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Roma, 10 set- Dalle accise sui carburanti alla riduzione dell’Ires per chi reinveste, fino ai primi studi di riforma delle aliquote Irpef. Non una rivoluzione, ma la prima manovra economica del governo giallo-verde prevede comunque un deciso intervento sul lato del fisco.
A spiegarlo il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci, che intende partire dal tema delle accise su benzina e gasolio, “molto caro a Matteo Salvini”. E non solo, visto il peso di questo prelievo nelle tasche degli automobilisti. Ancora non è chiaro quali accise verranno riviste, l’idea è comunque di puntare ad un taglio di quelle più datate nel tempo – alcune risalgono alla guerra in Eitopia, altre alla tragedia del Vajont del 1963 o all’alluvione di Firenze del 1966 – che potrebbe portare ad una riduzione nel prezzo dei carburanti fino a 10 centesimi al litro.
Oltre alle accise, nel calderone della finanziaria finiscono anche le numerose proposte di riforma fiscale. Non la flat tax vera e propria, ma una revisione delle aliquote che passerebbero dalle attuali cinque a non più di tre (si è parlato di 21, 28 e 43%). Il ministero dell’Economia starebbe facendo in questi giorni le simulazioni per valutare gli impatti sul gettito anche in previsione di una futura, ulteriore riformulazione che punti verso verso l’idea di “flat tax progressiva”. Novità in arrivo anche per le imprese, che dopo la riduzione dell’Ires varata dallo scorso governo potrebbero vedersi un’ulteriore riduzione – dal 24 al 15% – per la quota parte di utili che verranno reinvestiti per l’acquisto di attrezzature.
Fra tutte le misure espansive si parla di almeno 5 miliardi di “quota parte” della Lega e altrettanti destinati alle proposte del M5S. In totale fanno 10 miliardi di euro, sui quali si negozierà con l’Ue: “Dovrebbe essere all’interno degli spazi di bilancio che verranno concessi dalla Commissione europea. Non credo che l’Europa ponga tutti questi vincoli. Primo perché c’ è un dato politico, il prossimo anno ci sono le elezioni europee e in questi passaggi le maglie sono sempre un po’ più larghe. E poi perché Germania e Francia questa flessibilità l’hanno già utilizzata. All’Italia non può essere negato di portare avanti delle politiche di sviluppo”.
Filippo Burla

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