Roma, 19 ott – Sta facendo molto discutere M: il figlio del secolo, il romanzo di Antonio Scurati (edito da Bompiani) dedicato a Benito Mussolini. Si tratta del primo volume di una trilogia che ha l’ambizione di raccontare il fascismo attraverso la figura del suo capo (ne è stata annunciata anche una trasposizione televisiva). Ma c’è di più. Scurati infatti, docente di Letterature contemporanee alla Iulm di Milano, con quest’opera ha voluto lanciare la sua sfida ben poco letteraria e molto politica: «L’antifascismo non regge più ai tempi nuovi […] va ripensato su nuove basi. Raccontare il fascismo, per la prima volta in un romanzo attraverso i fascisti e senza pregiudiziali ideologiche, è il mio contributo alla rifondazione dell’antifascismo».

Ebbene, se queste sono le premesse, sarebbe lecito attendersi di meglio. Glielo ha fatto notare Galli della Loggia sul Corriere della Sera, che ha raccolto una gustosa antologia di errori, anacronismi e vere e proprie storture storiche che compromettono pesantemente il giudizio sull’opera. Dalla data di Caporetto a Carducci scambiato per Pascoli, dai 6 milioni di italiani morti nella Grande Guerra (furono 600mila) fino agli «elettricisti» che avrebbero lavorato nel 1846 alla Scala di Milano, e tanti altri: «Non si tratta di errori qualunque – scrive Galli della Loggia – sommati significano in pratica non essere in grado di orientarsi nella storia culturale italiana della prima metà del Novecento. Non possedere alcuni punti di riferimento essenziali». Per l’editorialista del Corsera, insomma, Scurati, se fosse uno studente, dovrebbe essere solennemente bocciato.

E la replica dello scrittore è proprio quella di uno studente bocciato che accampa scuse al professore: «Cominciamo dagli errori. Ci sono e l’onestà intellettuale m’impone di riconoscerli. La data di Caporetto è slittata dall’ottobre a novembre per un refuso con la medesima data di un altro anno menzionata poche righe più sotto. Il cortocircuito tra Pascoli e Carducci è accaduto. Mea culpa. La lettera sulla fiducia al governo Mussolini è autentica, e molto significativa, ma a causa di una svista viene attribuita a Francesco De Sanctis quando, evidentemente, fu scritta dal suo quasi omonimo Gaetano De Sanctis». Alla ricerca disperata di un 18 strappato con le unghie e coi denti, Scurati tenta anche la carta della licenza letteraria: «Ma M è un romanzo, gioca un diverso gioco linguistico, riesce o fallisce mirando a un diverso obiettivo, quello di integrare, di completare, magari, il lavoro analitico della ricerca storica con la forza sintetica della narrazione».

Questa supercazzola avrebbe senso qualora l’autore avesse chiarito sin dall’inizio che il suo è un romanzo di fantasia. Il problema è che Scurati ha invece annunciato in pompa magna che «mi sono assegnato un criterio rigidissimo, nessun personaggio, accadimento, discorso o frasi narrati nel libro sono liberamente inventati». Se questi sono i risultati, caro Scurati, lo stai facendo malissimo. Eppure, la critica non ha fatto altro che sperticarsi in elogi e peana come se ci trovassimo di fronte a un capolavoro assoluto. Fino alla stroncatura di Galla della Loggia. Ma almeno una nota positiva c’è: con il suo fare dilettantistico e cialtronesco, Scurati non fa altro che ridicolizzare ulteriormente l’antifascismo che lui pretende di «rifondare». E questo, caro Scurati, lo stai facendo benissimo.

Valerio Benedetti

3 Commenti

  1. L’onestà intellettuale è sconosciuta ai satrapi dell’antifascismo. Ma non sottovalutiamo la loro stupidità. Per ogni antilibro che scrivono, va scritto un libro, sostenuto uno scrittore, letta un’opera antagonista, acquistata una copia nuova od in piu’ del contropensiero. È una guerra lunga e vince sempre chi più crede, chi più a lungo sa patire. Fondamentamente, basta durare un minuto più di loro. V’arrendereste mai per un minuto in più?

  2. Madonna… è pieno d’errori (4 cazzate su 800 pagine). La parte in cui costringe il Paese sotto il morso della dittatura, affama ampie fasce di popolazione con l’autarchia e spinge gli Italiani nel baratro di una catasfrofe bellica… quelli ci sono però, no?

  3. In quart’ultima riga, firma esclusa, hai scritto Galla della Loggia al posto di Galli della Loggia.
    Da cui deriva che il tuo articolo non è valido, è da cestinare e tu devi assolutamente cambiare mestiere.
    Tutte queste parole, tu e Galla (come lo chiami tu), e poi ti fai scappare l’errore. Cavolo, ma editing non si usa proprio più, in Italia.
    Anche a Galli della Loggia secondo me, se andiamo a cercare, troviamo. E poi però a casa per sempre, o no?
    Chiaro, gli errori spiacciono, vorrei una copia del libro con gli errori risolti, specialmente quelli riconosciuti ma sulla mia copia li correggerò io a mano con la matita seguendo le indicazioni di Galli della Loggia, che ringrazio.
    Ma una volta risolti, il libro lo tengo e lo promuovo.
    Bocciatori invidiosi!

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