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Roma, 2 nov – L’oltraggio ai corpi, lo scempio, la macelleria messicana. A più di settant’anni di distanza l’idea che piazzale Loreto sia stata una delle pagine più buie della nostra storia dovrebbe essere condivisa da tutti gli italiani. Non è così però per la sinistra, anche quella più moderata, come dimostrano le parole di Andrea Romano pronunciate a Stasera Italia su Rete 4: “Piazzale Loreto fu un gesto del tutto comprensibile”, ha dichiarato il deputato del Pd (ex montiano di Scelta Civica), scatenando l’ira e lo sdegno di Alessandra Mussolini.
Romano, che tra le altre cose è l’attuale direttore di “Democratica“, quotidiano online del Pd, alla domanda diretta della nipote del Duce “possiamo dire che piazzale Loreto è stato uno scempio?”, dapprima ha provato a sviare ricordando il suo passato da insegnante di storia contemporanea, poi a minimizzare “l’oltraggio a un corpo è sempre un errore”, poi è passato alla giustificazione parlando di quanto accaduto prima a Milano “città martire della resistenza”, arrivando infine a definire l’atto un “gesto del tutto comprensibile”.





Davide Di Stefano

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6 Commenti

  1. Il PD è ridotto alla disperazione e prova a recuperare voti parlando di antifascismo dopo avere depredato e ridotto alla fame il paese al servizio della dittatura finanziaria straniera;fortunatamente spariranno dalla storia del paese loro e non il fascismo, che fece un paese sovrano e libero dall’ usura con la nazionalizzazione di banca d’Italia e con le banche pubbliche.La sovranità monetaria recuperata allora agli stranieri fu il motivo per cui le plutocrazie ci fecero le sanzioni ed il blocco navale al fine di iniziare ad abbattere il fascismo, come avviene oggi per gli stati sovrani che non obbediscono ai poteri oligarchici mondiali.Mussolini che amo’ e fece il bene dell’ Italia rendendola un paese industrializzato e libero da usura straniera fu la vittima sacrificale di molti vigliacchi che per cambiare bandiera ne fecero un capro espiatorio.Questa è la vera storia e non quella falsa del pro assassini Romano.E’ vero che giorni prima a Piazzale Loreto furono uccisi dei partigiani su iniziativa tedesca in seguito ad un attentato a soldati tedeschi ma Mussolini aveva provato in ogni modo di ostacolare tale iniziativa ben sapendo che cio’ sarebbe andato contro gli interessi della RSI.Romano mente invece facendo credere che erano stati i fascisti e non i tedeschi a volere la rappresaglia

  2. Non vi fidate. Anche se mascherati dietro sigle liberal-democratiche, diciamo “di centro”, i sinistri sono sempre gli stessi. Anzi, sono incattiviti: sia per il fallimento della loro ideologia, e sia perché hanno completamente esorbitato dalla sfera politica verso quella giuridica (chi ha idee diverse dalle loro non è il nemico leale che può avere ragione ma è il delinquente da criminalizzare).

  3. Alle anime belle
    della Sinistra italiana
    A voi, tarme d’Italia,
    muffe dalla matrice,
    diede fiele la balia,
    anzi, la levatrice.
    Con voi la Destra spreca
    parole di disgelo:
    la vostra mente è cieca,
    l’invidia vi fa velo.
    E’ tempo ormai di dire
    tutta la verità:
    a sentirvi mentire
    nessuno più ci sta.
    Stiamoci dunque ai fatti.
    Visto che voi narrate
    solamente i misfatti
    dei fascisti, ascoltate.
    Incominciaste voi
    nel primo dopoguerra,
    insultando gli eroi,
    prendendovi la terra,
    inquinando i canali
    e gli abbeveratoi,
    massacrando animali,
    mucche, pecore, buoi.
    Violenti ed efferati,
    nelle vostre schermaglie
    strappavate ai soldati
    dal petto le medaglie.
    Prendevate a legnate
    anche i carabinieri,
    di morti riempivate
    le strade e i cimiteri.
