Roma, 21 dic — Dopo tante — blasfeme ed evitabilissime — rappresentazioni della natività in salsa pro-vaccinazioni e pro-green pass (tra Gesù bambini con la mascherina, Madonne all’hub vaccinale e Re Magi con il passaporto verde) spunta anche il presepe, decisamente polemico (a parere di chi vi scrive, parimenti evitabile) critico verso la gestione della pandemia operata dal governo Draghi. In un senso o nell’altro, insomma, gli italiani non riescono a fare a meno di strumentalizzare la natività per parlare di Covid.

Il presepe no green pass di Passirano

Siamo a Passirano, paese in provincia di Brescia, dove qualcuno ha allestito un presepe dichiaratamente no green pass in una chiesetta privata, quella di Sant’Anna. All’ingresso un vistoso cartello accoglie i visitatori: «Per entrare qui non serve l’infame tessera verde». In nessuna chiesa serve, per fortuna. Adagiata nell’abside vi è la scena della natività. Ma il gregge di pecore, tradizionalmente rivolto verso la mangiatoia in cui nascerà il Salvatore, in questo caso guarda da tutt’altra parte: ovvero, verso una foto del presidente del Consiglio Mario Draghi e di altri politici appese su quella che sembrerebbe un televisore. Al posto del pastore, accanto al gregge fa bella figura un telecomando. L’allegoria è chiara: il popolo pecorone si è fatto incantare da Draghi e dalla narrazione mainstream sulla pandemia in corso.

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Il presepe, come prevedibile, ha suscitato un vespaio di polemiche. A cominciare dal  sindaco, Francesco Pasini Inverardi, che ha condannato il gesto a mezzo stampa, aprendo però a un dialogo con l’ideatore per evitare inutili attriti. A Passirano la bocciatura sembra essere unanime, ma chi ha realizzato il presepe non ha fatto dietrofront: anche ieri, fa sapere il Giornale di Brescia, il piccolo edificio sacro «era aperto e così resterà».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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