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Roma, 28 lug – L’uomo occidentale è sempre meno fertile. L’allarme, già lanciato da tempo nel corso dei congressi europei dell’Eshre, la società europea di embriologia e riproduzione umana, è stato confermato dallo studio di un team di scienziati guidati dall’Università di Gerusalemme. Negli ultimi quaranta anni, secondo i ricercatori, il numero di spermatozoi negli uomini occidentali è diminuito quasi del 60%. Gli scienziati hanno effettuato una meta-analisi, ovvero una revisione dei dati provenienti da diversi studi condotti negli ultimi quaranta anni. I risultati sono stati pubblicati sull’importante rivista scientifica Human Reproduction Update. I ricercatori hanno preso in esame 185 paper scientifici dal 1973 al 2011 e i dati riguardo i maschi che abitano in aree occidentali ricche: Europa, America del Nord, Australia e Nuova Zelanda. La concentrazione media degli spermatozoi, secondo lo studio, all’inizio degli anni settanta era pari a 99 milioni per millilitro, mentre nel 2011 è risultata dimezzata, pari mediamente a 47 milioni per millilitro.

Ma quali sono le cause di questo declino di spermatozoi in Occidente? Secondo Shanna H Swan, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai (New York), da anni “il numero di spermatozoi in diminuzione solleva preoccupazioni ma questo studio definitivo mostra per la prima volta che il declino è forte e continuo.”  Anche perché “il fatto che si osservi nei Paesi occidentali – spiega la ricercatrice – suggerisce che le sostanze chimiche in commercio svolgono un ruolo causale in questa tendenza”. Altre ricerche associano il calo degli spermatozoi allo stile di vita occidentale, tra cui l’esposizione prenatale ad agenti chimici e ai pesticidi da adulti che agiscono sul sistema ormonale. Oltre al fumo, lo stress e l’obesità.

E in Italia come siamo messi? Secondo Andrea Salonia, urologo, andrologo e direttore dell’Urological Research Institute dell’ Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, la situazione non è affatto rosea: “In Italia sette uomini su cento sono infertili, il rischio che la popolazione non riesca più a riprodursi è realistico”.

Alessandro Della Guglia

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