Roma, 13 giu – È una dura legge del contrappasso quella che ha colpito il palazzo di via delle Botteghe Oscure a Roma che ospitava la storica sede del Partito Comunista Italiano. Quella che una volta era la direzione nazionale del Pci diventerà un hotel di lusso. Ma tanto si sa, il proletariato si è venduto per un piatto di lenticchie.

Da Gramsci al turismo di lusso

Il palazzo di Botteghe Oscure con il suo mattone ovviamente rossissimo è simbolo di una stagione politica che ormai non c’è più. Un tempo che sembra lontanissimo, fatto di ideali e passioni. Chissà cosa penserà il turista di turno, almeno uno di quei pochi che se lo potrà permettere, quando si ritroverà di fronte lo sguardo torvo e severo del busto di Antonio Gramsci.

Ad annunciare la trasformazione dell’edificio in un albergo a cinque stelle è stato Giampaolo Angelucci, presidente della Finanziaria Tosinvest, la quale è proprietaria dello stabile. I lavori di restauro e riqualificazione saranno compiuti dalla società locataria, una joint venture partecipata da AG Group e Gruppo Rossfin, che è anche stata supportata dell’Advisor Colliers, una compagnia di standing internazionale.

Hotel cinque stelle ma con rispetto del patrimonio storico

Il palazzo di Botteghe Oscure diventerà così un hotel di lusso con 70 camere, terrazza e ristorante. Quest’ultimo gestito sotto il marchio di una delle più note multinazionali attive nel settore hotel e resort di lusso. A detta degli investitori verranno rispettati i canoni architettonici della facciata e molto del suo patrimonio storico e artistico verrà salvaguardato. È il caso del già citato busto di Gramsci incastonato nel marmo di una parete, ma anche l’androne disegnato da Giò Pomodoro con la stella d’oro a cinque punte incassata nel pavimento, o la bandiera della Comune di Parigi esposta in una teca.

La brutta fine della sinistra italiana

Una trasformazione da fortezza del proletariato a paradiso per ricconi che potrà forse sorprendere qualcuno. In fondo non è altro che lo specchio dello stadio terminale della sinistra italiana. Già possiamo immaginarceli gli avventori che con la boria dei radical chic passeggiano tra i resti ormai innocui di quello che fu il comunismo italiano, parlando come il Bertinotti di Guzzanti della salvaguardia di “alcune felci che vanno difese da questo capitalismo selvaggio e sfrenato”.

Michele Iozzino

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