    Un biondo sognatore
    sopra un ponte dell’Arno
    issava un tricolore,
    pallido il volto e scarno,
    quando un branco reietto
    di lupi l’afferrò,
    lo spinse oltre il muretto
    e lui precipitò.
    Dopo una settimana
    due giovani studenti
    nei pressi di Sarzana
    con roncole e tridenti
    furono fatti a brani
    e poi selvaggiamente
    gettati come cani
    dentro l’acqua bollente.
    E le aziende incendiate?
    Le violenze ai padroni?
    Le fabbriche occupate?
    E le devastazioni?
    Qui, per ovvi motivi,
    non entro nei dettagli:
    troppi sono i bersagli
    dei vostri atti eversivi.
    Non basterebbe un mese
    per raccontarli tutti.
    Quanti furono i lutti
    di quelle vostre imprese?
    Facevate gli eroi.
    Questo il vostro abbiccì.
    Incominciò così:
    i primi foste voi.
    Gli altri vennero dopo,
    muovendo alla difesa,
    o al solo e puro scopo
    di vendicar l’offesa.
    Del resto allora Croce
    e molti antifascisti
    non davano la croce
    solamente ai fascisti.
    Il grande liberista
    chiamava, com’è noto,
    “grande industria del vuoto”
    la scuola socialista,
    che senz’alcun costrutto
    faceva tanto chiasso,
    perché aveva distrutto
    ma non muoveva un passo.
    Proclamaste in un anno
    più di mille serrate:
    chi si opponeva al danno
    era preso a legnate.
    Con un piano insensato,
    contrastando il destino,
    spianavate il cammino
    al ras di un altro Stato.
    “Faremo come i Russi,
    come Lenìn faremo!”
    era, fra botte e bussi,
    il vostro grido estremo.
    Così, di questo passo,
    inviperiti e scaltri,
    voi lanciavate il sasso
    e accusavate gli altri.
    Fu questa l’atmosfera
    in cui nacque il Regime:
    altra strada non c’era,
    non ci sono altre rime.
    Oggi questo antefatto
    sui libri non ha testo,
    ma è dal vostro misfatto
    che venne tutto il resto.
    Quando furono andati
    i fascisti al potere,
    Giolitti ai deputati
    che stavano a sedere
    dichiarò soddisfatto,
    e anche un po’ commosso,
    che il Duce aveva tratto
    il Paese dal fosso.
    Senza il vostro intervento
    mai non sarebbe stato
    soppresso il Parlamento,
    né sarebbe slittato
    il nascente fascismo
    dalla democrazia
    sulla funesta via
    del totalitarismo.
    Poi, caduto il fascismo,
    con mille astuzie ed arti,
    invertiste le parti:
    eroi del vittimismo,
    riscriveste la Storia,
    capovolgendo i fatti,
    mutando i savi in matti,
    a vostra eterna gloria.
    Riempiste allo scopo
    volumi su volumi,
    faceste il prima il dopo,
    spargeste nebbie e fumi.
    C’impartiste lezioni,
    faziosi e sbrigativi:
    voi tutti quanti buoni,
    gli altri tutti cattivi.
    Poveri illusi, nati
    dall’odio di Caino,
    quali funesti fati
    vi riserva il destino!
    O anime malnate,
    che ci fate quassù?
    Andate via, tornate
    nel numero dei più!
    D’una siffatta gente
    non si cura la Storia:
    non si raggiunge niente
    con l’astio e con la boria.
    A voi non giova il mondo
    delle oneste parole:
    statevi giù nel fondo,
    dove non batte il sole.
    Come tutti i falliti,
    il bagaglio portate
    di vecchi e falsi miti,
    e su quelli campate,
    montando con l’inganno
    sull’asse ereditario
    dodici volte all’anno
    il vostro anniversario.
    La vostra civiltà
    si vede dalla stampa
    di quei signori là
    che l’astio e l’odio avvampa.
    Scrivi, scrivi e riscrivi:
    “Quei porci moriranno!”.
    Ma loro restan vivi,
    voi sempre nell’affanno.
    O menti inacidite,
    piovute qui per sbaglio,
    con che boria venite
    tra i vivi allo sbaraglio?
