti pensieri,
non fanno atti inconsulti.
Ma sono pochi, ostaggi
del traino dei più;
a loro modo saggi,
non vanno su e giù.
A che giova gridare,
fare gazzarra, offendere?
Meglio sereni attendere
di poter governare.
Il libro di natura
ha l’entrata e l’uscita:
a chi tocca la vita,
a chi la sepoltura.
Voi, invece, pensate
di durare in eterno,
ma poi più non campate
che un’estate o un inverno.
Siete sempre in campagna
elettorale: il plauso,
il vero e schietto plauso,
così non si guadagna.
Finché così farete
potrete anche segnare
qualche punto o marcare,
ma che futuro avete?
Non basta che godiate
del favore dei guitti,
delle ciarlatanate,
dei bandi, degli editti
dei liberi docenti
che fanno gli studenti
sempre meno sapienti
coi loro insegnamenti.
Ma poi cosa volete?
A conti fatti, voi
contate più di noi
nelle stanze segrete:
se la Destra amministra
il potere legale,
il potere reale
sta in mano alla Sinistra.
Sono in vostra balìa
tutti i gangli vitali
della burocrazia,
le scuole, i tribunali,
la stampa, l’edilizia,
lo sport, la sanità,
la buona società,
persino la Giustizia.
Ed è con questa, infatti,
che minate il potere,
inventando misfatti
tutti da rivedere.
O giudici inquirenti,
che ogni giorno spiate
i nostri sentimenti,
se la Legge, scusate,
la date in subappalto
a pentiti e guardoni
voi non volate in alto.
Voi non siete i campioni
di quell’autonomia
che ogni giorno invocate:
tra verità e bugia
voi vi barcamenate.
Che direste, o potenti,
se ciascuno di noi
gridasse ai quattro venti
ciò che pensa di voi?
Codesta strategia
ogni governo ammazza:
ostruzionismo, piazza,
tribunali, anarchia.
Voi volete il dialogo,
ma soltanto a parole,
o col vostro decalogo:
è chiaro come il sole.
Denunciate l’azzoppo
del Parlamento, e poi
gli create ogni intoppo:
tiranni siete voi!
Vi vantate custodi
della Costituzione,
ma intanto in tutti i modi
cercate il ribaltone.
L’Italia grazie a voi
è un paese allo stallo:
sempre davanti a noi
il semaforo è giallo.
Quando vi vedo irridere
la Destra nell’arena
più che farmi sorridere
mi fate una gran pena.
La vostra ira epilettica
è fuori dalla Storia,
ché la Storia è dialettica,
ma senza spocchia o boria.
Fate lo sciacallaggio
coi vostri quotidiani,
poi avete il coraggio
di dire: “Se quei cani
osano criticarci
lo sai cosa facciamo?
Senza manco pensarci,
noi, quelli, li sbraniamo”.
E infatti i vostri padri
nel secolo trascorso,
giocando a guardie e ladri,
strappato con un morso
a una guardia un orecchio,
si misero a gridare:
“Datemi quell’orecchio,
che lo voglio mangiare!”.
Ora, se i comunisti
non mangiano i bambini,
vero è che coi fascisti
ci vanno assai vicini.
D’altra parte il carname
di piazzale Loreto,
certifica la fame
del vostro basso ceto.
Definite il fascismo
come il male assoluto,
ma il vostro comunismo
fu solo uno starnuto?
Per voi quello che dice
la Sinistra è vangelo,
se lo stesso lo dice
la Destra è uno sfacelo.
Chi la Sinistra vota
è colto e intelligente,
altrimenti è un idiota
che non capisce niente.
Chi diserta da voi
è un compagno che sbaglia,
chi diserta da noi
merita la medaglia,
perché da voi risiedono
giustizia e verità,
da noi solo si vedono
menzogne e oscenità.
Voi siete tutti bravi,
onesti e democratici,
noi siamo tutti schiavi,
disonesti e fanatici.
Tutto ciò che promette
la Sinistra è verismo,
se invece lo promette
la Destra è populismo.
Sono ottusi e meschini
questi discorsi qui:
nemmeno i più cretini
ragionano così.
Quando cadde il fascismo,
capovolta la storia,
il vostro revanscismo,
con la solita boria,
creò la falsa logica
d’una priorità
persino antropologica
della vostra metà.
Per più di sessant’anni
ve la siete cantata
fra menzogne ed inganni.
Ora la serenata
non incanta nessuno,
perché i vostri misfatti
spuntano ad uno ad uno.
Parlan le carte e gli atti.
Voi non siete migliori,
e lo sapete bene:
fate i denigratori,
i vampiri, le iene
per nascondere agli altri
la vostra povertà.
Siete birboni e scaltri,
ma non vi basterà.
L’ostinato ostracismo
che mina l’unità
è il vostro antifascismo
che solo odio ci dà.
Ormai da lunga pezza
fra noi non c’è pietà:
se il cerchio non si spezza
niente ci salverà.
Fanatici, alle corte,
cessate di cantare:
con quelle bocche storte
c’è poco da sbruffare.
Tra i salmi dell’Uffizio
c’è anche il Dies irae:
o che non ha a venire
il giorno del Giudizio?

Reply
ANTERO 6 Novembre 2018 - 10:38

Onore al DUCE ! W I D S !

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