Roma, 19 ott – L’idea di Alessandra Mussolini di denunciare chiunque venga pizzicato sulla rete a parlar male del nonno, diciamolo chiaramente, è una boutade senza capo né coda. Ognuno è ovviamente libero di decidere in autonomia come tutelare il buon nome di famiglia, ma bisognerebbe anche rassegnarsi all’idea che alcune famiglie e alcuni cognomi non sono come tutti gli altri. Benito Mussolini non appartiene alla sua famiglia, appartiene all’Italia. Come padre della patria, secondo alcuni, come malfattore che l’ha tenuta in ostaggio per vent’anni, secondo altri. Ma egli fa comunque parte della storia della nazione ed è in questa dimensione che va inquadrato. La cosa non ha del resto alcuna base giuridica plausibile.

L’idea di vincolare il giudizio storico sul duce alla tutela del buon nome di famiglia dei Mussolini è assurda e non verrebbe recepita da nessun giudice sano di mente. Se invece l’intenzione è quella di lasciare in pace il lavoro degli storici e dei commentatori, per concentrarsi sugli spiritosoni social che riciclano a getto continuo le divertentissime gag su piazzale Loreto, l’iniziativa appare comunque sbilenca. Del resto le denunce contro il sarcasmo non funzionano mai, sia pure contro un sarcasmo vomitevole come quello in oggetto. Ma, a ben vedere, il vero motivo per cui l’iniziativa della Mussolini è sbagliata è un altro. L’idea che l’ultima parola su come Benito Mussolini debba passare alla storia debbano avercela i giudici in servizio nello Stato edificato sulla sua sconfitta è in sé risibile. Oltre a rappresentare un boomerang – in questo modo si sancirà nelle aule di tribunale che il capo del fascismo fu un criminale, perché è questo l’unico esito possibile, realisticamente parlando – essa rappresenta un discutibilissimo tentativo di defascistizzare il fascismo, cercando l’apprezzamento del suo nemico, cercando la diluizione nel senso comune odierno, facendo del suo fondatore un buon padre di famiglia.

Che il fascismo venga studiato con maggiore oggettività dagli storici e abbia lasciato un buon ricordo in milioni di italiani è cosa che ovviamente va salutata con soddisfazione. Ma ci sarebbe qualcosa di strano se esso non facesse problema, in questa società. Malgrado ogni revisionismo, il fascismo rappresenta ancora il “totalmente altro” del mondo contemporaneo. È per questo che esso, debitamente attualizzato, sa ancora essere portatore di una carica rivoluzionaria. Ma ciò che è rivoluzionario non pretende di suscitare simpatie nel suo nemico. Non si sta facendo un elogio acritico dell’illegalismo, sia ben chiaro: è giusto lottare per imporre la verità storica con le armi della critica. Ma cercare (senza alcuna speranza di successo, peraltro) di imporre un unanime consenso sul fascismo, no, quello è impossibile. E non è neanche giusto, per nessuno.

Giorgio Nigra

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4 Commenti

  1. Mussolini e’ colui che ha detto molti nemici molto onore…al posto della signora nipote avrei preso più in considerazioni le sue parole piuttosto che quelle di gente che l’onore non sa nemmeno cosa sia

  2. Il Duce rappresenta l’unico gigante in un mondo di nani malvagi,di cozze e vermi,di opportunisti e sparaballe…………una figura immensa,un condottiero,una luce in tanto buio……….un patriota , un camerata , un mito per molti,un incubo per le mediocri istituzioni che ci ammorbano,un essere superiore rispetto al grigiore politico che ci inquina e ci rende schiavi e succubi rispetto all’europa ignobile ed alla sinistra nauseabonda……….di fronte a tanta melma,codardia e vigliaccheria il Duce resta la vera ed unica stella polare in mezzo agli gnomi bastardi che quotidianamente fuoriescono dalla loro miope latrina morale………il Duce si ama senza se e senza ma. Il resto è melma insignificante.

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