Roma, 22 feb – “Stamattina sarà redatto un testo e oggi pomeriggio adotteremo le prime sanzioni” nei confronti della Russia. E’ quanto dichiarato poco fa dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera Ue, Josep Borrell, dicendosi “sicuro del voto unanime” dei Paesi membri. La decisione era nell’aria perché ventilata più volte, eppure finora sia l’Europa che gli Stati Uniti hanno preso tempo, mostrandosi incerti sul tipo di sanzioni da adottare. I più “decisi” sul bastonare Mosca appaiono al solito i britannici, con il premier Johnson che ha parlato di “prima raffica di sanzioni economiche britanniche contro la Russia” che sarà resa nota nella giornata di oggi.

Sanzioni alla Russia, le posizioni dei Paesi

Distinguiamo allora le posizioni, per comprendere il diverso impatto di queste sanzioni: a Washington sia i democratici che i repubblicani vorrebbero subito un’azione “forte”, ma temono strappi europei. A Londra se ne infischiano e tirano dritto, non dovendo “gestire” allo stesso modo la scacchiera. Nell’Ue molte nazioni – Italia e Germania su tutte – sono decisamente più caute perché temono contraccolpi soprattutto in ambito energetico.

L’Italia è cauta

Prova ne è quanto dichiarato da Mario Draghi alcuni giorni fa. “Al momento – ha detto il premier – una valutazione sull’impatto quantitativo delle eventuali sanzioni ancora non c’è ma si sa che certe sanzioni avrebbero più impatto sull’Italia e meno su altri Paesi. E la risposta è abbastanza chiara: tutte le sanzioni che impattano indirettamente su mercato energetico impattano di più sul Paese che importa più gas. E l’Italia ha solo il gas, non ha il nucleare e il carbone ed è più esposta. Si sta anche studiando come l’Italia possa continuare a essere approvvigionata da altre fonti se dovessero venire meno quelle dalla Russia”. Uno studio che si annuncia lungo, perché una soluzione realistica nell’immediato non può esserci. L’Italia in poche parole non può fare a meno adesso del gas naturale russo e come sottolineato dal primo ministro non ha autonomia energetica anche a causa dell’assenza di nucleare.

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Come detto però, anche a Berlino le conseguenze della sanzioni alla Russia sono temute. “Anche se la fornitura di gas non sarà limitata – ha detto il presidente dell’Istituto Ifo per la ricerca economica, Clemens Fuest – ci potrebbe comunque essere uno shock dei prezzi, almeno temporaneamente. Questo in Germania potrebbe interessare in egual misura sia le abitazioni private che le industrie. Al momento prevediamo un’inflazione del 4 per cento al 2022. Se scoppierà la guerra potrebbe essere anche più alta”.

Un drammatico errore

Fuest sottolinea un punto non trascurabile: la Russia potrebbe pure assicurare le forniture di gas, ma si rischia lo stesso un impressionante aumento dei prezzi già alle stelle.
Ne sono coscienti tutti, ma è probabile che alla fine, come quasi sempre accade, tutti i Paesi europei si piegheranno al volere d’oltreoceano e alle spinte d’oltremanica. Un drammatico errore che ricadrà sulle nostre tasche, senza considerare i rischi geopolitici connessi. Difficile pensare, difatti, che Mosca stia semplicemente a guardare.

Eugenio Palazzini

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