Roma, 29 nov – Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, forte dell’inciucio Pd-M5S, è in una botte di ferro. La mozione di sfiducia del centrodestra, che verrà calendarizzata oggi pomeriggio (probabile data 12 dicembre), non dovrebbe preoccupare più di tanto l’esponente del Pd.
In queste ore si era parlato della possibilità da parte del centrodestra di ottenere i numeri per far cadere il governatore laziale. Anche perché ai firmatari della mozione si erano aggiunti i due consiglieri del gruppo misto, Enrico Cavallari (ex Lega) e Pino Cangemi (ex Forza Italia).
Poi stamattina Cavallari fa dietrofront: “Non voterò la sfiducia a Zingaretti perché, se realmente si vuole avviare un cammino verso il centrodestra unito, l’unico atto politico credibile è sfiduciare intanto il governo nazionale”.
Voci di corridoio poi riportano di trattative serrate tra il governatore e gli esponenti del M5S.
Dal canto suo, la capogruppo pentastellata Roberta Lombardi è stata chiara: in aula il suo gruppo voterà la sfiducia.
Ma non è detto che l’ordine di scuderia sarà eseguito da tutti: i 5 Stelle di certo non brillano per compattezza.
Certo, esiste l’incognita “franchi tiratori“: nel Pd (non solo quello romano/laziale) esistono fronde contrapposte, e la candidatura di Zingaretti alla segreteria del partito non piace ai renziani, tanto per fare un esempio.
Il disegno è semplice quanto ambizioso: se malauguratamente il governatore dovesse cadere, la sua candidatura alla segreteria del Pd sarebbe inevitabilmente compromessa. Chi vorrebbe un segretario appena sfiduciato in Regione?
Il dato politico attuale resta quello dell’inciucio con i 5 Stelle, che finora ha tenuto in sella Zingaretti.
Il giorno della mozione di sfiducia scopriremo quanti pentastellati saranno disposti a far cadere il governatore (e quindi a favorire Matteo Salvini, che freme per piazzare un leghista alla Regione Lazio), al di là delle dichiarazioni della Lombardi.
Comunque, considerato che esistono varie possibilità per colpire Zingaretti, tra cui abbassare il quorum, a tutt’oggi nessuno si sbilancia. Certo è che con 26 voti contro, si torna alle urne, probabilmente a primavera.
Adolfo Spezzaferro

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