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Roma, 2 mar – Mancava solo lui, Matteo Salvini. Il leader della Lega, forse rimbrottato da qualche sodale in vista delle alleanze post voto, si è unito al coro dell’antifascismo e dice che se dovesse diventare premier lui in piazza il 25 aprile ci scende. In un’intervista al Corriere della Sera Salvini, alla precisa domanda: “da premier parteciperebbe ai festeggiamenti per il 25 aprile?” lui testualmente risponde “Sì, certo. Sarà mio dovere essere presente”.
Segue un’argomentazione che suona come il rumore delle unghie che si arrampicano sugli specchi, poiché sostiene che il 25 aprile sia “una data importante, troppo colorata di rosso e che “l’occupazione con le falci e i martelli di una ricorrenza che dovrebbe essere di tutti gli italiani mi dà fastidio”. In ogni caso è bene tenere presente che se Salvini dovesse vincere le elezioni lui in piazza ci sarà, accanto all’Anpi.
L’affermazione di Salvini è doppiamente da sottolineare, poiché non è la prima volta che la Lega si accoda a quanti il 25 aprile scendono in piazza, e non di certo per ricordare i caduti della Repubblica Sociale Italiana. Già fin dai suoi esordi la Lega ha avuto una connotazione antifascista, con la gestione Bossi. Basti ricordare il 1994, quando al corteo di Milano 200 leghisti sbandieranti le presero di santa ragione da partigiani e affini. Bossi disse: “Le manifestazioni popolari sono così, normale che ci sia un po’ di rabbia. Ma il nostro posto è lì, noi siamo antifascisti”. L’anno dopo tornarono a sfilare a fianco dell’Anpi e nessuno disse niente, probabilmente qualcuno apprezzò le parole di Bossi e sdoganò la Lega.
Il rapporto tra la Lega e l’antifascismo viene da lontano come dimostra la biografia del fondatori del movimento. Bossi, che della Lega è stato il fondatore, a metà degli anni ’70 era tesserato nella sezione del Partito Comunista Italiano di Verghera, e raccolse fondi tramite la vendita di quadri a sostegno delle vittime di Pinochet. Anche Maroni ha un pedigree antifà di tutto rispetto: dapprima marxista-leninista e poi, fino al 1979, comunista di Democrazia Proletaria.
Quasi un quarto di secolo dopo quel 25 aprile 1995, di acqua sotto i ponti (del Po) ne è passata, e sebbene la Lega di Bossi sia un lontano ricordo, sembra che Salvini riscopra questo aspetto del passato che ha contribuito a rendere grande la Lega. O forse, più semplicemente, Salvini ha bisogno di attrarre consensi in un’ultima e disperata mossa pre elettorale.
Anna Pedri
 

4 Commenti

  1. Tranquilli Salvini sa che avrà bisogno di noi di Casapound sia in parlamento che nelle piazze per disintegrare per sempre quella massa di drogati ignoranti nullafacenti dei centri sociali delle cooperative che aiutano i finti poveri neri zulu dei politici schifosi di sinistra traditori ed antitaliani dei preti amici degli islamici e pedofili tranquilli Salvini non è scemo e sa che con Casapound si potrà finalmente formare finalmente una vera Italia libera dalle fogne rosse che l’hanno devastata.

  2. Questo è rosso dentro. E’ un frutto dei centri sociali, momentaneamente in cerca di carrierà politica (alisa dindini). La Lega è un partito autodistruttosi a causa dei suoi stessi politici. Bang

  3. Ma è mai possibile che nel 2018 si parli di fascismo e comunismo?!!
    Volere il bene del popolo non è né fascista né comunista!
    Vi fate troppe seg.he mentali!
    Perché pretendere che Salvini si dichiari fascista, “perché sennò è comunista!” State esagerando!
    I centri sociali distruggono tutto, rompono vetrate, tirano molotov coi chiodi, prendono a sprangate le persone, legano, prendono a calci e pugni, pretendono di togliere la libertà di parola a chi vogliono, da dittatori; Casapound e Forza Nuova fanno tanto del bene alla gente ma poi se non dici che sei fascista diventi nemico?!!
    Basta con le dittature! Non vedete che distruggono l’Italia?!!

  4. SEGNALAZIONE: LA FRASE “sembra che Salvini riscopra questo aspetto del passato che ha contribuito a rendere grande la Lega” è UN REFUSO?
    Come è possibile che sul Primato Nazionale si affermi che la Lega è stata grande quando era più antifascista di oggi?
    COMMENTO:
    Chi, oggi, si definisce fascista non vuole ricostituire il PNF e neanche il PFR (anche se questa ultima versione ci è molto vicina).
    Il Fascismo è una ideologia come il liberalismo il marxismo il comunitarismo, ed ha diritto, come tutte le ideologie, a svilupparsi, fare proseliti, impostare programmi, magari decidersi fra eredità grecoromana e giudaicocristiana (quest’ultima fa parte di una visione del mondo a noi antitetica, eppure Forza Nuova si rifà a Gesù Cristo, ahinoi!).
    Chi parla del Fascismo come epoca storica (ad es FDI) ragiona come il peggiore antifascista.

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