Roma, 16 nov – Le Sardine a Marzabotto per una “reunion” come la chiama Repubblica. Noi diremmo, un tentativo disperato per guadagnare una visibilità che, dopo la “missione compiuta” delle elezioni in Emilia Romagna del 2020, si è abbattuta miseramente, forse anche con qualche grassa risata dei vertici del Pd, ormai poco interessati a sfruttare i giovani pesci ribelli.



Sardine e Marzabotto in nome dell’antifascismo

Le Sardine a Marzabotto giocheranno, come ogni buon sinistrato medio, al piccolo antifascista. Anche se si dovrebbe dire “antinazifascista”, vista l’insistenza di una definzione sulla quale campa tutta la sinistra più o meno da sempre ma che ha poche se non nulle radici concrete, storicamente parlando. Comunque, a due anni da Bologna, le Sardine ci sono! Pronti, partenza, via.

Sono le stesse, ripetitive, noiose e famigerate “6000 sardine” ad annunciare di voler festeggiare il “compleanno” a Marzabotto. D’altronde non c’è nula di più popolare del terrificante “antinazifascismo”, per accumulare qualche consenso e per strappare qualche applauso in più. Ci sarà un bel gruppetto, il 19 e 20 novembre. Da Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi, al sindaco di Marzabotto Valentina Cuppi, ovviamente presidente del Pd, per non parlare dei consiglieri comunali di Bologna, tra cui figura Rita Monticelli, professoressa di Patrick Zaki. Insomma, c’è tutto il concentrato del teatrino sinistro, e manca solo che la festa sia griffata col marchio “l’Espresso”.

La “reunion” sarebbe stata “fortemente voluta”, dal comitato del movimento. Giulia Trappoloni, una delle fondatrici, dichiara: “In realtà in questi due anni ci siamo visti spesso, ma sempre per fare, e concedendoci poco tempo per osservare e costruire. Dall’occupazione del Nazareno fino alle recenti candidature, passando per le campagne referendarie su cannabis, eutanasia e taglio dei parlamentari e per le tantissime iniziative locali portate avanti dai gruppi territoriali. Ora che la situazione sanitaria ce lo permette abbiamo finalmente l’opportunità di incontrarci e ragionare insieme”. Marzabotto, luogo della “strage nazifascista” del 1944 è dunque l’ideale per provare a sentirsi utili, dopo essere stati scaricati da tutti, e neanche troppo velatamente.

Dalle piazze, al Pd “tossico” e ai Benetton: un movimento triste

Piazze piene, prima di quelle elezioni. “Bologna non si Lega!” striscionavano e urlavano i bollenti spiriti rivoluzionari delle Sardine.”Movimento spontaneo”, “nessun legame con il Pd” ripetevano a macchinetta in quelle settimane del dicembre 2019. Raggiunto lo scopo, ovvero blindare una sconfitta del centrodestra in Emilia (peraltro abbastanza probabile anche senza questa colossale pagliacciata) le Sardine non servono più a nessuno. Neanche al Pd.

Ed ecco che da “temibili critici ribelli” del “sistema” vigente, i pesciolini si dimostrano collaborativi, mansueti e ben disponibili a dialogare con tanti cattivoni del sistema. A tempo di record, tra l’altro, e a pochi giorni dal voto del 26 gennaio 2020. Si parte infatti con i Benetton, con i quali i ribelli de noartri non solo hanno un incontro, ma permettono – o collaborano – ad un’adeguata documentazione fotografica. Qualcosa di simile è avvenuto con Maurizio Landini che si fa scattare immagini divertenti in compagnia di Mario Draghi, ma sarebbe un paragone ingeneroso (ovviamente per Landini e Draghi).

E poi via delle numerose peripezie di messer Mattia Santori che, nei mesi scorsi precedenti alle campagne elettorali, ci ha mandato letteralmente in visibilio con la sua trasformazione da critico del “Pd tossico” a candidato dello stesso Pd (ma con la faccia tosta di scrivere sulla sua pagina Facebook “indipendente”, grosso modo quanto una trasmissione di La7 non dipenda da Urbano Cairo, ma sono dettagli). Per non parlare della bellissima “occupazione del Nazareno”: quasi un’elemosina politica di un movimento il quale, una volta persa ogni sua utilità, è stato marginalizzato proprio dagli ambienti piddini che se ne sono serviti. Con tanto di antipasto, primo, secondo e dolce.

Stelio Fergola

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