Roma, 25 lug – La sinistra e i suoi partiti “separati per finta” sono un grande classico della politica italiana. Vedremo se questo schema si riproporrà, ovviamente, visto che nessuno prevede il futuro e la politica, di per sé, è cosa strana ed arzigogolata, specialmente nel nostro povero Paese.

Pd e M5S separati per finta? Ecco cosa potrebbe accadere

I numeri suggerirebbero che sì, i due partiti siano “separati per finta”. Il Movimento – o ciò che ne resta – attualmente ha ancora un consenso intorno al 10%, secondo gli ultimi sondaggi. La coalizione del Pd, inclusi i mai domi “partiti satellite”, potrebbe stare al di sotto del 30. E si manterebbe al di sotto del 30 perfino se – al massimo della estensione – si includessero nell’alleanza i partiti centristi, ovvero Italia viva ed Azione. Circostanza, dalle dichiarazioni ufficiali, attualmente impossibile nel primo caso e in dubbio per quel che concerne il secondo.

Al tempo stesso, gli elettorati piddini e grillini si guardano con reciroco sospetto, e quindi un’alleanza “ufficiale” potrebbe far perdere voti all’uno, all’altro o a entrambi. E allora come si fa? A naso, c’è il jolly. La carta vincente dell’ultima ora. Racchiusa nelle parole magiche “appoggio esterno” all’eventuale esecutivo a guida Pd. Un gioco delle tre carte possibile con questo sistema elettorale, ibrido proporzionale-maggioritario e senza premi di maggioranza. Molto meno possibile con un sistema maggioritario e premi di maggioranza simili a quelli del passato.

Allora, ecco come il jolly diventa possibile. E per rendere tutto più divertente, immedesimiamoci. Noi piddini e grillini corriamo divisi, magari ce ne diciamo pure di tutti i colori (per tenere a bada i rispettivi elettori), se per caso si dovessero raggiungere risultati utili a formare maggioranze “contro le destre”, non ci alleiamo, manteniamo un profilo ufficialmente coerente e la formazione con meno voti (il Movimento, appunto), non entra nel governo, appoggiandolo solo dall’esterno. Magari per provare a tenere “fessi e contenti” i sempre minori elettori grillini sulla scena. E giocando pure a fare un po’ la solita finta opposizione.

Certamente, sono plausibili altre variabili: il consenso del Movimento potrebbe crollare ancora, anche da qui a due mesi. E allora, in casa del Nazareno, non ci sarebbe alcun problema a mantenersi coerenti anche da un punto di vista pragmatico. Messa così, sembra quasi una situazione da “win win”. Vedremo cosa accadrà.

Quanti altri “finti” oppositori?

La questione si fa un po’ più complessa se si guarda ai partiti di centro. Nella fattispecie, Italia viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda. Il primo ha appena dichiarato “solennemente” di voler correre da solo, tra l’altro scaricato dallo stesso Letta, il secondo si è dichiarato disponibile ad aggiungersi all’allegra brigata del Nazareno ma con condizioni ben precise sui programmi, il che pare un atteggiamento opposto al “no ai veti” affermato dal segretario del Pd. Ma successivamente al voto può succedere di tutto: anche che, avendone la possibilità, spuntino nuovi alleati come funghi. Il che sarebbe nel pieno rispetto della tradizionale “scuola Pd”. Quella che governa l’Italia senza mai avere la maggioranza (o peggio ancora senza vincere le elezioni).

Stelio Fergola

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