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Roma, 20 feb – Il “grande inciucio” è ormai dietro l’angolo, si sta solo aspettando il 5 marzo per dare il via alle danze. No, non è fantapolitica, è solo la logica conseguenza di una legge elettorale confezionata apposta per arrivare al “pareggione” e accontentare gli europeisti più spinti. Silvio Berlusconi, il deus ex machina insieme a Matteo Renzi di questa operazione-truffa, ha peraltro cercato in tutti i modi di far capire che serve un governo di larghe intese, scatenando l’ira (sincera?) dei suoi alleati del centrodestra. Ha dichiarato inoltre di avere già il nome pronto ma di non volerlo rivelare. Si sta già parlando di Tajani e Draghi, ma queste non sono le uniche opzioni.
Prima di Natale, infatti, Berlusconi aveva esplicitamente affermato che, in caso di un risultato non chiaro alle urne, sarebbe stato disposto a sostenere un Gentiloni bis. Nelle ultime ore sono arrivati due endorsement pesanti in questo senso. Il primo è quello del ministro uscente Beatrice Lorenzin, leader della “petalosa” Civica Popolare, partito nato dalle ceneri del Nuovo Centro Destra di Alfano e oggi schierato nella coalizione di Renzi. La Lorenzin, in un’intervista al Corriere della Sera, ha aperto a un’alleanza tra Fi e il centrosinistra per levarsi di torno Salvini e il M5S: «In questi 5 anni il centrosinistra ha dimostrato di essere la coalizione delle responsabilità, che si è contrapposta al fronte dell’irrazionalità alimentato da Lega e M5S. Per questo siamo fortemente favorevoli a un Gentiloni bis».
Ma la voce più chiara è quella di Emma Bonino, leader di +Europa (e già il nome del partito suona come una minaccia) che, in un’intervista pubblicata oggi sulla Stampa, ha dichiarato: «Penso che dopo tre anni in cui abbiamo rottamato, a parole o nei fatti quasi tutto, l’Italia abbia bisogno di essere rassicurata. E Gentiloni è un premier che potrebbe restare». Questo Gentiloni bis prevedrebbe appunto un accordo con Silvio Berlusconi, ma «senza i populisti, i violenti e il blocco sovranista, da Fratelli d’Italia alla Lega. Ma anche il M5S il cui leader, Di Maio, ha opinioni “geografiche”: cambiano a seconda di dove parla». Ormai le prove generali di “grande inciucio” vengono fatte alla luce del sole e senza infingimenti. E non basterà nessuna grottesca manifestazione anti-tradimento per fermare il nuovo Patto del Nazareno. A questo punto, quindi, non si può più far finta di cadere dal pero.
Elena Sempione



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3 Commenti

  1. ….le fabbriche fanno delocalizzazione perché, si dice, ”il costo del lavoro è toppo alto”…..Informo i ”Bonini” che l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi industrializzati della UE per costo del lavoro ( senza contare che il 50% dello stipendio è rapinato dal fisco, ma questo non si deve dire..) Negli ultimi posti si trovano, essenzialmente, i ”paesi UE del III mondo”…Questa è la realtà.. Hanno fatto entrare, nel mercato europeo, paesi da fame per distruggere il mercato del lavoro e ci sono perfettamente riusciti….
    http://www.affaritaliani.it/static/upl2018/senz/senza-titolo-1150.jpg

  2. Sono riuscito ad orientare tutta la mia famiglia verso Casa Pound, grazie anche al Vs giornale, stupito e poi entusiasta di poter e farle leggere finalmente su carta stampata delle verità o la sua ricerca. Grazie davvero grazie

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