Damasco, 16 lug – Gli archeologi siriani hanno iniziato il restauro dei manufatti danneggiati dalla furia iconoclasta dell’Isis che ha colpito l’antica città di Palmira quando era sotto il controllo del gruppo jihadista. Si tratta di un gruppo di otto esperti, che sta tentando di ricostruire statue e sculture recuperate dal sito archeologico di Palmira, patrimonio dell’Unesco, tramite le consulenze e il supporto di specialisti del museo Pushkin di Mosca. Il governo siriano perse Palmira, uno dei più spettacolari siti archeologici del Medio Oriente, quando fu invasa dall’Isis, che distrusse a colpi di mazze ed esplosivo anche il tempio di Baalshamin, risalente al II secolo a.C., e i famosi leoni di pietra calcarea che custodivano il tempio di Al-lāt. L’Esercito Arabo Siriano l’ha riconquistata nel marzo 2016, con l’aiuto delle forze alleate della Russia, perdendola nuovamente per un beve periodo qualche mese più tardi, prima di riconquistarla definitivamente nel marzo 2017.
A seguito della devastazione del sito, l’Unesco aveva mandato in loco alcuni esperti per quantizzare i notevoli danni che il museo della città aveva subito: statue e sarcofagi, troppo grandi per essere trasferiti in un luogo sicuro al fine della loro custodia, erano stati distrutti e deturpati, la maggior parte dei busti erano stati decapitati e giacevano a terra in rovina. Maamoun Abdulkarim, ex capo dipartimento antichità, nel 2016, aveva dichiarato che i membri della sua squadra erano riusciti a mettere in sicurezza solo alcune parti del sito di Palmira mentre i militanti dell’Isis si apprestavano a conquistare l’area. Dal momento della riconquista governativa, gli archeologi russi hanno realizzato modelli in 3D del tempio di Baalshamin da cui gli scienziati siriani stanno ripartendo per lavorare all’opera di restauro che è attualmente in corso nei laboratori museali di Damasco.
“Il lavoro è molto complicato, i terroristi hanno rotto le sculture in molti pezzi”, ha detto Maher al-Jubari, direttore del laboratorio dei musei nazionali in Siria. “Abbiamo raccolto tutto in alcune scatole e catalogato le parti. Il mio team sta lavorando per incollarle insieme con una soluzione speciale”. La violenza fondamentalista a Palmira ha distrutto una parte del patrimonio culturale dell’umanità e l’avvio di questa operazione di restauro ben collima con gli intenti di Bashar Assad, il quale ha recentemente dichiarato che una delle sue più grandi priorità è la ricostruzione della nazione siriana. Tuttavia, i funzionari occidentali insistono nell’affermare che i loro paesi non forniranno fondi per la ricostruzione al governo di Damasco senza una transizione politica che escluda la permanenza di Assad come legittimo presidente della Siria. Palmira, “la perla del deserto”, continua però a rappresentare una luce di rinascita in grado di adombrare la barbarie iconoclasta dei fondamentalisti islamici e l’indifferenza politicizzata dell’occidente .
Ada Oppedisano

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