Roma, 29 dicembre –  Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in un’intervista a Il Messaggero ha commentato l’idea lanciata dal quotidiano – diventata anche oggetto di una proposta di legge – di inserire l’Italiano nella Costituzione. Una proposta che ha trovato una vasta platea e ovviamente l’appoggio implicito del governo, dato che già lo stesso premier Giorgia Meloni in un intervento all’assemblea degli ambasciatori della Farnesina aveva rilanciato il tema: “Siamo travolti dalle parole straniere, dobbiamo utilizzare di più la lingua italiana”.

Sangiuliano contro gli snob

Il Ministro, in una lunga intervista è intervenuto sulla proposta dell’Italiano in Costituzione battendo un colpo per un governo senza arte ne parte: “La lingua è l’anima della nostra nazione, il tratto distintivo della sua identità – afferma Sangiuliano – Il secolo scorso insigni studiosi del calibro di Croce, Gentile, Volpe hanno a lungo argomentato sulla circostanza che l’Italia sia nata molto prima della sua consacrazione statutaria e unitaria. L’Italia nasce attorno a quella che fu definita la lingua di Dante. In Italia – sottolinea ancora il ministro – non esiste un’autorità pubblica con poteri giuridici come sono ad esempio l’Académie française e il Conseil International per la Francia, o la Real Academia Espanõla per la Spagna. Abbiamo, è vero un’istituzione prestigiosissima come l’Accademia della Crusca, fondata nel 1583, autorevole ma priva di strumenti giuridici“. Poi passa all’attacco del “vizietto” anglofono nella nostra penisola: “Credo che un certo abuso dei termini anglofoni appartenga a un certo snobismo, molto radical chic, che spesso nasce dalla scarsa consapevolezza del valore globale della cultura italiana. E anche della sua lingua, che invece è ricca di vocaboli e di sfumature diverse”. Un messaggio chiaro – quindi – a tutti gli alfieri del termini inglesi che mascherano (di solito) una supercazzola: vedi “Jobs act”.

Alcune considerazioni

Vanno comunque fatte delle considerazioni, nonostante la battaglia sia sacrosanta e di un’importanza culturale primaria. Lo stesso Ministro ha ammesso che “valorizzare e promuovere la nostra lingua non significa ignorare il mondo che ci circonda – e conclude – non si tratta di promuovere una battaglia di retroguardia ma solo se sei ben saldo nelle tue radici puoi meglio aprirti al mondo”. Giustissimo. Infatti seppur l’anglicismo sia molto in voga negli ambienti col mignolino alzato, non può essere ignorato il suo status di lingua internazionale, ma soprattutto tecnico-scientifica per il mondo universitario e della ricerca, o più in generale del mondo professionale di alto livello. Infatti, dietro la diffusione di termini inglesi (o stranieri) si cela la mancanza di un’avanguardia che sappia fare dell’Italiano una lingua in grado di competere con l’inglese nei termini di praticità, pragmatismo e facilità di comprensione. Se l’asse della ricerca tecnologica, scientifica e perfino artistica con cui di pari passo si costituisce, per esperienza diretta, la lingua in grado di descriverla, si è spostata sul mondo anglofono è purtroppo anche colpa nostra. Colpa della negazione della nostra storia e di riflesso della nostra missione rispetto al futuro. Quindi va considerato, ancora prima di mettere in costituzione la lingua Italiana, di mettere all’opera la lingua Italiana. Altrimenti il rischio è quello di rinchiuderla nel museo costituzionale dove – insieme ai bei diritti mai applicati – ci saranno le belle (ma purtroppo inutili) parole. La lingua è anima, come ha giustamente notato Sangiuliano, ma anche corpo. Ma se nell’anima – invece di Dante – c’è l’Italia dei mangia spaghetti e nel corpo – invece degli eroi, dei santi, degli scienziati – gli italioti che non sanno comportarsi come tali, nessuna difesa costituzionale della nostra lingua riuscirà a strapparla all’oblio. Un lingua come un popolo ha bisogno di uno scopo: una missione civile.

Sergio Filacchioni

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2 Commenti

  1. La questione è anche un’ altra. Nella stragrande maggioranza dei casi i plurilingue non sanno più bene e non tengono allenata neppure la madrelingua. Conseguentemente le riflessioni, il parlare, il recepire scade alla qualità… unicamente pragmatica.
    Dove sono i traduttori professionali… non rispettati e scomparsi per lasciare sempre più posto ad una babele di incomprensioni comode al solo manovratore di turno!

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