    Istigate, furenti,
    il volgo ottuso e scemo,
    e subito i dementi
    compiono il gesto estremo.
    O sbirri inquisitori,
    o grandi lestofanti,
    che avete dei censori
    le facce più arroganti;
    che ci buttate addosso
    treppiedi e cattedrali,
    perché, tra il nero e il rosso,
    non siamo tutti uguali.
    Questo è stato l’inizio.
    Un giudice di razza,
    con fare tribunizio,
    sobillava la piazza:
    “Io quello lì lo sfascio!”,
    gridava empio e blasfemo.
    “Ormai siamo allo sfascio:
    ci vuole un gesto estremo!”.
    Il gesto venne, infatti.
    E tu, candida Rosy,
    non dimostrasti ai fatti
    sentimenti amorosi
    quando dicesti: “Quello
    la vittima non faccia,
    non si scaldi il cervello:
    quel souvenir in faccia
    se l’è proprio voluto.
    E poi di quale pasta
    sia fatto è risaputo”.
    Donna pietosa e casta,
    che esempio di saggezza,
    d’amore e di bontà!
    Mai giunse a tale altezza
    la tua cristianità.
    Ricordi? Da ministro
    snobbavi l’avversario
    e con l’occhio sinistro,
    snocciolando il rosario,
    come rosa da un tarlo,
    gli dicevi stizzita:
    “Io con te non ci parlo.
    E’ chiusa la partita”.
    Quell’altro, pari pari,
    con la faccia da prete,
    chiedeva agli avversari:
    “Ma voi, che cosa siete?”.
    Torna, prode guerriero,
    nelle tue smorte file
    con l’elmo e col cimiero
    a roderti la bile!
    Per voi, difatti, al mondo
    ci siete solo voi:
    questo è l’estremo affondo
    che fate su di noi.
    Ma se nella dialettica
    convivono i distinti,
    perché la fate scettica
    e ci volete estinti?
    Qualcuno ora ci grida:
    “Voi siete impresentabili!”,
    e in cuore suo confida
    di renderci disabili.
    Un altro dice che
    non siamo esseri umani.
    Limite più non c’è
    a questi affronti insani.
    Eppure gl’Italiani
    sono metà e metà:
    gli stupidi e i villani
    sono di qua e di là.
    Ormai non c’è speranza
    che voi vi ravvediate,
    per voi lotta ad oltranza:
    “Insultate, insultate!”.
    Certo, fra voi ci sono
    persone rispettabili,
    un po’ più su di tono,
    addirittura amabili:
    democratici veri,
    non amano gl’insulti,
    hanno retti pensieri,
    non fanno atti inconsulti.
    Ma sono pochi, ostaggi
    del traino dei più;
    a loro modo saggi,
    non vanno su e giù.
    A che giova gridare,
    fare gazzarra, offendere?
    Meglio sereni attendere
    di poter governare.
    Il libro di natura
    ha l’entrata e l’uscita:
    a chi tocca la vita,
    a chi la sepoltura.
    Voi, invece, pensate
    di durare in eterno,
    ma poi più non campate
    che un’estate o un inverno.
    Siete sempre in campagna
    elettorale: il plauso,
    il vero e schietto plauso,
    così non si guadagna.
    Finché così farete
    potrete anche segnare
    qualche punto o marcare,
    ma che futuro avete?
    Non basta che godiate
    del favore dei guitti,
    delle ciarlatanate,
    dei bandi, degli editti
    dei liberi docenti
    che fanno gli studenti
    sempre meno sapienti
    coi loro insegnamenti.
    Ma poi cosa volete?
    A conti fatti, voi
    contate più di noi
    nelle stanze segrete:
    se la Destra amministra
    il potere legale,
    il potere reale
    sta in mano alla Sinistra.
    Sono in vostra balìa
    tutti i gangli vitali
    della burocrazia,
    le scuole, i tribunali,
    la stampa, l’edilizia,
    lo sport, la sanità,
    la buona società,
    persino la Giustizia.
    Ed è con questa, infatti,
    che minate il potere,
    inventando misfatti
    tutti da rivedere.
