Roma, 29 dic – La civiltà Maya continua a svelarsi gradualmente all’uomo moderno. Recentemente in America Latina, più precisamente nella fitta giungla del Guatemala, è stata scoperta una sorta di vastissima metropoli con centinaia di città e villaggi, strettamente interconnessi tra loro da 177 chilometri di strade create da un’antica civiltà perduta. Siamo dinnanzi a una scoperta straordinaria! L’area in questione si estende infatti per circa 1.800 chilometri quadrati e gli insediamenti rilevati al suo interno potrebbero svelare un complesso sistema sociale, politico ed economico, impiegato dalla popolazione che ne abitava la zona. I ricercatori non hanno dubbi nell’attribuire alla civiltà Maya questa antica urbanizzazione nella giungla guatemalteca. Stando ai primi studi in loco, il gigantesco sito potrebbe risalire all’epoca compresa tra il 1000 avanti Cristo e il 150 dopo Cristo.

Una gigantesca città perduta scoperta “al volo”

Il team di ricerca internazionale, guidato dai ricercatori della americana Foundation for Anthropological Research and Environmental Studies e dell’Università Statale dell’Idaho, coordinati dal professor Richard D. Hansen, hanno scoperto la nuova civiltà grazie alla tecnica di telerilevamento LIDAR, acronimo di Laser Imaging Detection and Ranging. Grazie a tale sistema è possibile individuare strutture nascoste sotto terra o coperte dalla fitta vegetazione. Impiegando raggi laser dall’alto, con l’ausilio aereo di droni o altri velivoli, oggi l’uomo è dunque in grado di scoprire ciò che, nei millenni, natura e intemperie hanno sepolto. I laser dei ricercatori sono dunque penetrati nella fittissima giungla guatemalteca riportando nella modernità ben 775 insediamenti nel territorio del bacino, più altri 200 nelle aree limitrofe.

Un vasta urbanizzazione Maya

La scoperta di questo vastissimo hinterland Maya è avvenuta nel bacino carsico Mirador-Calakmul del Guatemala, proprio nell’area denominata pianure Maya, la principale delle tre in cui è suddivisa la regione storica del Mesoamerica. Il team guidato dal professor Hansen ha raggruppato “in 417 antiche città, paesi e villaggi di almeno sei livelli preliminari in base a superficie, volumetria e configurazioni architettoniche”. Al momento le prime strutture rilevate sono a dir poco sorprendenti; si parla di grandi piramidi a gradoni risalenti al periodo del tardo/medio preclassico e 200 piscine per la raccolta e la gestione dell’acqua, annesse a una fitta rete di canali idrici artificiali. Ma ancora più sorprendente e di grande utilità per i ricercatori, sono sicuramente i 177 chilometri di strade rialzate che collegano gli insediamenti e che potrebbero portare ad altre scoperte.

Un’antica società avanzata

Dopo i primi rilevamenti, gli scienziati hanno annunciato al mondo le prime entusiasmanti scoperte effettuate nel sito. “La coerenza di forme e modelli architettonici, ceramiche, arte scultorea, modelli architettonici e costruzioni unificanti di strade rialzate all’interno di un territorio geografico specifico, suggerisce una continuità politica, sociale ed economica centralizzata tra gli occupanti. Il lavoro necessario per costruire enormi piattaforme, palazzi, dighe, strade rialzate e piramidi risalenti al periodo medio e tardo preclassico in tutto il sito suggerisce la capacità di organizzare migliaia di lavoratori”. Ha aggiunto ancora il team di Hansen. Secondo gli autori dello studio condotto dagli istituti di ricerca statunitensi, la distribuzione e le dimensioni degli insediamenti, uniti al fatto che fossero coevi “forniscono prove delle prime strategie amministrative e socio-economiche centralizzate all’interno di una regione geografica definita”.

Tesori nascosti di inestimabile valore

La fittissima e impenetrabile giungla del Mirador-Calakmul del Guatemala, ci svela oggi i suoi antichi tesori nascosti di una civiltà che era andata perduta per millenni. I ricercatori hanno anche identificato una sorprendente presenza di tumuli di case “invisibili”, con pavimenti in terra battuta, buche di palo e ceramiche preclassiche in situ. Con l’approfondirsi delle ricerche in loco, dissotterrando le antiche rovine, si potrebbero scoprire veri tesori dal valore inestimabile. Le tecniche di costruzione architettonica con pietra, malta e stucco, unite ai manufatti utilitaristici e cerimoniali nel periodo medio preclassico, oltre all’innovazione della grande architettura triadica in tutta l’area all’inizio del periodo tardo preclassico, implicano inoltre sicuramente la formazione di un’ideologia religiosa unificata. Una sorta di Pantheon di questi centri abitati e delle proprie genti, nel quale l’attività cultuale potrebbe essere stata condivisa.

Le ricerche porteranno al disboscamento della giungla guatemalteca?

Senza dubbio alcuno, questa scoperta è destinata a far parlare di sé il mondo archeologico per i prossimi decenni, riportando alla luce antichi tesori e nozioni che sbalordiranno la comunità scientifica internazionale, ma non solo quella. Vediamo già le troupe hollywoodiane accalcarsi per assicurarsi un posto in quello che potrebbe diventare un gigantesco set cinematografico naturale. Ma, a proposito di natura, quasi certamente le ricerche porteranno nella giungla guatemalteca un numero importante di escavatori, motoseghe e altri mezzi volti al disboscamento delle aree interessate. Quello che rappresenta un salutare polmone dell’America centrale potrebbe così rischiare una mutilazione malata ma, volenti o nolenti, il prezzo da pagare per la ricerca storica, purtroppo, è anche questo.

Andrea Bonazza

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