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Torino, 10 set – In piazzale Valdo Fusi, nel capoluogo piemontese, è apparso un murales che ritrae Matteo Salvini a testa giù. Esattamente come Benito Mussolini a piazzale Loreto. L’identificazione tra l’attuale ministro dell’Interno e il Duce è certa: i pantaloni del disegno sono gli stessi che indossava il capo del fascismo. Sempre a Torino, del resto, nei giorni scorsi le fermate dell’autobus erano state «addobbate» con graffiti che raffiguravano Salvini con un cappio al collo e la scritta «Lega stretto».

I pantaloni di Salvini sono gli stessi che usava indossare il Duce

Il murales choc è dunque stato denunciato dallo stesso leader del Carroccio, che così ha commentato su Twitter: «Salvini a testa in giù in centro a Torino. Che squallore. Quanto odio. Noi rispondiamo con idee, cuore e coraggio, so che siamo in tantissimi, vero?». E a stretto di giro di posta anche Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega al Comune di Torino, ha affidato la sua indignazione a un post su Facebook: «Potete attaccare Salvini in tutti i modi possibili, ma l’Italia è con lui».


L’isteria sinistroide verso il ministro dell’Interno è cosa nota. A fine giugno, ad esempio, lo street artist Beast aveva affisso in una via di Milano un fotomontaggio alto quasi tre metri che ritraeva Salvini con le fattezze di Adolf Hitler. Ma non si tratta solo di sedicenti artisti e «scappati di casa». Anche la più paludata Repubblica, infatti, in quei gironi non aveva esitato a pubblicare una vignetta di Massimo Bucchi con un Salvini in abiti coloniali e intento a sparare a un africano. Niente di nuovo per la sinistra ossessiva compulsiva, insomma. Ciò che invece colpisce è l’evidente incapacità di imparare dai propri errori: la precedente demonizzazione di Berlusconi, spesso accostato al Duce, è miseramente fallita, producendo l’effetto contrario a quello sperato. Tutto ciò avrebbe dovuto consigliare alla sinistra un cambio di strategia, perlomeno a livello comunicativo. Ma, a quanto pare, per i progressisti è più facile rinchiudersi nella propria cameretta a sognare di fare il partigiano che elaborare una seria strategia politica. In poche parole, i «compagni» hanno scelto di che morte morire. Non ci mancheranno.
Elena Sempione

11 Commenti

  1. Qualcuno dovrebbe ricordare al sinistrume che per appendere qualcuno a testa in giù bisogna essere i reggicoda di una potenza che ha vinto la guerra!… Senza la strapotenza alleata che lo ha, se non voluto, quantomeno consentito, il sinistrume non avrebbe potuto appendere proprio nessuno, ne per i piedi, ne per il collo… Così come gli odiosi straccioni nordafricani così ben rappresentati nel film: “La ciociara”, non avrebbero potuto stuprare proprio nessuno. Sarebbero stati, alla fine, tutti trattati come l’ indegna ciurmaglia che sono. Vale a dire a bastonate, a frustate e a revolverate.

  2. Forse il procuratore di Agrigento o quello di Genova indagheranno……..forse no,non vorranno di certo rompere l’idillio con piddini,centri sociali e comunistoidi vari……che schifo di paese,che vergogna indicibile…… comunistelli ignobili,vere e proprie deiezioni umane, protette e foraggiate dalla politica radicali chic e dai magistrati caviale e champagne……..che nauseabonda e penosa situazione,un ministro a testa in giù ……… Ovviamente mandanti e artefici sinistri a piede libero……..che cazzo di democrazia.

  3. Scommessa vinta!… Se invece fosse stata disegnata così la BOLDRINI, o Martino, o bersacci!!! Apriti cielo!!! La democrazia è insidiata!!!…

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