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Roma, 10 mag – All’inizio, negli Anni di piombo, ci fu Goldrake, l’Ufo robot degli anime giapponesi. Poi toccò ai videogame di combattimento, troppo violenti e “fascisti”, e alla musica “diseducativa” per i giovani, a cui Tipper Gore fece apporre il famigerato Parental advisory. E, dulcis in fundo, ora è il turno di una marca di abbigliamento. Se non lo avete ancora capito, stiamo parlando degli isterismi della sinistra antifascista. I sessantottini e i loro epigoni, infatti, fallita miseramente la rivoluzione, sono tornati in sagrestia a celebrar messa e a recitar sermoni. Si volevano ribelli e finirono a fare i preti. Galeotto fu, in questo caso, un giacchetto griffato Pivert, indossato nientepopodimeno che dal ministro degli Interni in pectore Matteo Salvini.
Ma riavvolgiamo un attimo il nastro. Ieri sera è stata disputata la finale di Coppa Italia tra Juventus e Milan allo stadio Olimpico di Roma. Presente in tribuna vip anche il leader della Lega che, da sfegatato tifoso rossonero, non deve aver trascorso una bella serata, viste le 4 “pere” con cui la Juve ha liquidato la sua squadra del cuore. Salvini, tuttavia, è stato immortalato da alcuni scatti con indosso l’incriminato giacchetto Pivert, cioè – come poi apprendiamo dalle testate di sinistra – la marca dei “fascisti di CasaPound”. Il segugio Christian Raimo, ovviamente, è subito intervenuto per gridare allo scandalo e per alzare il ditino in segno della sua riprovazione: «Il futuro ministro degli interni ieri indossava una giacchetta Pivert, il marchio di abbigliamento legato a CasaPound, che di fatto entra come terzo polo insieme a Fratelli d’Italia in questo governo. Amen».

Lo stesso Raimo, del resto, qualche giorno fa si era abbandonato a un’altra reprimenda nei confronti della Pivert: ce l’aveva più in particolare con Stolen, la linea di calzature lanciata di recente dal giovane marchio italiano, non facendosi mancare, more solito, qualche caduta di stile in termini di dossieraggio. Ad ogni modo, i fermi immagine con Salvini e lo scabroso giacchetto erano troppo irresistibili per i segugi antifascisti del web. E così anche Fanpage si è fiondata sulla “notizia”, rispolverando un po’ di “sana” diffamazione compagnesca: «Salvini, da paladino della legalità, dovrebbe forse prestare più attenzione a chi fa pubblicità». Ma, cari compagni, a che serve Salvini se siete proprio voi a far pubblicità “aggratis” a Pivert? Grazie alla vostra cagnara e al tam tam internettiano, infatti, molti curiosi verranno a sapere che questo marchio di abbigliamento, fondato e gestito da giovani, mentre addirittura le griffe più celebrate delocalizzano, produce i suoi capi esclusivamente in Italia, proprio perché crede nel Made in Italy e che, in questo settore, l’Italia possa ancora essere avanguardia. La Pivert, insomma, ghigna e vi ringrazia.
Vittoria Fiore



Pivert casual italian brand

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6 Commenti

  1. chiedo scusa mi sono perso un passaggio…
    se uno solo indossando una giacca marcata PIVERT diventa di Casapound (magari,aggiungerei io) come mai per la stessa proprietà transitiva un “giornalista” di fanpage (quello convinto che Boko Haram sia “il sanguinario DITTATORE della Nigeria”) pubblicando il suo libello per il “mafioso di Arcore” non diventa nè mafioso ne Berlusconiano anch’egli ?

  2. Copio e incollo quanto scrissi sotto un vostro articolo dell’anno scorso:
    “Che volete farci? Giornalismo da quattro soldi con “inchieste” costruite sul nulla.
    Prendo per esempio il marchio d’abbigliamento Pivert, sicuramente nato e cresciuto in ambienti vicini a CasaPound e allo stesso Primato Nazionale… C’è forse da vergognarsi?
    Perché esistono forse marchi di abbigliamento i cui proprietari non hanno idee politiche? Esistono forse giornali senza una certa impronta politica?
    Pivert fa abbigliamento e da quanto leggo sul sito, abbigliamento fabbricato in Italia. Andrebbe valutata per quelli che sono i suoi prodotti, discorso che vale anche per le varie Lacoste, Fred Perry, Ben Sherman,…
    Che Pivert nasca vicino a CasaPound è un problema?
    Qualcuno potrebbe dire “alcuni dei soldi della Pivert potrebbero essere spesi per attività politiche di CasaPound” e anche fosse (cosa non provata, ho giusto fatto un esempio), dove sarebbe il problema?
    Non fanno forse lo stesso le altre aziende? Se chi gestisce la Pivert ottiene dei profitti avrà pur diritto di reinvestirli come meglio crede no?
    Io certo non sono di CasaPound eppure sono qua a leggere il Primato Nazionale, perché? Per farmi un’idea, perché mi piace leggere articoli e opinioni delle più diverse e quando comprerò una nuova polo Pivert sarà certo una possibile scelta, in quanto l’essere fabbricata in Italia mi attira non poco.
    Si parla tanto di libertà eppure di questi tempi è una parola che sento soprattutto in bocca ai peggio censori, persone la cui visione del mondo è non solo ottusa, ma pericolosa.
    Produrre in Italia o essere vicina a CasaPound è forse un reato per Pivert? Di un’azienda troverei più pericolosa l’evasione fiscale, la produzione sfruttando persone, una pessima politica ambientale riguardo le materie prime…
    Avere un’idea vicina a una certa realtà politica è forse un reato per lo stesso Primato Nazionale? E dove vogliamo mettere la pluralità del pensiero? La libertà, appunto.
    Omicidi, stupri, rapine, mafia, corruzione… Occupiamoci di quelli che sono i veri problemi, i veri reati.
    Chiunque se ne macchierà, CasaPound, Primato Nazionale e Pivert compresi, avrà modo di pagarne le conseguenze.
    Sino ad allora evitiamo di creare scandali sul nulla e mostri che non esistono.
    Chissà che un domani non parleranno di raccolte alimentari come voto di scambio.
    Detto questo, che vinca la politica migliore e che si impari a combattere gli avversari guardandoli negli occhi e a testa alta, non con strani sotterfugi.”

  3. E le mutande di Salvini a quale partito politico portano ? Forse se le aveva nere erano da collegare al fascismo e invece se le mutande le aveva rosse significa che è uno di destra ma comunista ? E…. i giornalisti del Fatto hanno tanto tempo libero.

  4. Interessante! Ora so che maglia comprarmi prossimamente! Un sentito ringraziamento al nutrito club di sinistronzi che portano la maglietta rossa con il “Che” senza sapere che se fosse ancora vivo, gente codarda come loro sarebbe la prima ad essere perseguita e non solo a parole. Che Guevara vi osserva…

  5. concordo con il senso dell’articolo…
    non conoscevo affatto questa marca,
    e stavo giusto cercando un qualche marchio che
    fosse ancora totalmente nato e prodotto in italia
    da italiani.
    quindi per una volta ringrazio i sinistrati per l’informazione…
    anche se non era quello,il loro scopo
    😉

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