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Roma, 17 gen – Ritorno brevemente sulla questione del tirannicidio, già affrontata in un precedente articolo, pur nella consapevolezza di semplificare oltremisura, per ovvie ragioni di spazio. Ora, nel contesto segnato dall’esplosione delle guerre civili di religione a seguito della Riforma protestante emergono sostanzialmente due schieramenti, uno teso a difendere le prerogative del nascente Stato moderno, l’altro, invece, pronto a contestarle in nome della religione. Per cui, ed è il punto decisivo, la questione del tirannicidio non ha a che fare con lo scontro tra cattolici e protestanti ma, detto in estrema sintesi, rimanda al dissidio tra religione e politica. Da un lato c’è chi vuole piegare la politica alle superiori leggi di Dio, dall’altro c’è chi si batte, ovviamente con sfumature e posizioni diversificate, per l’autonomia del politico, per dirla con Schmitt.
Un’occhiata, seppur brevissima, ai testi lo conferma. L’opera di uno dei primi e più importanti teorici della sovranità (alludo ai Sei libri dello Stato di Jean Bodin risalenti al 1576, cioè nel pieno delle guerre di religione in Francia) contiene, nel capitolo quinto del secondo libro, un’analisi importantissima del tirannicidio. Si confrontino tali passi in particolare con la seconda e la terza questione del testo del 1579 di matrice ugonotta, Vindiciae contra tyrannos, riguardanti il diritto di resistenza e soprattutto la legittimità del tirannicidio, per comprendere l’abissale differenza che correva tra chi era interessato a salvaguardare l’unità e l’integrità dello Stato e chi invece era mosso da esigenze innanzitutto di carattere religioso. Ecco perché l’anonimo autore delle Vindiciae, che non per nulla si firmava Stephanus Junius Brutus, stava dalla stessa parte della ‘barricata’ del gesuita Juan de Molina, di cui mi sono già occupato.
Ed ecco perché un autorevole esponente della Lega cattolica, ossia Jean Boucher, poteva scrivere nel 1589 il De iusta Henrici III abdicatione e Francorum regno libri quatuor, dove la liceità del tirannicidio veniva sostenuta a tal punto che si è potuto affermare, a ragione, che “Boucher non ha trovato di meglio che copiare le Vindiciae contra tyrannos adattandole ai bisogni della causa cattolica”. Non a caso, questa non certo segreta concordanza tra cattolici e protestanti, uniti contro lo Stato moderno, era già stata svelata all’epoca, in un testo che sin dal titolo accomunava appunto un cattolico come Jean Boucher, un protestante come Georges Buchanan e l’anonimo ugonotto estensore delle Vindiciae nella medesima categoria dei “monarcomachi”, cioè dei nemici dichiarati dei monarchi. Alludo alla celebre opera di William Barclay, De regno et regali protestate adversus Buchananum, Brutum, Boucherium et reliquos monarchomacos libri VI, uscita nel 1600.
Giovanni Damiano



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