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Roma, 20 feb – Leggendo la replica di Adriano Scianca a Roberto Saviano, ho avuto modo di leggere anche il pezzo di quest’ultimo relativo al numero del Primato Nazionale a lui ‘dedicato’. Mi limiterò a commentare quanto scritto da Saviano su Julius Evola. Saviano afferma di aver letto e apprezzato i “testi mistico-filosofici” di Evola a suo dire “più importanti”, come Teoria e Fenomenologia dell’individuo assoluto e Metafisica del sesso. Inoltre trova Sintesi di dottrina della razza un “libro assai mediocre” e giustifica tale giudizio liquidatorio con un argomento sul quale mi soffermerò a breve.
Innanzitutto non desta sorpresa che di un autore così complesso come Evola e dagli interessi eterogenei e molteplici, si possa apprezzare qualche testo più di un altro, anche se un libro evoliano dal titolo di Teoria e Fenomenologia dell’individuo assoluto semplicemente non esiste, trattandosi in realtà di due testi, l’uno intitolato Teoria dell’individuo assoluto, uscito nel 1927, l’altro Fenomenologia dell’individuo assoluto pubblicato nel 1930. Ma il punto davvero dirimente è un altro. Se Saviano dice di essere un lettore di Evola, ci si aspetterebbe da lui giudizi di gran lunga meno superficiali e scorretti, perché un conto è preferire questo o quel libro di Evola, cosa, mi ripeto, ovvia, ben altro conto è dare giudizi sommari su un autore di cui si vanta la conoscenza (portata, oltretutto, come testimonianza di apertura mentale e di mancanza di pregiudiziali aprioristiche).
E veniamo al punto. Saviano ricorda un argomento evoliano in Sintesi, da lui definito delirante e un’idiozia, riguardante una donna bianca che, anche se ha cessato di avere da anni rapporti sessuali con un uomo di colore, potrebbe, accoppiandosi con un bianco, generare un bambino nero. Detto così, l’argomento sembra effettivamente un’assurdità. Ma se andiamo al contesto ci accorgiamo facilmente che l’esempio riportato da Saviano è definito da Evola “il caso-limite”, cioè si tratta di una eventualità remota, cosa infatti sottolineata dallo stesso Evola con un “se tutto ciò ha una possibilità reale”, che rimanda chiaramente a un che di ipotetico e di condizionale. Insomma, servirsi di un argomento marginalissimo nell’economia di un’opera e per di più presentarlo in modo decontestualizzato e parziale per poter poi esprimere giudizi sprezzanti e denigratori, non è propriamente indice di onestà intellettuale.
Giovanni Damiano
 



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5 Commenti

  1. mi meraviglio che alla realta´dei fatti questo giornale dia ancora spazio ad un povero esaltao, inconcludente copiatore ,dal suo attico di NY, forse potre vedre CENTRAL PARK ma piu´in la´di questo non va, enon va a Napoli perche gli fa´schifo e trova chi non lo caca ne´come uomo ne´come scrittore,un demente ommepupu

  2. uno dei librini piu’ interessanti del grande tetragono italiano e’ 3 aspetti del problema ebraico.forse a saviano gli e’ sfuggito.ma come sarebbe interessante se iniziaste a parare dei libri di M.Scaligero,di Fippani Ronconi ecc. siete in gamba ma non vi voto fino a quando non farete una campagna per la liberazione di Tamini,e un articolo dico 1 su henry ford 1920.

  3. Io sono allibito di come possa, Il Primato Nazionale, dare risalto a questo Saviano, una nullità assurta al rango di grande moralista impostaci dai media. Anche il solo citare questa persona, accostandola ad Evola o ad altri come Schmitt, risulta fuori luogo, anche parlandone come semplice lettore. Non bisogna dare risalto a tali figuri. Semmai discutiamo della sinistra che si appropria da tempo dei grandi pensatori anti-moderni, ma confrontiamoci con studiosi veri, accademici “progressisti” che hanno prodotto pubblicazioni scientifiche, cosa c’entra Saviano?

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