Roma, 21 dic – La scuola riassapora la dad, come riporta l’Agi. Ovviamente, in tempo di omicron. Sembra un copione che si ripete nonostante dati, vaccini e quant’altro su cui non facciamo che raccontare e informare ogni giorno. Senza che basti.

Scuola, gli studenti in dad

Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) parla così alla trasmissione L’italia s’è desta, su Radio Cusano Campus: “È chiaro che la situazione in generale stia peggiorando, lo dicono i dati nazionali. Non dispongo di dati ufficiali sulle scuole, siamo rimasti a quello delle 10mila classi in dad su 400mila, ma credo che negli ultimi giorni il numero sia aumentato”. E le domande, ripetitive, quasi ridondanti, si concentrano sul solito quesito: perché? Lo stesso Giannelli ammette che la situazione sia molto diversa dal 2020. Ma nonostante questo, sembra un destino quasi segnato: “Bisogna dire che siamo ancora lontani dai numeri dell’anno scorso. La speranza è che si riesca a fermare questa nuova variante. La scuola finora sta facendo il suo dovere rispetto a tanti altri settori”.

Green pass per studenti: “Grosse difficoltà”

Andando avanti, la situazione non migliora. Si discute del possibile obbligo di Green pass per gli studenti. In quella sede Giannelli definisce “corretta” la posizione del ministro Speranza che ha dichiarato di volerci pensare. Forse un barlume di speranza e di ludicità viene con l’ultima dichiarazione: “Io vedo delle grosse difficoltà. Il problema è la tempistica. Se noi diciamo da un giorno all’altro che diversi milioni di bambini-ragazzi devono vaccinarsi, in quanto tempo devono ottenere il Green pass? Se dobbiamo fare i tamponi a tutti non abbiamo le strutture necessarie per farli. Se non si fa prima una stima realistica della capacità di smaltimento di queste misure e verifiche, si rischia di fare un buco nell’acqua. Se si dice che serve il Green pass e i ragazzi non fanno in tempo, che succede? Non vengono a scuola? Tutto ciò va coniugato con il tema del diritto allo studio. Non possiamo rischiare che milioni di ragazzi tornino in dad”. Beh, meno male che almeno l’auspicio finale sia di approccio differente.

Alberto Celletti

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