Roma, 20 lug – La protesta dei tassisti contro Uber ha fatto rumore. Tanto. Ma spinge anche a una riflessione obbligatoria sulla questione.

In difesa dei tassisti contro qualsiasi Uber o multinazionale

Concorrenze non richieste, in nome di non si capisce bene quale modello superiore globalizzato. L’Italia non viveva certamente male senza, prima ancora che questo gli venisse imposto. Poi, l’ìmpoverimento, si è diffuso a macchia d’olio. E si diffonde sempre di più. Mangiandosi tutto, classe media in primis. Nella voracità della globalizzazione sono finiti in tanti, diminuendo la propria ricchezza e – di conseguenza – facendo girare ancora meno un’economia sempre più martoriata. Il tutto mentre i poveri aumentano e, spesso, diventano ancora più poveri. Diminuendo le possibilità di lavoro anche a loro.

In difesa di chiunque produca reddito e faccia girare l’economia

Chi scrive, evidentemente, non fa il tassista. E personalmente non gli entra in tasca nulla se i tassisti guadagnano dieci, cento, o mille. Quanto meno, non direttamente. Alla lontana, però, le tasche del sottoscritto, come di chiunque altro, rischiano di svuotarsi ancora. Perché il minor denaro che gira, lo fa anche in ragione dell’impoverimento che si estende come un tumore maligno tra gli organi dell’intera società. I tassisti, tutto sommato – e al di là delle esasperazioni, visto che non si può nemmeno troppo generalizzare, tra acquisti di licenze che durano anni e altre questioni – sono una categoria prospera, considerando lo sfacelo medio del tessuto lavorativo italiano. I tassisti sono lavoratori e consumatori, esattamente come tutti gli altri. Richiamare ai loro veri o presunti privilegi e addirittura augurarsi una concorrenza che viste le condizioni potrebbe portarli a ridimensionarsi economicamente in modo drammatico, beh, non è molto saggio. La funzione sociale del reddito, soprattutto per chi certamente non è un supermiliardario, è troppo importante per essere sacrificata nel tritacarne delle beghe tra gruppi. E interessa tutti noi, non solo i tassisti.

Perché chi è prospero va difeso. Chi è in difficoltà va aiutato e fatto prosperare. La soluzione non è impoverire tutti, ma spingere al miglioramento di chi è sulla fascia più bassa della scala socioeconomica. Un miglioramento che può avvenire anche grazie al contributo di consumatori che provengono dal mondo dei taxi. Viva i tassisti, viva i lavoratori, viva l’economia che gira. Ne abbiamo un bisogno disperato. Altro che invidie stupide, insignifcanti e dannose per gli stessi geni che le sviluppano. Viva i lavoratori di qualsiasi categoria, affinché prosperino e crescano, e non vengano travolti dalla depressione che, come in un drammatico effetto domino, trascina tutti prima o poi dentro di sé.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. Certo, se solo emettessero FATTURE per i viaggi, se solo dichiarassero il vero reddito invece di uno irrisorio. Categoria prospera, per forza! Quale lavoratore può permettersi di dichiarare ciò che vuole senza alcuna verifica???? Si informi su altri paesi dove esistono tante società simili a Uber che lavorano contemporaneamente ai tassisti. Faccia un tragitto con Uber invece di utilizzare un taxi e sperimenterà l’efficienza e la cortesia (che deriva anche dal giudizio che rilascerà in app a fine corsa) con un prezzo trasparente e tracciato grazie al pagamento SOLO elettronico in app; cosa che non permette all’autista di dichiarare ciò che vuole al fisco. Solo dopo riprovi a scrivere l’articolo. Distinti saluti. P.S.: pur essendo un assiduo lettore del sito, so già che non pubblicherete questo mio commento ma sarei comunque soddisfatto se almeno lo leggesse lei.

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