    O giudici inquirenti,
    che ogni giorno spiate
    i nostri sentimenti,
    se la Legge, scusate,
    la date in subappalto
    a pentiti e guardoni
    voi non volate in alto.
    Voi non siete i campioni
    di quell’autonomia
    che ogni giorno invocate:
    tra verità e bugia
    voi vi barcamenate.
    Che direste, o potenti,
    se ciascuno di noi
    gridasse ai quattro venti
    ciò che pensa di voi?
    Codesta strategia
    ogni governo ammazza:
    ostruzionismo, piazza,
    tribunali, anarchia.
    Voi volete il dialogo,
    ma soltanto a parole,
    o col vostro decalogo:
    è chiaro come il sole.
    Denunciate l’azzoppo
    del Parlamento, e poi
    gli create ogni intoppo:
    tiranni siete voi!
    Vi vantate custodi
    della Costituzione,
    ma intanto in tutti i modi
    cercate il ribaltone.
    L’Italia grazie a voi
    è un paese allo stallo:
    sempre davanti a noi
    il semaforo è giallo.
    Quando vi vedo irridere
    la Destra nell’arena
    più che farmi sorridere
    mi fate una gran pena.
    La vostra ira epilettica
    è fuori dalla Storia,
    ché la Storia è dialettica,
    ma senza spocchia o boria.
    Fate lo sciacallaggio
    coi vostri quotidiani,
    poi avete il coraggio
    di dire: “Se quei cani
    osano criticarci
    lo sai cosa facciamo?
    Senza manco pensarci,
    noi, quelli, li sbraniamo”.
    E infatti i vostri padri
    nel secolo trascorso,
    giocando a guardie e ladri,
    strappato con un morso
    a una guardia un orecchio,
    si misero a gridare:
    “Datemi quell’orecchio,
    che lo voglio mangiare!”.
    Ora, se i comunisti
    non mangiano i bambini,
    vero è che coi fascisti
    ci vanno assai vicini.
    D’altra parte il carname
    di piazzale Loreto,
    certifica la fame
    del vostro basso ceto.
    Definite il fascismo
    come il male assoluto,
    ma il vostro comunismo
    fu solo uno starnuto?
    Per voi quello che dice
    la Sinistra è vangelo,
    se lo stesso lo dice
    la Destra è uno sfacelo.
    Chi la Sinistra vota
    è colto e intelligente,
    altrimenti è un idiota
    che non capisce niente.
    Chi diserta da voi
    è un compagno che sbaglia,
    chi diserta da noi
    merita la medaglia,
    perché da voi risiedono
    giustizia e verità,
    da noi solo si vedono
    menzogne e oscenità.
    Voi siete tutti bravi,
    onesti e democratici,
    noi siamo tutti schiavi,
    disonesti e fanatici.
    Tutto ciò che promette
    la Sinistra è verismo,
    se invece lo promette
    la Destra è populismo.
    Sono ottusi e meschini
    questi discorsi qui:
    nemmeno i più cretini
    ragionano così.
    Quando cadde il fascismo,
    capovolta la storia,
    il vostro revanscismo,
    con la solita boria,
    creò la falsa logica
    d’una priorità
    persino antropologica
    della vostra metà.
    Per più di sessant’anni
    ve la siete cantata
    fra menzogne ed inganni.
    Ora la serenata
    non incanta nessuno,
    perché i vostri misfatti
    spuntano ad uno ad uno.
    Parlan le carte e gli atti.
    Voi non siete migliori,
    e lo sapete bene:
    fate i denigratori,
    i vampiri, le iene
    per nascondere agli altri
    la vostra povertà.
    Siete birboni e scaltri,
    ma non vi basterà.
    L’ostinato ostracismo
    che mina l’unità
    è il vostro antifascismo
    che solo odio ci dà.
    Ormai da lunga pezza
    fra noi non c’è pietà:
    se il cerchio non si spezza
    niente ci salverà.
    Fanatici, alle corte,
    cessate di cantare:
    con quelle bocche storte
    c’è poco da sbruffare.
    Tra i salmi dell’Uffizio
    c’è anche il Dies irae:
    o che non ha a venire
    il giorno del Giudizio?

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