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Roma, 3 mag – Dirigenze “decapitate”, centrali operative chiuse, organici ridotti e ambulanze senza personale specialistico a bordo. Così il sistema del 118 è stato letteralmente smantellato. La denuncia arriva dalla Società Italiana Sistemi del 118.
“Si è ritenuto, a più riprese – spiega Mario Balzanelli, presidente del Sis – di smantellare, nel nome di innovazioni inesistenti, la concezione di sistema salva vita, tempo dipendente, a disposizione h24, 365 giorni l’anno, di 60 milioni di italiani, per cui si impegnano risorse risibili rispetto al volume complessivo”, vale a dire meno del 2% della spesa sanitaria nazionale. Una carenza ormai strutturale che non permette di rispettare quanto previsto dalla legislazione in materia: per ogni 60mila persone dovrebbe essere prevista una squadra di soccorso avanzato con medico e/o infermiere, “in grado di fare una diagnosi immediata e di fornire una terapia urgente”. La realtà è invece che “ogni regione – continua – fa a modo suo. E così succede che a Milano su centinaia di ambulanze, quelle medicalizzate, cioè con medico e infermiere a bordo, sono solo cinque. Nel Lazio ce ne sono 16, poche in tutto il Friuli. A Taranto invece chi chiama il 118 sta tranquillo perchè il medico arriva sempre, come in Calabria e Sicilia, dove però c’è carenza di ambulanze e quindi sono sempre in ritardo mettendo a rischio la vita dei cittadini”. Insomma, l’organizzazione sembra essere migliore al Sud, dove però si fa sentire la carenza di mezzi.
Non solo: “Centri di responsabilità – prosegue il presidente del Sis 118 – quali le centrali operative di questi sistemi ipercomplessi, sono state scambiate per meri ‘call center’, per veri e propri rispondifici telefonici”, mentre “si è stabilito irrazionalmente di chiudere i punti di primo intervento territoriale quando invece vanno potenziati proprio perché sono le uniche vere strutture del territorio in grado di frenare, dati alla mano, il 98% di tutte le acuzie minori impedendo il sovraffollamento dei Pronto Soccorso (che implodono ed esplodono)”.
“Il risultato – conclude – è sotto gli occhi di tutti: lo smantellamento, in quasi tutte le regioni, degli organici medici ed infermieristici, ossia della componente sanitaria in grado di assicurare al paziente in evidente imminente pericolo di vita diagnosi e terapia potenzialmente salvavita”.



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2 Commenti

  1. La Banca d’Italia fu svenduta e privatizzata nel 1992 con la svendita delle banche pubbliche Credito Italiano e Banca Intesa che ne detenevano il 60%.Fino al 1982 se lo stato aveva bisogno di denaro per i servizi alla collettività, sanità compresa, emetteva BOT e la parte non sottoscritta doveva essere acquistata dalla Banca d’Italia che creava il denaro.Il grosso del debito pubblico era in mano alla Banca d’Italia che però era nostra e quindi non era un debito da ripagare mai.E lo stato spendeva piu’ dii quanto prelevava in tasse lasciando il resto nelle tasche degli italiani.Oggi sia la Banca d’Italia che le ex banche pubbliche sono in mano straniera e sono queste elites a decidere dove vanno spesi i soldi e , e guarda caso vengono spesi per arricchire le banche(Montepaschi 4 mld,2.5 miliardi a Morgan Stanley con Monti per derivati non si sà firmati da chi al tesoro, soldi per il fondo salvastati,europa della BCE privata e con commissione non eletta,etc,etc). E ci credo che non ci sono i soldi per il popolo italiano rintontito dai media dei banchieri e dai loro lacchè di politici venduti,pennivendoli e finti opinionisti e esperti

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